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Maradona, riparte il processo: il clamoroso errore che ha azzerato tutto. Ecco chi sono i 7 accusati

14 Aprile 2026 - 15:38 Cecilia Dardana
DIEGO ARMANDO MARADONA
DIEGO ARMANDO MARADONA
Il primo dibattimento era stato annullato nel 2025 a causa di un vizio di forma legato a riprese non autorizzate in aula. Ora l'équipe medica deve rispondere di omicidio per le cure definite «carenti e imprudenti» fornite al campione argentino

Si riaprono oggi le porte del tribunale di San Isidro per il nuovo processo sulla morte di Diego Armando Maradona, scomparso il 25 novembre 2020 all’età di 60 anni. Come riportato dalla BBC, questo secondo tentativo di giudizio si è reso necessario dopo che il dibattimento iniziato nel maggio 2025 era naufragato in seguito alla presunta autorizzazione, da parte di uno dei tre giudici, di riprese video non consentite per la realizzazione di un documentario. Un errore procedurale che ha costretto le autorità argentine a nominare un nuovo collegio giudicante e a ricominciare l’iter da zero.

Chi sono gli imputati

Sotto accusa ci sono sette membri dello staff medico che assistette il Pibe de Oro durante la sua degenza nella casa di Tigre, dove stava recuperando dopo un delicato intervento al cervello. Tra gli imputati figurano nomi chiave come il neurochirurgo Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov, mentre la posizione dell’infermiera Dahiana Gisela Madrid verrà discussa in un processo separato. L’accusa formale è di omicidio con dolo eventuale: secondo gli inquirenti, i sanitari erano pienamente consapevoli della criticità delle condizioni di salute di Maradona, ma decisero deliberatamente di non intervenire con i protocolli necessari, accettando di fatto il rischio della sua morte.

La perizia medica: «Poteva essere salvato»

Le perizie tecniche citate nel corso delle indagini dipingono un quadro di negligenza estrema. Una commissione di esperti medici, incaricata dai procuratori, ha descritto il trattamento ricevuto dal calciatore nella sua residenza come del tutto inadeguato e imprudente. La conclusione dei periti è netta: se Maradona fosse stato ricoverato in una struttura medica idonea invece di restare in una sistemazione domiciliare priva di attrezzature d’emergenza, avrebbe avuto concrete possibilità di sopravvivenza. Il decesso, avvenuto per un’insufficienza cardiaca che ha poi portato a un edema polmonare acuto, è considerato dagli investigatori come una conseguenza diretta di queste mancanze.

Tra i testimoni anche le figlie di Maradona

Il dibattimento che inizia oggi si preannuncia lungo e complesso, con una durata stimata almeno fino al mese di luglio. Saranno circa cento i testimoni chiamati a deporre davanti ai nuovi giudici, incluse le figlie di Diego, che fin dal primo giorno hanno guidato la richiesta di giustizia per il padre. Se i membri dell’équipe medica dovessero essere giudicati colpevoli, rischierebbero una condanna pesantissima, con pene detentive che oscillano tra gli 8 e i 25 anni di carcere.

La fama di Maradona

Mentre l’aula cerca di stabilire le responsabilità legali, il ricordo di Maradona continua a pesare enormemente sull’opinione pubblica argentina. All’epoca della sua morte, il presidente Alberto Fernandez dichiarò tre giorni di lutto nazionale per onorare l’uomo che portò l’Argentina alla vittoria nel Mondiale del 1986. «Grazie per essere esistito, Diego. Ci mancherai per tutta la vita», furono le parole del capo di Stato, un sentimento che ancora oggi accompagna i tifosi che fuori dal tribunale continuano a chiedere verità su una fine che appare ancora avvolta da troppe ombre.

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