Thomas Billot, l’ex obeso che sfida 1.344 McDonald’s in bicicletta: «Pedalando mi lascio il junk food alle spalle»

Si chiama Thomas Billot, è di nazionalità francese, è originario della regione del Giura, e domani, 1° maggio, partirà per un lungo viaggio in bicicletta, che lo condurrà letteralmente attraverso ogni parte della Francia. Il nome del suo progetto è “Missione M” e il suo motto è: «Usare il proprio passato per andare avanti». Così Billot, ex obeso che in passato era arrivato a pesare 157 kg – mentre oggi fa il coach e il relatore – descrive il viaggio di 25.000 km che lo porterà a passare in bicicletta davanti a ognuno dei 1.344 punti vendita McDonald’s della Francia, per dimostrare a se stesso e agli altri che l’obesità è una malattia, ma che si può guarire.
Thomas, per cominciare, raccontaci qualcosa di più su di te, sul tuo percorso e sulla tua storia
«Il mio nome è Thomas Billot, ho 36 anni e sono padre di una bambina di 10 anni. Fino ai 30 anni ho lottato contro l’obesità e uno stile di vita sedentario. Il 2020 è stato l’anno in cui ho ripreso il controllo della mia vita: mi sono sottoposto a un intervento di bypass gastrico che mi ha permesso di perdere quasi 60 kg. All’epoca lavoravo come agente di commercio e responsabile regionale. Il vero lavoro è iniziato dopo l’intervento: cambiare abitudini, alimentazione, muovermi e lavorare sulla mia mente. La trasformazione si è costruita ogni giorno, attraverso le mie scelte e la mia costanza. Poi, nel 2021, ho sofferto di una forma di burnout – un esaurimento nervoso – che mi ha portato dove sono oggi: dopo diversi corsi di formazione sulla preparazione mentale e sulla nutrizione, ho fondato un’attività di coaching per lo sviluppo personale».
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Come è nata l’idea di questo viaggio, dal forte valore simbolico?
«L’idea alla base di questa avventura era quella di usare il mio passato per andare avanti. In un certo senso, partire per poi tornare diverso, cambiato. Per fare ciò, ho preso un elemento simbolico del mio passato e l’ho incorporato in una mappa con tutti i punti vendita McDonald’s che, collegata ad altre tipologie di mappe e percorsi, mi ha permesso di creare questo itinerario. L’idea non è quella di stigmatizzare o di impegnarmi in attività di attivismo, ma piuttosto di mostrare alle persone che il cambiamento è possibile, che si può andare avanti e prendere in mano le redini della propria vita. In ogni tappa, il simbolo sarà esplicito: passare davanti a ciò che ieri rappresentava una parte delle mie abitudini, senza deviazioni o cancellazioni, ma con un significato nuovo. Non più subire il proprio passato, ma usarlo come motore».

Come si svolgerà esattamente il tuo viaggio?
«Questo viaggio inizierà il 1° maggio e durerà circa cinque mesi. Il viaggio si svilupperà lungo un percorso di quasi 25.000 km e sarà suddiviso in tappe giornaliere di 180 km. Il mio obiettivo è incontrare persone e condividere il mio passato, per questo cercherò di alloggiare presso famiglie del posto ogni notte. Utilizzerò una bicicletta monomarcia (single speed), senza assistenza e senza cambio, per semplicità e per dimostrare che si possono ottenere grandi risultati con pochi mezzi. È importante per me sottolineare che questa avventura non appartiene solo a me: si scriverà lungo i chilometri percorsi grazie alle persone che incontrerò lungo il cammino. Ogni discussione, ogni sorriso, ogni testimonianza arricchirà questa missione. “Missione M” non è solo collegare punti su una mappa, è creare legami».

Il tuo itinerario ti porterà a passare davanti a tutti i ristoranti McDonald’s della Francia. Perché hai scelto proprio questo percorso?
«Esatto, il mio percorso passerà proprio accanto ai ristoranti di questa grande catena globale di fast food. In effetti, ho utilizzato un elemento simbolico del mio passato, il cibo spazzatura (un’immagine generata dall’intelligenza artificiale), che ho integrato in una mappa con tutti i 1344 punti vendita del Paese. Non ho assolutamente nulla contro McDonald’s o il fast food. È stato semplicemente uno strumento per creare una mappa e che mi ha permesso di vivere questa avventura, usando così il mio passato per andare avanti».
Quale messaggio vuoi condividere con il mondo e con tutti coloro che seguiranno il tuo viaggio?
«Oggi il mio messaggio è chiaro: l’obesità è una malattia, ma non una condanna a vita. Possiamo cambiare le cose attraverso il movimento. Credo che il mio ruolo oggi sia quello di fungere da catalizzatore di movimento, di aiutare gli altri e dare loro la possibilità di superare gli ostacoli. Questo è ciò che faccio ogni giorno, affrontando sfide e creando questo tipo di avventure. Questo è ciò che mi motiva, ciò che mi fa sentire vivo, imparando dall’esperienza e spingendo al limite le capacità mentali mie, ma anche quelle di ogni individuo. Per questo motivo condividerò tutti i miei traguardi nel corso del viaggio sul mio sito www.thomasbillot.com e anche sui miei profili social. Ho anche previsto la possibilità, sempre tramite la mia pagina web, di comprare chilometri per sostenermi nella mia avventura».
FOTO di copertina e nel resto dell’articolo gentilmente concesse da Thomas Billot
