Ebola in Congo e la teoria del complotto su Bill Gates che speculerebbe sull’epidemia

Diverse condivisioni Facebook riguardano un reel dove si suggerisce che Bill Gates sarebbe responsabile dell’emergenza sanitaria in Congo, dovuta al Bundibugyo ebolavirus. Si tratterebbe dunque di un complotto volto a speculare sulla produzione di un vaccino, in linea con le più basilari narrazioni No vax. La ricostruzione è tuttavia fuorviante: i fondi citati esistono ma appartengono a un consorzio internazionale (che include l’Unione Europea) per la prevenzione scientifica, mentre l’emergenza sul campo è reale e aggravata, semmai, dai tagli alla Sanità globale.
Per chi ha fretta
- Un video virale sostiene che la donazione di gennaio 2026 della fondazione di Bill Gates per la ricerca sull’Ebola sia la prova di un’epidemia pianificata a tavolino.
- Il finanziamento da 26,7 milioni di dollari esiste, ma non è un’iniziativa esclusiva di Gates: è stanziato dalla CEPI e dal programma Horizon Europe dell’Unione Europea per sviluppare vaccini preventivi multivalenti.
- L’epidemia in Congo non è un’invenzione dell’OMS per generare panico, ma un focolaio reale e documentato da analisi di laboratorio tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo.
- Gli esperti sul campo evidenziano che la diffusione del patogeno è stata favorita dal ritardo nel tracciamento, causato dal drastico disimpegno economico e dai tagli della sanità internazionale.
Il contesto
Riportiamo di seguito la trascrizione della voce narrante, eseguita tramite Turboscribe:
Solo pochi mesi fa, gennaio 2026, il cartello dei vaccini cepi di Bill Gates ha donato a Moderna e all’Università di Oxford 26,7 milioni di dollari per avviare lo sviluppo di iniezioni di mRNA e vettori virali del virus Ebola-Bundibugyo.
Quattro mesi dopo, ieri, l’OMS ha dichiarato un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale a causa dell’epidemia di Ebola-Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo i critici, lo stesso schema si ripete sempre. Sviluppare un vaccino, seminare il panico provocando una nuova epidemia, dichiarare lo stato di emergenza, acquisire potere e controllo, imporre il vaccino come unica soluzione.
Vero? Non vero? Voi cosa pensate alla luce di questi altri fattori? In tutta l’Africa si sono verificati decine di focolai di Ebola negli ultimi 50 anni. Ogni precedente focolaio di Ebola è stato contenuto con successo nella regione interessata, senza trasformarsi mai in una pandemia globale. Perché? Perché l’Ebola, compreso il ceppo Bundibugyo, si diffonde attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di individui sintomatici, non per via aerea o tramite contatti occasionali.
Non esiste alcuna base biologica per cui questo possa diventare una pandemia mondiale. Perché dunque questa rapida escalation verso una vera e propria emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale proprio in questo momento? I critici ipotizzano che forse hanno effettivamente dichiarato lo stato di emergenza perché i negoziati delle OMS sul trattato pandemico hanno recentemente subito un grave intoppo a causa dell’allegato relativo all’accesso agli agenti patogeni e alla condivisione dei benefici, PABS, impedendo l’entrata in vigore del trattato. Sembra inoltre che la gestione fallimentare della situazione legata all’Hantivirus non abbia generato il livello di paura percepita che si sperava, come avevamo previsto a suo tempo. Con l’uscita degli Stati Uniti, Bill Gates è ora il principale finanziatore dell’OMS. Pertanto nulla di ciò che l’OMS dice o fa dovrebbe essere accettato senza riserve.

Cosa c’entra Bill Gates?
Secondo la narrazione, nel gennaio 2026 «Bill Gates ha donato a Moderna e all’Università di Oxford 26,7 milioni di dollari per avviare lo sviluppo di iniezioni di mRNA e vettori virali del virus Ebola-Bundibugyo».
Al momento è disponibile il vaccino a virus attenuato ERVEBO, contro lo Zaire ebolavirus. L’efficacia è stata confermata durante l’imponente epidemia in Guinea tra il 2014 e il 2016.
Per quanto riguarda l’epidemia attuale, causata dal Bundibugyo ebolavirus la ricerca non si è ancora conclusa. Un primo candidato a virus attenuato sarebbe rVSV. Ma prima di arrivare alla fase clinica della sperimentazione ci vorranno ancora parecchi mesi. Un secondo candidato si basa sulla piattaforma a vettore virale ChAdOx1, la stessa di AstraZeneca.
Un altro fronte aperto è quello dei vaccini «multivalenti», ovvero in grado di contrastare tutti i Filoviridae più letali. Parliamo della stessa famiglia di patogeni a cui appartengono ebolavirus e marburgvirus. Parliamo però di un progetto che potrebbe ottenere i suoi frutti nel lungo periodo. Ed è qui che arriviamo a Bill Gates.
A guidare il progetto è un consorzio sostenuto dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e dal programma Horizon Europe dell’Unione Europea con un finanziamento di 26,7 milioni di dollari. Unirà assieme l’impiego di Intelligenza Artificiale e delle piattaforme più innovative a mRNA e a vettori virali. Tra i finanziatori della CEPI troviamo anche la Fondazione di Bill e Melinda Gates. Per approfondire leggete qui, qui, qui e qui.
Perché vaccinare se epidemie e pandemie possono esaurirsi spontaneamente?
Quattro mesi dopo «l’OMS ha dichiarato un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale a causa dell’epidemia di Ebola-Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo». Questo per l’autore sembra incomprensibile. «Ogni precedente focolaio di Ebola è stato contenuto con successo nella regione interessata, senza trasformarsi mai in una pandemia globale – continua la voce narrante -. Perché l’Ebola, compreso il ceppo Bundibugyo, si diffonde attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di individui sintomatici, non per via aerea o tramite contatti occasionali».
Il divulgatore scientifico americano David Quammen ha spiegato nel suo celebre saggio Spillover, le ragioni per cui le epidemie si possono esaurire in maniera spontanea. Lo fa proprio nel capitolo dove tratta gli ebolavirus:
«L’esaurirsi spontaneo è un aspetto molto importante di questi patogeni altamente letali e relativamente poco contagiosi. Significa che la maggior parte dei contagiati muore prima di poter infettare altri individui, mentre altri (pochi) guariscono, e il virus dopo un po’ smette di propagarsi».
È proprio per questo ch’è importante finanziare lo sviluppo di vaccini, per far esaurire le epidemie prima che possano farlo da sé, trascinandosi dietro vittime e danneggiati permenenti, dalla malattia. Ricordiamo che Quammen queste osservazioni le faceva dopo essere andato sul campo, intervistando gli esperti che vedevano in faccia questo tipo di epidemie. Non si tratta di congetture basate su quel che trovava in Rete.
Esistono epidemie che non ci riguardano?
Ma secondo la voce narrante «non esiste alcuna base biologica per cui questo possa diventare una pandemia mondiale – continua l’autore -. Perché dunque questa rapida escalation verso una vera e propria emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale proprio in questo momento?»
Così però si dimentica che stiamo parlando di vite umane. Anche le malattie neurodegenerative non sono una minaccia globale, non sono contagiose e riguardano casi rari. Quindi non facciamo ricerca su queste patologie?
Inoltre i virus più hanno la possibilità di infettare, maggiore sarà la probabilità che mutino “imparando” (consentiteci il termine) a diffondersi con più efficienza, magari tra asintomatici e dando tempo all’ospite di vivere più a lungo, così da trasformarsi in un potenziale super-diffusore. Vi invitiamo a recuperare gli articoli della rubrica dedicata alle varianti Covid per farvene un’idea. Per altro i virus a RNA (come gli stessi ebolavirus) mutano con meno difficoltà rispetto a quelli a DNA.
Ha senso depauperare l’OMS?
La narrazione si conclude considerando positiva l’uscita degli Stati Uniti dall’OMS, anzi sarebbe sensato non dare proprio retta all’Organizzazione. «Con l’uscita degli Stati Uniti, Bill Gates è ora il principale finanziatore dell’OMS. Pertanto nulla di ciò che l’OMS dice o fa dovrebbe essere accettato senza riserve».
Il 5 maggio l’OMS riceve un allarme preoccupante. A Mongbwalu, nella provincia congolese dell’Ituri, una «malattia sconosciuta» miete decine di vittime, tra cui diversi operatori sanitari. L’11 maggio un uomo congolese entra in un ospedale di Kampala, in Uganda, e muore tre giorni dopo. Il 14 maggio l’INRB di Kinshasa ha analizzato 13 campioni di sangue provenienti dalla zona sanitaria di Rwampara. La conferma del Bundibugyo virus in 8 campioni arriva il 15 maggio.
Sul Washington Post – giornale di Jeff Bezos -, sono comparsi due articoli (qui e qui) dove si suggerisce che il disimpegno americano durante l’amministrazione Trump possa aver influito nel ritardo con cui è stata riconosciuta l’emergenza nella regione. L’assistenza statunitense nel Congo si è ridotta da 1,4 miliardi nel 2024 ai 21 milioni di quest’anno.
Il biologo Enrico Bucci, adjunct professor alla Temple University, ha commentato queste analisi su Il Foglio:
«Queste cifre spiegano il contesto dentro cui è emersa la nuova zoonosi: una rete territoriale più povera di presenza continua, meno capace di trasformare rapidamente un sospetto clinico in una diagnosi e in un intervento, in un territorio che è noto per ospitare uno dei virus più temuti. […] Il taglio a monte riduce quella capacità di riconoscimento precoce e sposta il costo sul momento peggiore, quando il numero dei casi cresce, gli operatori lavorano in condizioni più difficili e la fiducia delle comunità deve essere conquistata dentro la paura – e ben presto, naturalmente, i virus varcano i confini nazionali».
Dunque, se dovessimo adottare la stessa logica complottista della narrazione in oggetto, dovremmo concludere che Trump sarebbe molto più bravo di Gates almeno nel dare qualche vantaggio a pericolosi patogeni.
Conclusioni
Associare i finanziamenti alla ricerca preventiva alla nascita di un focolaio epidemico è un classico espediente complottista che inverte la causa con l’effetto. I 26,7 milioni di dollari stanziati a gennaio 2026 non costituiscono una donazione privata e opaca di Bill Gates, ma un fondo europeo e internazionale (CEPI ed Horizon Europe) finalizzato allo studio di soluzioni multivalenti contro i filovirus, noti da decenni per la loro letalità.
L’emergenza dichiarata dall’OMS risponde a dati epidemiologici reali e tragici registrati tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda. Presentare la ricerca medica o l’allerta sanitaria come una messinscena orchestrata per imporre trattati o speculare sulle terapie è un’affermazione priva di riscontri documentali e smentita dalle evidenze scientifiche e cronachistiche sul campo.
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