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«Maradona? Era narcisista e aveva un disturbo bipolare»

01 Maggio 2026 - 09:09 Alba Romano
diego armando maradona
diego armando maradona
Secondo il medico imputato per omicidio colposo nella sua morte il Pibe de Oro necessitava di trattamenti per la dipendenza da alcol

Diego Armando Maradona era narcisista e aveva un disturbo bipolare. Lo ha detto lo psicologo Carlos Diaz, imputato nel processo per la morte del Pibe de Oro. Il dottore ha detto che Maradona necessitava di un programma di trattamento per la dipendenza da alcol, secondo quanto riportato dai media argentini.

Maradona narcisista e bipolare

Il 34enne Diaz è accusato di omicidio colposo per aver prescritto farmaci sbagliati. È uno dei sette imputati accusati di responsabilità penale nella morte dell’ex capitano e allenatore della nazionale argentina. «Soffriva di disturbo bipolare e narcisismo», ha riportato il quotidiano El Clarin citando le parole di Diaz al processo di Buenos Aires. «Poteva mettere in ginocchio un Paese, ma un solo bicchiere di alcol poteva mettere in ginocchio anche lui». Diaz ha affermato di aver incontrato Maradona il 26 ottobre 2020, 29 giorni prima della morte dell’ex calciatore. In quel momento stava bevendo vino su un divano, secondo quanto riportato da La Nación Argentina. «La prima immagine mi ha scioccato perché era proprio come mio padre, un alcolizzato, morto pochi mesi prima», ha dichiarato Diaz, secondo quanto riportato dal giornale.

Stile di vita

Diaz ha affermato in tribunale di credere che Maradona volesse cambiare stile di vita e di aver adattato il trattamento della stella all’astinenza dall’alcol, come riportato da El Clarin. Ha anche aggiunto che il referto tossicologico ha mostrato ch Maradona non usava droghe. L’attaccante ha vinto trofei con squadre come Boca Juniors, Barcellona e Napoli, ed è stato capitano dell’Argentina nella vittoria della Coppa del Mondo nel 1986. È morto il 25 novembre 2020, all’età di 60 anni, in seguito a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale. Il processo sta esaminando se i membri del suo team medico e assistenziale abbiano una responsabilità penale per la sua morte.

Il neurochirurgo

Il neurochirurgo Leopoldo Luque, anch’egli imputato, ha testimoniato giovedì, affermando che il ricovero domiciliare di Maradona era appropriato e non era inteso a funzionare come un’unità di terapia intensiva.