Nordio sul caso Garlasco: «Dai tempi di Cogne i processi si fanno in tv, un tritacarne». E boccia la responsabilità civile delle toghe: «Inutile»

«Qui, per varie ragioni, i processi ormai dai tempi di Cogne si fanno in televisione. E ogni volta che si cerca di porre dei paletti, si parla di reato di lesa maestà della libertà di stampa». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene con questo durissimo affondo il suo intervento alla Festa dell’Innovazione del Foglio a Venezia, rispondendo a una domanda sul caso di Garlasco. Un attacco frontale alla deriva della giustizia che diventa spettacolo e intrattenimento, seguito da una riflessione sulle drammatiche conseguenze umane per chi finisce sotto i riflettori della cronaca nera prima di una sentenza definitiva: «Non ci si mette mai nei panni della persona che viene inserita in questo tritacarne giudiziario e che magari perde l’onore, la salute, i soldi, e qualche volta anche la vita».
Lo stop alla responsabilità civile dei magistrati
Dal fango dei processi mediatici, il Guardasigilli ha poi allargato il campo ai nodi strutturali delle riforme, affrontando la questione della responsabilità civile delle toghe. Su questo punto Nordio ha espresso una netta bocciatura, definendo il provvedimento del tutto inefficace dal punto di vista pratico e accostando la copertura assicurativa dei magistrati a quella automobilistica: «Secondo me è un provvedimento inutile perché colpire il magistrato inetto, inadeguato, indegno, impreparato, sul portafoglio non ha nessuna deterrenza e non ha neanche nessun efficacia sanzionatoria perché siamo tutti ultra-assicurati. Quindi al massimo, come accade negli incidenti stradali, paga l’assicurazione».
L’ipotesi di colpire la carriera
La soluzione per sanzionare chi commette gravi errori o dimostra una manifesta impreparazione non deve quindi essere di natura economica. Per il ministro della Giustizia, la strada da percorrere deve incidere direttamente sullo sviluppo professionale e sullo status della toga, fino ad arrivare alle conseguenze più radicali per i casi di conclamata incapacità: «Non c’è nessun senso nel sanzionare pecuniariamente un magistrato inadeguato, ma va invece sanzionato nella carriera, nella promozione o addirittura, nel caso di inadeguatezza assoluta, con la rimozione, cioè deve cambiare mestiere o cambiare l’ufficio».

