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Caporalato al cantiere per il nuovo Consolato Usa, il manager turco Ulas Demir fermato in aeroporto mentre tentava la fuga dall’Italia

31 Maggio 2026 - 16:04 Bruno Gaetani
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Il 49enne ha comprato i biglietti per Istanbul non appena informato delle indagini della procura. Ma gli inquirenti lo hanno intercettato appena prima della partenza
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È stato fermato all’aeroporto di Bergamo mentre cercava in fretta e furia di lasciare l’Italia Ulas Demir, il manager turco di 49 anni preposto dalla società statunitense «Caddell Construction Co. LLC» per la costruzione del nuovo Consolato generale degli Stati Uniti. In quel cantiere da 200 milioni di dollari che sorge sull’area dell’ex «tiro a segno» di piazzale Occursio, la Procura di Milano ha accusato sospetta che lavorassero centinaia di operai indiani in condizioni di «para-schiavismo». Per il manager turco è stato disposto un fermo per pericolo di fuga.

La tentata fuga in Turchia

Ulas Demir risulta indagato, insieme alla divisione italiana della società americana Caddell, per l’ipotesi aggravata di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro. Il manager turco sarebbe stato intercettato mentre parlava con un uomo in Turchia, probabilmente un suo superiore. «Fratello, Zafer dice che se vieni qui per ferie, sarebbe meglio… Vedi un attimo e parlane con la tua moglie», direbbe la voce dell’uomo al telefono. E il manager turco ha prontamente accolto il consiglio, comprando due biglietti per Istanbul: uno per sé e uno per la moglie. L’uomo, però, non sapeva di essere intercettato. E oggi, domenica 31 maggio, è stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio. Secondo i pm milanesi, questo episodio dimostra l’evidente volontà di Demir di fuggire all’estero, ma spetterà a un gip del Tribunale di Bergamo decidere se convalidare o meno il fermo.

L’indagine per caporalato

La probabile tentata fuga di Ulas Demir arriva a due giorni dal decreto del pm di Milano Paolo Storari che ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per caporalato per il colosso americano delle costruzioni Caddell Construction. L’accusa è di aver sfruttato il lavoro, anche con paghe sotto la soglia della povertà, di operai indiani reclutati da un’altra società indiana «a cui veniva corrisposta», tra l’altro, da parte degli stessi «lavoratori reclutati la somma di circa 500.000 rupie», una sorta di ‘pizzo’ per lavorare. Lavoratori che, poi, «venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia per la realizzazione del Consolato americano a Milano» di piazzale Accursio.

Le paghe da fame e l’accusa di «para-schiavismo»

Secondo la ricostruzione della procura, i lavoratori indiani avrebbero ricevuto paghe orarie di circa 2,17 euro l’ora e sarebbero stati «costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro Paese d’origine», se non sottostavano «a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati». Una situazione, scrivono i pm, «di para-schiavismo».

Foto copertina: Google Maps | Il consolato Usa in costruzione nell’area nell’area dell’ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio, a Milano

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