Bonus da milioni di dollari e una clamorosa beffa: com’è andata la prima edizione degli Enhanced Games, i Giochi per atleti dopati

«Per ottenere questi soldi avrei avuto bisogno di cinque o sei carriere». Con questa frase spiazzante il nuotatore greco Kristian Gkolomeev ha riassunto perfettamente la ragione per cui molti atleti hanno deciso di partecipare agli Enhanced Games, cioè una specie di Olimpiadi dove doparsi non solo è concesso ma addirittura incoraggiato. Se per gli ideatori e i finanziatori dell’evento l’obiettivo è quello di spingere il corpo umano oltre i propri limiti per testare un futuro biochimico da vendere poi al mercato globale, per gli atleti partecipare – compromettendo definitivamente la propria carriera nelle gare tra “puliti” – significa la possibilità di guadagnare cifre che umiliano i Giochi tradizionali. «Persino il nostro atleta che guadagnerà di meno intascherà l’equivalente di oltre due medaglie d’oro olimpiche del Team USA, e questo solo grazie al gettone di presenza e allo stipendio base», si legge nella presentazione della prima edizione degli Enhanced Games.
Nel Resort World di Las Vegas, domenica 24 maggio circa 40 atleti, tra dopati e non, si sono sfidati in gare di nuoto, atletica e sollevamento pesi senza controlli antidoping, anzi sotto protocolli farmacologici supervisionati da medici. E calcolando che il comitato statunitense riconosce circa 35mila dollari per ogni oro olimpico, si fa presto a rendersi conto che a convincere gli atleti d’élite a sfidare la Wada e i comitati olimpici non è stata tanto la curiosità di scoprire le proprie performance sotto l’effetto di sostanze dopanti, bensì le prospettive di guadagno.
Il montepremi degli Enhanced Games
Il confronto con le Olimpiadi tradizionali è impietoso. Vincere una medaglia d’oro ai Giochi olimpici è il traguardo di una vita e forse il sogno di ogni atleta, ma dal punto di vista puramente economico non c’è confronto che tenga. Gli Enhanced Games mettono infatti sul tavolo premi enormi: ogni disciplina vale 500mila dollari, metà dei quali destinati al vincitore, mentre chi riuscirà a battere i record ufficiali dei 50 stile libero o dei 100 metri piani incasserà un bonus da un milione di dollari. «Ho nuotato per tutta la vita e non ho mai guadagnato un soldo», ha detto ancora il nuotatore greco Gkolomeev, che proprio quest’anno è riuscito a strappare il record del mondo (che naturalmente non verrà registrato) nei 50 metri stile libero, incassando 1,25 milioni di dollari.
Ti potrebbe interessare

Quanto può guadagnare un atleta alle Olimpiadi
I soldi che un atleta può portarsi a casa dalle Olimpiadi sono infinitamente inferiori e dipendono da Paese a Paese. Secondo uno studio di Oxford Economics, la medaglia d’oro dei Giochi di Parigi del 2024 aveva un valore di mercato intrinseco di appena 950 euro. Perché la medaglia era fatta in argento puro placcato con appena 6 grammi di oro, una politica di risparmio che il CIO porta avanti fin da Anversa 1920. Sono i premi in denaro delle federazioni a fare la differenza. L’Italia per esempio è uno dei Paesi più generosi al mondo, pagando ben 180.000 euro lordi per un oro (90.000 per l’argento e 45.000 per il bronzo), superata da alcune eccezioni come Hong Kong, Singapore, Taiwan o l’Arabia Saudita. Ma per la stragrande maggioranza degli atleti globali, sponsor e borse di studio non bastano a coprire i costi di una carriera.
Chi c’è dietro gli Enhanced Games
Dietro a una pioggia di dollari così fitta non potevano che esserci i grandi capitali della Silicon Valley e della destra ultra-conservatrice americana. Il fondatore dei Giochi è l’avvocato anglo-australiano Aron D’Souza, che ha già firmato un contratto con la Rsa, la casa di produzione di proprietà del regista Ridley Scott, per la realizzazione di una serie televisiva in dieci puntate dedicata agli Enhanced Games 2026. A lui molto vicino è il miliardario Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e tra i principali sponsor dell’evento, accanito sostenitore delle terapie di estensione della vita e della longevità estrema.
Tra i sostenitori c’è anche il magnate tedesco del biotech Christian Angermayer. Ma a blindare l’operazione sotto il profilo politico e ideologico è stato l’ingresso nel capitale di 1789 Capital, fondo di venture capital che vede tra i propri partner Donald Trump Jr. (figlio del presidente degli Stati Uniti) e strateghi legati a JD Vance. «Per oltre un secolo, le élite dello sport globale hanno soffocato l’innovazione, schiacciato il talento individuale e impedito agli atleti di superare i propri limiti. Questo ora finisce», ha tuonato Trump Jr. per giustificare l’investimento. Tra i finanziatori della cerchia tech figura anche l’ex CTO di Coinbase, Balaji Srinivasan.
L’obiettivo di questo pool di investitori, che ha recentemente portato la società a quotarsi anche alla borsa di New York (NYSE), va ben oltre lo spettacolo sportivo. I Giochi sono una colossale vetrina di marketing con la scommessa di utilizzare l’hype degli atleti potenziati per lanciare una futura piattaforma di telemedicina focalizzata sulla vendita di testosterone, farmaci per la perdita di peso e composti anti-invecchiamento. Un business che punta a prendersi una fetta del mercato globale del benessere, che oggi vale già quasi 7.000 miliardi di dollari.
I “puliti” beffano i dopati nelle gare regina
Con queste premesse e corpi potenziati da testosterone, EPO e steroidi anabolizzanti, gli investitori della Silicon Valley si aspettavano una pioggia di record storici. Invece, la pista e la vasca di Las Vegas hanno regalato una clamorosa e ironica beffa: le gare simbolo dell’evento, i 100 metri piani dell’atletica, sono state dominate da atleti che hanno gareggiato dichiaratamente puliti.
Il fulmine della serata è stato lo statunitense Fred Kerley (già argento olimpico a Tokyo e squalificato per due anni per aver saltato tre controlli antidoping in meno di un anno). Kerley nonostante abbia scelto di non assumere alcuna sostanza, ha stampato un 9″97 sufficiente per prendersi il titolo di uomo più veloce del meeting. Un tempo modesto rispetto al record di Usain Bolt di 9″58, ma che gli è bastato per intascare i 250mila dollari del primo premio e lanciare una frecciata ai colleghi dopati: «Ragazzi, dovete fare di meglio. Forse dovete allenarvi più duramente e assumere meglio quella roba».
La scena si è ripetuta identica nei 100 metri femminili, dove l’atleta “clean” Tristan Evelyn (Barbados) ha trionfato in 11″25 staccando nettamente le avversarie che avevano assunto farmaci. Anche il nuotatore statunitense Hunter Armstrong ha vinto i 50 metri dorso gareggiando senza alcun supporto farmacologico.
Il nuotatore Gkolomeev incassa il mega-bonus
Dopo ore di competizioni sottotono – tra cui il flop dell’ex primatista del nuoto James Magnussen e il fallimento della star di Game of Thrones Hafthór “Thor” Björnsson nello stacco da terra – a salvare la faccia dell’organizzazione è stato proprio il nuotatore greco Kristian Gkolomeev che nei 50 metri stile libero ha fermato il cronometro a 20″81 e limando di 7 centesimi il record del mondo ufficiale (20″88) di Cameron McEvoy. Una prestazione mostruosa, ottenuta sia grazie all’aiuto chimico sia all’utilizzo di un super-costume bandito dalle federazioni internazionali. Il record non entrerà mai negli annali ufficiali dello sport, ma a Gkolomeev importerà poco: la prestazione gli è valsa il super bonus da 1 milione di dollari che, sommato ai 250mila della vittoria, lo ha fatto uscire dalla vasca con un assegno da 1,25 milioni di dollari.
Il muro del mondo dello sport: «Un progetto pericoloso»
Se gli atleti si godono portafogli gonfi come mai prima d’ora, le istituzioni dello sport restano sul piede di guerra. Sebastian Coe, presidente della Federazione mondiale di atletica (World Athletics), ha liquidato l’evento definendolo «un progetto pericoloso e irresponsabile che volta le spalle allo sport». Sulla stessa linea la Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, che ha ribadito la linea della tolleranza zero: per tutti i partecipanti agli Enhanced Games scatterà la squalifica a vita dalle competizioni ufficiali.

