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No, Juan Bertoglio non è lo «scopritore» dell’Hantavirus Andes e la trasmissione tra umani è dimostrata

30 Maggio 2026 - 23:11 Juanne Pili
L'immunologo cileno chiarisce a Open l'equivoco nato da un'intervista: «Non ho isolato io il virus»
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Diverse condivisioni Facebook riportano le affermazioni controverse del dottor Juan Bertoglio, presentato come lo scopritore dell’Hantavirus Andes, oppure come il primo ad averlo trattato. La fonte originale è un’intervista pubblicata su La Bussola Quotidiana. L’intervista viene usata per portare avanti la narrazione secondo cui la trasmissione tra persone dell’Hantavirus Andes non sarebbe dimostrata e che il vaccino sarebbe inutile.

Per chi ha fretta:

  • Il medico cileno Juan Bertoglio viene presentato sui social e da alcune testate come lo «scopritore dell’Hantavirus Andes», un titolo usato per dare autorevolezza a tesi che definiscono i vaccini inutili e la paura irrazionale.
  • Si tratta di un errore: il virus Andes è stato identificato genomicamente nel 1996 da un gruppo di ricercatori argentini. Il nome di Bertoglio non compare in quel lavoro scientifico.
  • Contattato da Open, lo stesso dottor Bertoglio ha smentito la paternità della scoperta, spiegando di aver solo gestito nel 1993 un focus clinico poi ricondotto retrospettivamente a quel virus.
  • La trasmissione da uomo a uomo dell’Hantavirus Andes è scientificamente dimostrata ed è una caratteristica specifica di questa variante. Il dibattito scientifico riguarda l’efficienza del contagio (ad esempio per via aerea), non la sua esistenza.

Il contesto

Le condivisioni dell’intervista riportano la seguente didascalia: «Parla lo scopritore dell’Hantavirus: vaccino inutile, paura irrazionale».

Come e quando è stato scoperto l’Andes virus

Nella fonte originale non si attribuisce mai a Bertoglio la paternità della scoperta. Sembrerebbe invece che il Medico si sia occupato del primo caso noto. Eppure Il Giornale d’Italia nel riportare l’intervista titola «Lo scopritore dell’hantavirus Bertoglio: “Vaccino inutile, paura irrazionale, follia parlare di lockdown e mascherine” ». Curiosamente non vi è traccia della paternità di tale scoperta nelle Agenzie di stampa, né nei principali quotidiani nazionali.

L’intervista originale riporta che l’Immunologo cileno avrebbe trattato nel suo ospedale il primo caso conosciuto:

Il problema è che il primo caso documentato di Andes virus risale a 31 anni fa, quando colpì nel marzo 1995 una famiglia argentina che viveva nella campagna vicino a El Bolson. L’anno successivo venne pubblicato lo studio condotto da Nora López, Paula Padula, Carlos Rossi, María Ester Lázaro e María T. Franze-Fernández, i quali riconoscono che il patogeno è un nuovo virus del gruppo hantavirus, facente parte della famiglia Hantaviridae.

Gli autori non menzionano mai nel paper né Bertoglio, né l’Universidad Austral del Cile. Lo studio riporta i ringraziamenti a numerosi colleghi per aver contribuito al lavoro. Si menziona persino un certo signor Sergio Miguel «per l’assistenza tecnica». Del professor Bertoglio invece nessuna menzione.

La smentita del dottor Bertoglio

Abbiamo contattato direttamente la fonte primaria. Il dottor Bertoglio spiega a Open l’equivoco che ha originato queste narrazioni imprecise. Riportiamo di seguito la sua replica integralmente (il grassetto è nostro):

La trasmissione tra persone

A un certo punto dell’intervista Bertoglio esprime i propri dubbi sulla trasmissione tra persone dell’Andes virus:

Non di meno, il caso menzionato da Bertoglio non è importante per la trasmissione tra persone, la quale è dimostrata, come riporta l’OMS. Molto probabilmente l’Immunologo fa riferimento al focolaio di Hantavirus Andes di cui tratta uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine. I ricercatori suggerivano che il contagio tra umani potesse avvenire in maniera molto più efficiente di quanto i casi precedenti facessero pensare.

Tutto era cominciato a partire da una festa di compleanno finita molto male in Argentina. Si parla infatti di una persona che pur manifestando sintomi simili a una influenza decide di partecipare alla serata. Sarà l’evento scatenante. I fatti risalgono al periodo tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, quando Andes colpì la comunità di Epuyén, un paesino nella provincia del Chubut.

Questo “paziente 1” resta in contatto con 100 persone per circa 90 minuti. Dopo un paio di settimane chi era vicino a lui manifesterà i primi sintomi. Durante la festa una persona in particolare va in bagno e ne incrocia un’altra che sta uscendo. Risulterà comunque contagiata.

Si tratta però di un dato aneddotico, che non esclude l’esposizione dei positivi a una fonte comune – come afferma lo stesso Bertoglio -, ma l’esistenza del contagio tra persone non è messo in discussione negli studi successivi. Il professor Enrico Bucci, biologo esperto nella revisione degli studi scientifici citava lo scorso 4 maggio su Il Foglio una revisione sistematica che mette in discussione modalità ed efficacia del contagio tra persone, senza mettere in dubbio che questo sia dimostrato per Andes.

Attenzione, perché questo passaggio è fraintendibile. Come anticipavamo, i ricercatori sollevano dubbi non sulla trasmissione tra umani, che infatti ritengono «specifica» di questo Hantavirus. Mettono in discussione l’efficienza di una sua trasmissione in modalità aerea. Per altro gli autori nel testo invocano comunque il principio di precauzione onde prevenire l’emergere di «super-diffusori». Quella che ancora non risulta né dimostrata né smentita è la trasmissione tra asintomatici.

Conclusioni

Presentare l’immunologo Juan Bertoglio come lo «scopritore dell’Hantavirus Andes» per sostenere che la trasmissione tra umani non sia dimostrata è un’operazione fuorviante. Come confermato dallo stesso medico a Open, l’identificazione molecolare del patogeno è avvenuta nel 1996 ad opera di un team di scienziati argentini. Bertoglio afferma a Open di aver trattato uno dei primi casi nel 1993, ma non ha isolato il virus. Inoltre, la trasmissione tra gli umani dell’Andes virus è un dato accertato. Il dibattito tra gli esperti si concentra esclusivamente sui canali di diffusione e sulla loro efficacia, non sull’esistenza del contagio tra persone.

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