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Garlasco, clamorosa svolta: Alberto Stasi torna un uomo libero, verso l’affidamento in prova

12 Giugno 2026 - 17:08 Cecilia Dardana
alberto stasi
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Il Tribunale di Sorveglianza di Milano dispone la scarcerazione dell'ex fidanzato di Chiara Poggi, che viene affidato ai servizi sociali dopo dieci anni e sei mesi di cella
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Alberto Stasi lascia il carcere e torna a essere un uomo libero. La decisione è stata presa oggi dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha disposto per il 42enne la scarcerazione e l’affidamento ai servizi sociali. La svolta, rivelata in un’esclusiva del Tg La7, arriva dopo dieci anni e sei mesi di detenzione trascorsi dall’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione e che si è sempre proclamato innocente. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del suo processo, per la quale la difesa presenterà istanza, né all’indagine della procura a carico di Andrea Sempio. Tecnicamente Stasi è ancora in attesa del provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Milano sull’affidamento in prova ai servizi sociali, perché i giudici, dopo l’udienza che si è svolta nel pomeriggio di oggi in gran segreto, sono in riserva dopo la camera di consiglio, e dovrebbero depositare l’ordinanza entro cinque giorni.

La decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto l’istanza della difesa, su cui la procura generale aveva dato parere favorevole. Si tratta dello stesso ufficio giudiziario che in queste ore sta vagliando la formale richiesta di revisione del processo presentata dai legali di Stasi per cancellare definitivamente la condanna. Dalla Procura generale, diretta da Francesca Nanni e col sostituto pg Valeria Marino, è arrivato parere positivo per la sua buona condotta da detenuto, anche in semilibertà, in questi anni e per le relazione positive dell’equipe del carcere di Bollate. Parere che, assieme ai tempi (fine pena nel 2028, detenuto dal 2015 con pena definitiva di 16 anni per il delitto di Garlasco) e ai benefici già ottenuti (prima il lavoro esterno e poi la semilibertà) porta come una sorta di automatismo all’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena residua.

La nuova vita fuori dal carcere

Stasi, che già da qualche mese beneficiava del regime di semilibertà per motivi professionali, non tornerà a vivere a Garlasco. Sconterà il resto della pena in affidamento ai servizi sociali lavorando come responsabile dell’amministrazione presso la stessa azienda in cui è già impiegato, e prenderà in affitto un appartamento in un comune dell’hinterland milanese. Nel lasciare definitivamente la cella del penitenziario di Bollate, l’ormai ex detenuto ha portato con sé soltanto i propri vestiti, scegliendo di donare a chi resta alcuni beni acquistati in questi anni, tra cui un frigorifero e un ventilatore. L’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza segna la fine della sua detenzione, mentre la difesa punta ora dritta alla revisione del processo e all’assoluzione piena.

Che cos’è l’affidamento in prova ai servizi sociali

L’affidamento in prova è la principale misura alternativa alla detenzione prevista dall’ordinamento penitenziario italiano. Si tratta di un provvedimento che permette al condannato, quando la pena residua da espiare rientra nei limiti stabiliti dalla legge, di evitare o lasciare il carcere per scontare il resto della condanna nel tessuto sociale. Chi ne beneficia non è più soggetto alle restrizioni della cella, ma deve seguire un rigido programma di prescrizioni sotto la vigilanza dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE). Questo percorso impone precisi obblighi legati all’attività lavorativa, al domicilio eletto, a orari tassativi di rientro la sera e al divieto di frequentare determinati luoghi o persone, con l’obiettivo di favorire il definitivo reinserimento del soggetto.

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