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Omicidio Diabolik, dall’ergastolo all’assoluzione per Calderon: così i giudici hanno ribaltato la sentenza di primo grado

08 Maggio 2026 - 16:24 Giovanni Ruggiero
Fabrizio Piscitelli detto Diabolik
Fabrizio Piscitelli detto Diabolik
Non sarebbe l'argentino il killer dell'ex capo ultras della Lazio, freddato nel 2019 al parco degli Acquedotti a Roma
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La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha assolto Raul Esteban Calderon, finora indicato come il presunto esecutore materiale dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, l’ex capo ultras della Lazio conosciuto come Diabolik. I giudici hanno così ribaltato la sentenza di primo grado, che lo aveva condannato all’ergastolo. I giudici hanno scelto la formula più ampia, quella «per non avere commesso il fatto», facendo cadere ogni capo d’imputazione a carico dell’imputato. Una pronuncia arrivata nonostante la Procura generale avesse chiesto la conferma dell’ergastolo e, in aggiunta, il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso.

Chi era Diabolik e dove venne ucciso al parco degli Acquedotti

Piscitelli venne raggiunto da un solo colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019, all’interno del parco degli Acquedotti, nella periferia sud-est di Roma. L’agguato, per le modalità con cui fu portato a termine, aveva subito orientato gli inquirenti verso una pista riconducibile alla criminalità organizzata, tanto che l’accusa aveva contestato l’aggravante mafiosa anche nel giudizio di secondo grado. La decisione dei giudici di appello, però, rimette in discussione uno dei delitti di cronaca romana più discussi della cronaca romana degli ultimi anni. Piscitelli non era solo un neofascista che comandava sul gruppo ultras laziale «Irriducibili». Secondo quanto emerso dall’inchiesta, il suo ruolo nella gestione del traffico di droga nella capitale era cresciuto, come ricorda Repubblica, grazie alla rete di criminali italo-albanesi capaci di fare concorrenza ai narcos romani Leandro Bennato e Giuseppe Molisso.

La reazione della difesa

«Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni – hanno commentato l’avvocato Gian Domenico Caiazza che, insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi assiste Calderon – È un processo in cui non c’era nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove in atti».

La rabbia dei famigliari di Piscitelli

«Quello che è successo oggi è una vergogna», dice Tiziana Siano, legale di parte civile della madre e della sorella di Fabrizio Piscitelli. «Non conosco le motivazioni e quindi non posso andare oltre, se non dire che se oggi siamo arrivati a una assoluzione di quello che noi riteniamo l’esecutore materiale, perché comunque il video mi sembra abbastanza chiaro, è evidente che questa decisione nasce da errate attività investigative ed errori che, in secondo grado, sembra che si paghino».

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