Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoFerrariMaldive
CULTURA & SPETTACOLOCamera dei deputatiRaiTv

Perché Palazzo Labia e il Teatro delle Vittorie non potranno mai esser studi Rai: le parole dell’Ad Sergio alla Camera

28 Maggio 2026 - 15:28 Stefania Carboni
teatro delle vittorie
teatro delle vittorie
Il direttore generale della Rai, in audizione in commissione Cultura alla Camera, ha spiegato tutti i limiti degli immobili storici, oggi in vendita. E cosa potrà fare il Mic (solo dopo aver chiuso un affare)
Google Preferred Site

«Il 10 giugno sarò in Vigilanza Rai per l’audizione sul piano immobiliare, l’ho appena confermato alla presidente Barbara Floridia». Lo ha detto Roberto Sergio, direttore generale della Rai, in audizione in commissione Cultura alla Camera sui temi relativi al valore culturale, storico e artistico del Teatro delle Vittorie e di altri edifici interessati dal piano immobiliare della Rai. Nel corso della audizione Sergio ha bocciato sia l’utilizzo del Teatro delle Vittorie, in vendita, che per Palazzo Labia a Venezia. Almeno per viale Mazzini.

Nel patrimonio immobiliare della Rai «esistono immobili che non sono soltanto asset patrimoniali, ma luoghi da forte valore storico, artistico e anche di emozione collettiva come palazzo Labia e il Teatro delle Vittorie. Su questi beni la Rai intende esercitare pienamente il proprio ruolo di custode responsabile, e l’interesse manifestato dal ministero della Cultura è da leggere proprio come un segnale positivo, che non fa che confermare la rilevanza di quel patrimonio e la correttezza del percorso intrapreso», ha dichiarato l’ad.

Palazzo Labia, Teatro delle Vittorie e il diritto di prelazione del Mic (solo dopo la vendita)

La Rai andrà avanti con la vendita del pacchetto di 15 immobili, sui quali è stata già sollecitata la manifestazione di interesse, e solo dopo, secondo Sergio, le istituzioni competenti potranno esercitare il diritto di prelazione sugli immobili vincolari. «La Rai andrà avanti con la vendita del pacchetto di 15 immobili – ha detto rispondendo alle domande -, ma l’acquirente al momento del rogito sarà consapevole che il ministero della Cultura, la Regione o il Comune competente potranno esercitare il diritto di prelazione sui beni vincolati, come il Teatro delle Vittorie o Palazzo Labia, che potrebbero essere quindi poi stralciati».

«Criticità al Teatro delle Vittorie, che ne limitano l’utilizzo»

«Il Teatro delle Vittorie presenta una serie di criticità che ne limitano fortemente l’utilizzo operativo come studio televisivo», ha dichiarato Sergio davanti alla commissione Cultura alla Camera. «Le valutazioni tecniche svolte negli anni – ha spiegato Sergio – hanno evidenziato una significativa inadeguatezza sotto il profilo strutturale e impiantistico, con sistemi obsoleti che richiederebbero investimenti rilevanti e tempi di fermo prolungati, senza peraltro poter risolvere completamente le tematiche acustiche e di contesto – ha proseguito -. Un esempio su tutti: oggi non è più possibile usare il teatro in orari serali per le trasmissioni in diretta a causa dei forti vincoli su accessi e impatti acustici derivanti dal contesto residenziale limitrofo. Tutto il management aziendale è pienamente consapevole del valore simbolico del Teatro delle Vittorie ma le esigenze produttive contemporanee richiedono spazi diversi per dimensioni, flessibilità, e capacità di adattarsi a format e modelli produttivi radicalmente mutati. Motivazioni, queste, che hanno responsabilmente spinto Rai ad inserire il Teatro tra gli immobili da valorizzare». «Riprendendo quanto già detto anche dall’amministratore delegato, ritengo importante ribadire – anche in questa sede istituzionale – che qualora le istituzioni competenti intendessero valutare una destinazione pubblica, culturale o museale ispirata alla storia della radio e della televisione italiana – come espresso pubblicamente dal Mic, la Rai potrà – se utile – mettere a disposizione materiali, scenografie e contenuti delle Teche».

Il problema di Palazzo Labia

«A Venezia Palazzo Labia, immobile di straordinario valore storico ed artistico, non presenta le caratteristiche necessarie per ospitare in modo efficiente attività operative che richiedono spazi flessibili, infrastrutture tecnologiche avanzate e standard di servizio pienamente adeguati alle esigenze contemporanee», ha dichiarato il direttore generale della Rai. «La scelta che Rai ha fatto è quella di una riorganizzazione della presenza in forme più funzionali e coerenti con i bisogni attuali del servizio pubblico, mentre Palazzo Labia potrà essere preservato e valorizzato nel rispetto della sua identità e delle tutele previste». Vendere «alcuni immobili non strategici della Rai è una scelta legittima e in alcuni casi necessaria, se inserita dentro una visione industriale moderna del servizio pubblico -ha sottolineato ancora Sergio- Il punto centrale non è vendere patrimonio, ma distinguere tra patrimonio strategico e patrimonio che non risponde più alle esigenze produttive, tecnologiche ed economiche di una moderna media company».