Guerra in Iran, Trump sui negoziati di pace: «Mi aspetto oggi una risposta da Teheran» – La diretta

Lo Stretto di Hormuz è «la nostra arma nucleare»: il concetto, attribuito a Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, fotografa quanto Washington avrebbe sottostimato secondo gli analisti la leva iraniana sul corridoio da cui transita il 20% del greggio mondiale, oltre a fertilizzanti e altre materie prime. Quando Donald Trump, sollecitato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha autorizzato i raid contro l’Iran, non sono state predisposte contromisure rispetto al ricatto degli ayatollah. Lo stesso Mokhber lo rivendica senza giri di parole: «Avere una posizione che permette di influenzare l’economia mondiale con una sola decisione è un’opportunità enorme, preziosa quanto una bomba atomica». Su questo sfondo si inserisce lo stallo intorno al memorandum di pace americano in 14 punti, di cui il segretario di Stato Marco Rubio da Roma ha assicurato: «L’aspettiamo in queste ore». Da Teheran filtrerebbe un’apertura su alcuni passaggi, ad esempio una tregua di 30 giorni propedeutica al negoziato, ma resta il muro sulla rinuncia totale al nucleare e sul controllo dello Stretto, che gli iraniani non intendono mollare perché un cedimento li riporterebbe a una posizione perfino peggiore di quella precedente al conflitto.
Petroliere colpite, blocco navale e il caso Ocean Koi
Dopo gli scontri della notte fra giovedì e venerdì, con tre cacciatorpediniere statunitensi presi di mira e la rappresaglia americana su installazioni militari del sud iraniano, anche ieri sono andate in scena nuove schermaglie, derubricate da Trump a «colpetti» con il cessate il fuoco formalmente ancora in piedi. I caccia F/A-18 partiti dalla portaerei nucleare George H.W. Bush hanno neutralizzato due petroliere iraniane, SeaStar III e Sevda, colpendone i fumaioli mentre, vuote, cercavano di rientrare in porto sfidando il blocco navale. L’ammiraglio Brad Cooper, alla guida del Centcom, calcola che la stretta abbia bloccato 70 petroliere per un valore di 13 miliardi di dollari. La difesa aerea degli Emirati ha intanto abbattuto due missili balistici e tre droni iraniani, con tre feriti, mentre Teheran accusa Abu Dhabi di aver collaborato ai raid statunitensi su Qeshm e gli stessi Emirati fanno transitare alcune navi con i transponder spenti per aggirare la chiusura. La mossa più spinosa arriva però dai Pasdaran, che hanno sequestrato la petroliera Ocean Koi, di proprietà cinese, rischiando un cortocircuito con Pechino, sponda di cui Teheran non può fare a meno. L’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, rilancia l’avvertimento dei militari: «Se gli Usa causeranno di nuovo problemi a Hormuz, la guerra potrebbe ricominciare». Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Abbas Araghchi: «Ogni volta che si presenta un’opportunità di soluzione diplomatica, gli Stati Uniti optano per un’avventura militare sconsiderata».
Il ministro degli Esteri iraniano a quello turco: «Usa pongano fine a richieste eccessive»
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha esortato gli Stati Uniti a interrompere quelle che ha definito «richieste eccessive e irragionevoli» e «aggressioni illegali» per consentire il proseguimento del dialogo diplomatico. L’appello è giunto nel corso di un colloquio telefonico avvenuto nella serata di ieri, 8 maggio, con l’omologo turco Hakan Fidan. Al centro del confronto, la necessità di stabilizzare il quadro negoziale internazionale a fronte delle recenti criticità emerse nell’area mediorientale.
Durante la conversazione, Araghchi ha espresso forti riserve sulla reale volontà di Washington di perseguire la via diplomatica, citando una recente escalation di tensioni nel Golfo Persico e presunte violazioni del cessate il fuoco. Da parte sua, il ministro turco Fidan ha confermato il sostegno di Ankara agli sforzi diplomatici volti alla risoluzione del conflitto in corso, ribadendo l’importanza di mantenere aperti i canali di comunicazione tra le potenze regionali e globali.
Iran all'Onu: «Attacchi Usa a Hormuz producono catastrofi»
L’ambasciatore dell’Iran presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha inviato una lettera formale al Consiglio di Sicurezza per denunciare le recenti operazioni militari condotte dagli Stati Uniti nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Nella comunicazione, diffusa giovedì sera a seguito di attacchi contro due petroliere iraniane e diversi siti costieri, Iravani ha avvertito che il proseguimento di tali manovre potrebbe generare conseguenze catastrofiche per la stabilità globale, minacciando direttamente la pace e la sicurezza internazionale.
Il rappresentante diplomatico ha definito le azioni di Washington come atti di pirateria, sottolineando come l’offensiva contro le navi mercantili e l’imposizione di un blocco navale rappresentino una palese violazione dei termini del cessate il fuoco in vigore. Secondo quanto riportato dall’agenzia Mehr, il documento ribadisce la ferma condanna di Teheran verso l’uso della forza in un’area strategica per i flussi energetici, sollecitando un intervento delle autorità internazionali per prevenire un’ulteriore escalation del conflitto. Fonte: Agenzia Mehr.
Cnn: «Per 007 Usa Mojtaba Khamenei cruciale nelle strategia iraniane»
L’intelligence degli Stati Uniti ha individuato in Mojtaba Khamenei, successore della Guida Suprema dell’Iran, una figura chiave nella definizione delle attuali strategie belliche e negoziali di Teheran. Secondo quanto riportato dalla Cnn, il leader starebbe operando attivamente al fianco dei vertici militari per gestire i colloqui con Washington volti alla risoluzione del conflitto. Nonostante la sua prolungata assenza dalle scene pubbliche, dovuta alle gravi ferite riportate nell’attacco che ha causato la morte del padre Ali Khamenei e di alti ufficiali, il suo ruolo rimane centrale nel coordinamento delle risposte alle pressioni internazionali.
L’esatta portata dell’autorità di Mojtaba Khamenei resta oggetto di analisi a causa della frammentazione interna al regime iraniano seguita alla decapitazione della precedente leadership. Le fonti statunitensi indicano che Teheran è impegnata in una fase di riorganizzazione strutturale dopo la campagna di bombardamenti condotta dagli Stati Uniti, la quale non ha tuttavia neutralizzato le capacità di resistenza militare del Paese a lungo termine. Mentre l’amministrazione Trump prosegue la ricerca di una via diplomatica durante la tregua in corso da oltre un mese, gli analisti valutano che l’Iran mantenga risorse sufficienti per opporsi a un eventuale blocco prolungato.
Da Usa nuova bozza risoluzione Onu sull'Iran: difficile sostegno da Cina e Russia
Gli Stati Uniti hanno presentato alle Nazioni Unite una versione riveduta della risoluzione che intima all’Iran l’immediata cessazione degli attacchi e della posa di mine nello Stretto di Hormuz. Il documento, emerso l’8 maggio a Washington, mira a ottenere il consenso del Consiglio di Sicurezza dopo il fallimento di una precedente iniziativa diplomatica lo scorso aprile. Nonostante le modifiche formali, la proposta incontra la ferma resistenza di Russia e Cina, i cui veti permanenti appaiono probabili a causa della natura del testo che, pur non citando esplicitamente l’intervento bellico, non preclude interventi difensivi armati per garantire la libertà di navigazione.
La nuova bozza elimina il riferimento diretto al Capitolo VII della Carta dell’Onu, strumento giuridico che legittima sanzioni o azioni militari, ma mantiene clausole che riaffermano il diritto degli Stati membri di difendere i propri assetti navali da minacce esterne. La posizione di Pechino rappresenta la criticità maggiore per l’amministrazione statunitense, poiché un voto contrario cinese coinciderebbe con l’imminente missione diplomatica del presidente degli Stati Uniti da Xi Jinping. Il dibattito sulla crisi iraniana rimane dunque l’elemento centrale dell’agenda internazionale, con Mosca e Pechino che continuano a bloccare ogni risoluzione percepita come un via libera implicito all’uso della forza. Fonte: ANSA.
Trum: «Aspetto una lettera da Teheran»
Il presidente americano Donald Trump ha detto di aspettarsi «stanotte» una risposta dall’Iran sulla sua ultima proposta di accordo di pace Conversando con i media in serata, Trump ha risposto «lo scopriremo molto presto», replicando alla domanda se l’Iran stia intenzionalmente rallentando il processo dei colloqui per arrivare a una fine definitiva delle ostilità. «Dovrei ricevere una lettera dall’Iran stanotte, quindi vedremo come andrà a finire», ha aggiunto Trump.
Ft: «Navigazione senza Gps salita del 600% nello Stretto di Hormuz»
Nello Stretto di Hormuz, i movimenti navali effettuati con i sistemi di geolocalizzazione disattivati sono aumentati del 600% tra il 19 aprile e il 3 maggio 2026. Il fenomeno, rilevato dall’agenzia di intelligence marittima Windward, si inserisce nel contesto dell’escalation di tensioni tra Iran e Stati Uniti per il controllo delle rotte commerciali strategiche. Per la prima volta dall’inizio delle ostilità lo scorso 28 febbraio, nelle giornate del 6 e 7 maggio non è stato registrato alcun transito di navi mercantili con il sistema di identificazione automatica (Ais) regolarmente attivo.
L’analisi delle immagini satellitari, riportata dal Financial Times, conferma che almeno nove imbarcazioni avrebbero attraversato lo stretto il 7 maggio scorso senza trasmettere la propria posizione, una pratica definita «attività oscura» volta a eludere il monitoraggio in aree ad alto rischio. Tale incremento delle manovre sotto copertura rappresenta una risposta diretta alle crescenti minacce alla sicurezza della navigazione provenienti da entrambi i fronti. L’Ais è uno strumento fondamentale per la prevenzione delle collisioni, e la sua disattivazione sistematica segnala un drastico deterioramento delle condizioni di sicurezza nell’area. Fonte: Windward, Financial Times.

