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Far Far West, il caso degli 8 amici che hanno sfidato i giganti del gaming vendendo 500mila copie in quattro giorni

05 Maggio 2026 - 15:46 Riccardo Lichene
videogioco
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Quella di "Far Far West" non è solo la storia di un successo inaspettato, è una cartina al tornasole del disprezzo diffuso degli utenti verso i grandi sviluppatori
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Per capire il successo straordinario che ha avuto Far Far West, un videogioco realizzato da otto sviluppatori francesi che ha venduto mezzo milione di copie in quattro giorni, possiamo usare una metafora cinematografica. Immaginate di vedere il trailer della “versione western” di un film d’azione popolarissimo (come John Wick o Mission Impossible): nulla di rivoluzionario, ma la premessa è familiare e si prospetta interessante. Alla fine del video di presentazione viene pubblicizzato che il biglietto per andare a vederlo costerà 4 euro invece dei soliti 12. I primi curiosi ne restano stregati e il passaparola inizia a fare la sua magia. I fan si moltiplicano e viene fuori che l’esperienza al cinema non è tutto: incluso in quei 4 euro c’è anche una sorta di “abbonamento” per cui, ogni tre mesi per i due anni successivi al debutto, vi arriverà a casa un link per vedere nuovi spezzoni ed extra che mandano avanti la storia.

Perché Far Far West sta avendo successo

Questa è stata la parabola di Far Far West, uno sparatutto in prima persona in cui si vestono i panni di un cacciatore di taglie robot incaricato di sconfiggere dei mostri armato di fucile Winchester e strane magie. Si può giocare da soli o con massimo tre amici, ha dozzine di ore di intrattenimento e costa 18 euro. È molto simile a un altro videogioco, realizzato da Sony, che ha le stesse premesse ma è ambientato nello spazio: si chiama Helldivers 2 ed è fortemente ispirato dal tono ironico e assurdo di Starship Troopers. Quando è uscito nel 2024, Helldivers 2 ha reso il genere degli sparatutto cooperativi molto popolare: partendo da quel successo Far Far West ne sfrutta la formula per dire qualcosa di nuovo aggiungendo magie (a base di fuoco, fulmini e molto altro) e un’ambientazione carismatica. Il gioco non è nemmeno “finito” perché è arrivato sul mercato usando la formula dell’Accesso Anticipato: i fan acquistano il gioco ora a prezzo scontato per supportarne lo sviluppo, con la promessa che arriveranno più contenuti in futuro senza costi aggiuntivi. L’idea ha funzionato: sono davvero pochi i videogiochi che possono dire di aver venduto mezzo milione di copie in quattro giorni generando quasi 5 milioni di dollari di utili.

Quello che non c’è è altrettanto importante

Occorre fare una premessa per spiegare la particolarità di questo successo. I videogiochi sparatutto continuano a vendere molto bene, ma sono tra i più disprezzati dagli appassionati del genere per tutti i modi in cui le grandi case di produzione cercano di spremere dai loro utenti quanti più soldi possibile. Tutto ciò che un videogioco cerca di vedere all’utente dopo l’acquisto ha un nome, microtransazioni, e va da un aspetto alternativo per una delle armi o dei personaggi, fino ad abbonamenti per ricevere contenuti extra. Il prezzo delle microtransazioni è aumentato a dismisura negli anni successivi alla pandemia perché il volume di utili che generano è così alto che nessuna grande casa di sviluppo è disposta a rinunciarvi. Ed ecco il fattore di novità di Far Far West: il gioco si presenta come completamente privo di microtransazioni, dimostrando di sapere esattamente con chi sta parlando e proponendosi come “antidoto” alla pratica meno popolare dell’industria. Non aiuta i giganti del settore il fatto che anche quando un gioco vende benissimo, i suoi contenuti aggiuntivi possono costare anche quanto il videogioco stesso. Battlefield 6, per esempio, è stato sviluppato dal colosso Electronic Arts, ha venduto 20 milioni di copie (è stato il gioco più venduto del 2025) e uno dei suoi contenuti aggiuntivi costa 25 euro, cinque euro in più di tutto Far Far West.

Otto amici e un sogno

Dopo il gameplay, a venire incontro ai bisogni del pubblico è stata la composizione dello studio di sviluppo di Far Far West, Evil Raptor. Questo studio è l’unione di otto sviluppatori di Lione che da anni realizzano piccoli giochi pieni di carattere. Hanno iniziato con un’avventura per giocatore singolo a tema halloween (Pumpkin Jack), poi sono passati a uno sparatutto in terza persona in stile retrò dove si salta ed esplora (Akimbot). Ora, con Far Far West, hanno dovuto stravolgere completamente il loro stile e ampliare le loro competenze per via della componente online. I loro progetti seguono i solchi tracciati da grandi lavori venuti prima, ma aggiungono sempre qualcosa di nuovo tenendosi in bilico tra citazione e innovazione. Questo modo di fare giochi è particolarmente apprezzato al momento perché in pochi hanno lo spazio mentale per una novità assoluta, ma c’è molta fame di autorialità e originalità del prodotto finito, non necessariamente delle sue componenti.

Stanchi della competizione

Infine, Far Far West sta avendo così tanto successo anche perché va a intercettare un pubblico di utenti che sono cresciuti con i videogiochi sparatutto, ma che ora non hanno così tanto tempo per giocare come in passato. Vuoi per impegni personali, familiari o lavorativi, gli utenti con più di 25 anni si stanno allontanando da quelle esperienze che richiedono dozzine di ore di allenamento per vincere in favore di giochi prima di tutto divertenti e che danno il meglio con gli amici. Non avendo nemici “umani”, perché l’unico avversario è l’intelligenza artificiale dei nemici del gioco, il titolo di Evil Raptor si propone come una collina su cui camminare piuttosto che una montagna da scalare.

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