Beatrice Venezi, Giorgia Meloni smentisce il retroscena del Corriere: «Mai dato un via libera»

«È privo di ogni fondamento quanto riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera sulla decisione del Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le future collaborazioni con il Maestro Venezi: il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun ‘via libera’, come invece sostenuto». È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.
Il retroscena del Corriere
«Ormai è indifendibile». Secondo il retroscena pubblicato sul Corriere della Sera sarebbe stata Giorgia Meloni in persona a dare il via libera definitivo alla cacciata di Beatrice Venezi dal teatro La Fenice. La premier l’aveva sempre difesa anche nell’imbarazzo crescente. Ma dopo la sconfitta nel referendum avrebbencambiato linea: «Non difendo più nessuno, non metto più la mia faccia come scudo degli errori degli altri: chi sbaglia paga, con onestà e rigore». Il riferimento, chiaro, è a Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bortolozzi. E ha deciso che il governo si muove «a tutela dell’istituzione» e a scapito di «continue rivendicazioni eccessive e inutili».
Meloni e Venezi
E così l’addio di Venezi al teatro arriva alla fine di una serie di messaggi e telefonate. Protagonisti: Alessandro Giuli, Raffaele Speranzon (coordinatore di FdI in Veneto, nella città lagunare, tra l’altro, fra poco si vota), il capo dell’organizzazione di Via della Scrofa Giovanni Donzelli e il sovrintendente della Fenice Nicola Colabianchi. Poi la nota delle 16.49 seguita da quella di Giuli. Una scelta «autonoma e indipendente» del sovrintendente ha una copertura che più politica non si può: «Completa fiducia». E così anche se Venezi ha diretto concerti persino durante le conferenze di FdI oltre che ad Atreju viene salutata. L’intervista a La Naciòn è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso.
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Venezi e Buttafuco
E persino Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera che premiò Venezi ad Atreju, si dice «dispiaciuto» per l’epilogo e continua a sostenere che «il direttore ha un ottimo curriculum ma comprendo la scelta dolorosa del sovrintendente che deve garantire un clima sereno alla Fenice ormai compromesso, come ha sottolineato giustamente il ministro Giuli». Anche se rimane aperto il problema Biennale. Dove Pietrangelo Buttafuoco ha invitato i russi e ha fatto arrabbiare l’esecutivo.

