«Potete smetterla?» e gli ultras del Venezia pestano lei e il compagno: la follia sul vaporetto. L’inseguimento e le ferite: «Al collo segni di strangolamento»

È bastato chiedere di smettere di urlare e far ondeggiare il vaporetto affollato per scatenare la reazione folle di un gruppo di ultras del Venezia contro una donna e il suo compagno. È la stessa D.V. a raccontare al Gazzettino cosa le è successo dopo Venezia-Palermo di sabato 9 maggio. La donna, una trentenne veneziana, era salita con il fidanzato sul battello della linea notturna 5.2 a San Marco, imbarcadero D. A bordo, stipati come sardine, c’erano gruppi di ultras della squadra lagunare che saltavano, intonavano cori e facevano oscillare il vaporetto da un lato all’altro. La donna, spaventata, ha chiesto con gentilezza di smettere di urlare nelle orecchie dei passeggeri. La replica è stata una raffica di insulti, poi qualcuno alle sue spalle ha iniziato a tirarle i capelli con violenza. «Mi hanno tirato così tanto i capelli da avermi strappato diverse ciocche dalla cute; sono stata presa a pugni in faccia sugli zigomi, presa per il collo, alzata da terra e gettata sul pavimento, calciata finché scendevo dal vaporetto, inseguita», racconta la donna al quotidiano veneto.
Pugni anche al fidanzato e l’indifferenza dell’equipaggio Actv
Il compagno della donna, bloccato dalla calca a pochi passi da lei, ha provato a farsi scudo con il proprio corpo, finendo a sua volta colpito con pugni e calci sulla schiena. La ragazza, in cerca di soccorso, si è rivolta a un uomo che le stava di fronte, ma anziché difenderla, quello ha iniziato a colpirla al volto, sulle tempie e sugli zigomi, lasciandole vertigini e il viso tumefatto. Il comandante del vaporetto, accortosi del caos, ha attraccato all’imbarcadero della Palanca e il marinaio ha aperto la sbarra per far scendere la coppia. «Ho chiesto aiuto al marinaio, gli ho detto che ci stavano picchiando. Lui ha fatto spallucce, come a dirci che non gli interessava affatto, e ci ha invitati a proseguire, ad andarcene», riferisce la donna sempre al Gazzettino.
Inseguimento fino a piazzale Roma e corsa al pronto soccorso
Mentre scendevano dal battello, gli ultras hanno continuato a colpire entrambi alle spalle. Alcuni li hanno seguiti sull’imbarcadero e li hanno inseguiti per le calli. «Siamo scappati di corsa fino a piazzale Roma e, presa la macchina, siamo andati al pronto soccorso dell’Angelo. Temevo di potermi essere procurata un trauma cranico», racconta D.V. La mattina seguente, a casa, la donna si è resa conto di perdere ciocche di capelli ogni volta che si passava le mani sul capo. Aveva ematomi violacei sotto agli occhi, tagli sullo zigomo sinistro e i segni dello strangolamento sul collo.
La denuncia ai carabinieri e la richiesta sulle telecamere di sorveglianza
Muniti dei referti rilasciati al pronto soccorso, lei e il fidanzato si sono presentati dai carabinieri e hanno sporto denuncia contro ignoti. A pesare, racconta, non sono soltanto le ferite fisiche: «Ciò che più mi fa male non sono le ferite, ma il fatto che mi sia sentita completamente abbandonata dalle istituzioni. Comandante e marinaio di Actv hanno lasciato che degli uomini grandi il doppio di me mi prendessero a pugni e calci; non sono mai riuscita a mettermi in contatto con la polizia nonostante i tentativi ripetuti, ho temuto per il peggio», spiega al quotidiano. La donna ora si augura che gli inquirenti acquisiscano le immagini delle videocamere presenti anche all’imbarcadero, dalle quali, sostiene, sarebbe possibile ricostruire l’intera scena. «Spero che queste persone vengano fermate prima che possano fare qualcosa di tanto brutale un’altra volta».

