L’Italia ai mondiali? Zampolli ci crede ancora, il pressing dell’inviato di Trump sulla Fifa: il faccia a faccia con Infantino

Paolo Zampolli sembra crederci davvero alla possibilità di vedere la Nazionale italiana ai prossimi Mondiali. L’inviato speciale per le partnership globali del presidente Donald Trump torna ad alimentare l’ipotesi del ripescaggio, dopo che gli azzurri sono stati capaci di non qualificarsi per la terza volta consecutiva. Ai microfoni de “La Politica nel Pallone”, su Gr Parlamento, Zampolli ha rilanciato uno scenario di ripescaggio che ad oggi appare però quasi irrealizzabile, oltre che politicamente controverso. «Che percentuale c’è per la partecipazione dell’Italia ai Mondiali? Penso più del 50%». E ha annunciato un faccia a faccia ravvicinato con il presidente Fifa: «Incontrerò Infantino a Miami per il Gran Premio di Formula 1 nel weekend. Non dovrebbe esserci un Mondiale senza Italia, la decisione spetterà a Infantino e Trump».
Cosa c’entra l’Iran con un eventuale rientro degli azzurri
Tutto il ragionamento di Zampolli ruota attorno alla posizione dell’Iran, ancora in bilico per via del conflitto in corso. «Vedevo che l’Iran non era ancora confermato a causa della guerra. Ho chiesto di una possibilità a Infantino di un ripescaggio dell’Italia», ha spiegato l’inviato di Trump, aggiungendo un riferimento ai problemi pratici legati all’ingresso negli States: «I visti sono molto difficili da avere e non vogliamo persone che possono fare cose sbagliate. Se poi si mandano delle persone che non sono benvenute negli Stati Uniti d’America è meglio che non vengano».
Ma con Trump ne ha parlato?
Zampolli ammette di non aver parlato direttamente con Trump, cioè con chi dovrebbe secondo lui fare pressione sulla Fifa per il ripescaggio degli azzurri. Ma assicura che non c’è stata una chiusura: «I giocatori iraniani sono molto molto benvenuti, ma il segretario Marco Rubio è stato chiaro sul fatto che non possono portare persone che non vanno bene agli Stati Uniti d’America. Se l’Iran non partecipa non so se siamo preparati per mettere qualcuno, ma tutto può succedere».
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A complicare lo scenario disegnato da Zampolli c’è però la realtà dei fatti: nei giorni scorsi l’Iran ha fatto sapere di essere pronto a giocare il torneo che parte a giugno e di voler scendere in campo. Una posizione che ribalta la linea di marzo, quando Teheran aveva annunciato il ritiro dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei da parte di Stati Uniti e Israele, citando ragioni di sicurezza per i propri atleti sul suolo americano. La nazionale iraniana aveva quindi proposto di disputare le proprie partite in Canada o Messico, ipotesi però respinta dalla Fifa. Lo stesso Trump, dal canto suo, aveva detto che i calciatori iraniani sarebbero stati «benvenuti», pur lasciando trasparire come la loro presenza potesse risultare inopportuna e potenzialmente rischiosa.
