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«Dagli una coltellata, che diventa virale», la baby gang che si spacciava per i Nas. Le manette e le minacce: così terrorizzavano le vittime – Il video

29 Aprile 2026 - 14:37 Giovanni Ruggiero
Sono cinque i ragazzi femati dalla procura di Palmi. Hanno tra i 20 e i 222 anni e sono accusati di sequestro di persona e atti persecutori

«Se gli dai una coltellata questo video diventa virale», dice uno degli indagati della baby gang attiva a Melicucco, nel Reggino. Pestaggi, vessazioni e atti degradanti venivano ripresi, montati e fatti circolare tra risate e incitamenti, fino a trasformarsi in uno strumento di affermazione interna al gruppo. In una delle clip i ragazzi si accaniscono con crudeltà anche su un animale, mentre nelle chat esibiscono fucili e pistole, con espressioni riconducibili a logiche di controllo del territorio.

Operazione “Marijoa”: cinque giovani fermati nel Reggino

Il blitz dei carabinieri è scattato nella mattina di mercoledì 29 aprile, al termine dell’operazione Marijoa coordinata dalla Procura di Palmi con il procuratore Emanuele Crescenti e il sostituto Letterio De Domenico. Il Gip ha firmato una misura cautelare nei confronti di cinque ragazzi di età compresa tra i 20 e i 22 anni: per tre è scattato l’arresto ai domiciliari, gli altri due dovranno presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. I pm contestano associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi, comprese bottiglie incendiarie, oltre all’uccisione di animali.

Il finto blitz del Nas e le tre vittime fragili

Tra gli episodi contestati spicca un finto controllo dei Nas: gli indagati si sarebbero presentati a casa di una delle vittime spacciandosi per militari, l’avrebbero ammanettata al letto e poi picchiata, puntandole una pistola alla tempia mentre l’uomo supplicava di essere lasciato in pace. Le vittime accertate sono tre, come precisato da Crescenti: una persona disabile e altre due con gravi problemi psichici e di dipendenza dall’alcol. Per molto tempo erano rimaste in silenzio, paralizzate dalla vergogna e dal timore di ritorsioni, modificando le proprie abitudini fino all’isolamento. Sul coinvolgimento di altri soggetti gli inquirenti stanno ancora lavorando.

Il procuratore Crescenti: «Atmosfera quasi da Gomorra, in paese lo sapevano tutti»

A colpire la procura è soprattutto la natura delle aggressioni, slegate da qualunque tornaconto economico. Crescenti ha parlato di «un’atmosfera quasi da fiction, da Gomorra» e di «una violenza apparentemente gratuita che serve a segnare il territorio, volersi imporre utilizzando la forza». Il procuratore ha sottolineato che gli arrestati arrivano da «contesti familiari non peggiori di altri» e che in paese «lo sapevano tutti e alla fine è saltato il tappo», nonostante il muro di omertà incontrato dagli investigatori. «L’aspetto più terribile, con cui ormai ci confrontiamo quotidianamente nelle nostre indagini, è che quelle violenze venivano messe in mostra sui social», ha aggiunto, auspicando che la risposta dello Stato non si limiti alla repressione ma apra anche una prospettiva di recupero.