Roberto Gagnor e l’addio a Topolino: «Quando i fan decidono il destino degli autori, la creatività rischia di perdere libertà» – L’intervista

Dopo oltre vent’anni di collaborazione e più di 300 storie pubblicate, lo sceneggiatore Roberto Gagnor non scriverà più per Topolino. Una separazione che, per l’autore, ha anche un forte valore personale: «Per me Topolino è sempre stato non solo un lavoro, ma qualcosa fatto per amore e passione, qualcosa di fondamentale», racconta a Open. La decisione, resa pubblica dallo stesso autore attraverso un post sui social, ha aperto un dibattito che va oltre il mondo dei fumetti Disney. Quanto peso devono avere le reazioni online dei lettori nelle scelte editoriali? E dove finisce il diritto di critica del pubblico e inizia la libertà di espressione degli autori?
La fine della collaborazione
Secondo la ricostruzione fornita da Gagnor, l’interruzione della collaborazione sarebbe stata causata da alcuni commenti pubblicati sui social nell’aprile scorso. Commenti con cui aveva reagito alle critiche di una parte del fandom nei confronti delle più recenti storie di PK, la celebre serie dedicata a Paperinik. «Avevo scherzato sul mio profilo Facebook personale riguardo alle ossessioni di alcuni lettori particolarmente agitati per le storie di PK», racconta a Open. «L’ho fatto con ironia e sarcasmo. Poi la discussione è degenerata e anch’io ho alzato i toni. La cosa più grave che ho scritto è che erano irrilevanti e che dovevano crescere». Parole che hanno suscitato la reazione di alcuni utenti del forum Papersera, storico punto di riferimento per gli appassionati Disney.
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Alcuni lettori hanno chiesto pubblicamente provvedimenti nei confronti dell’autore e dichiarato che, in caso contrario, avrebbero interrotto il proprio abbonamento alla rivista. Pochi giorni dopo, il 6 maggio, è arrivata la comunicazione della fine della collaborazione. «Il direttore ha ascoltato loro e non ha ascoltato il suo autore», sostiene Gagnor. «Questo è il punto che considero più grave. Significa che la prossima volta un autore che si troverà al centro di una polemica non potrà contare sul sostegno della direzione».
La posizione del direttore
Dal canto suo, il direttore editoriale Alex Bertani ha confermato sostanzialmente questa ricostruzione in una dichiarazione pubblicata da Fumettologica. Bertani ha spiegato di aver preso la decisione per tutelare il rapporto con i lettori e l’immagine della testata, sostenendo che «i lettori vanno rispettati. A prescindere». Secondo il direttore, chi lavora per Topolino viene inevitabilmente percepito come rappresentante della rivista anche quando interviene a titolo personale sui social. Per questo, ha aggiunto, determinati atteggiamenti non possono essere associati a una realtà che promuove dialogo, rispetto e inclusività. È proprio questo punto a essere contestato da Gagnor. «Io non sono un dipendente dell’azienda. Sono un libero professionista e rappresento me stesso», afferma. «Non ho alcun vincolo che mi obblighi a parlare a nome della testata».
«La creatività ha bisogno di libertà»
Per l’autore, la questione non riguarda soltanto il suo caso personale ma il futuro del lavoro creativo. «La creatività ha bisogno di libertà», sintetizza. «Se gli autori iniziano ad avere paura delle reazioni online, finiranno per autocensurarsi. E questo porterà a storie meno coraggiose, meno originali e, alla lunga, meno belle». Nel corso dell’intervista, Gagnor insiste più volte sulla distinzione tra critica e pressione organizzata. «La critica è preziosa, anche quando è dura. Aiuta a capire se stai sbagliando. Il problema nasce quando una piccola minoranza pretende di pilotare il lavoro creativo degli altri e trova qualcuno disposto ad ascoltarla».
Secondo l’autore, il rischio è che editori e direttori finiscano per inseguire le richieste delle comunità online, sacrificando sperimentazione e innovazione. Oggi basta una polemica online o un forum particolarmente attivo per generare una pressione significativa sulle aziende. Per Gagnor il problema non è la critica dei lettori, ma il fatto che questa possa trasformarsi in uno strumento capace di incidere direttamente sul lavoro degli autori. «Se gli autori iniziano a pensare che una discussione online possa avere conseguenze professionali, inevitabilmente diventeranno più prudenti», sostiene.
Un dibattito che va oltre Topolino
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio. Dall’arrivo di Bertani alla direzione, nel 2018, la rivista ha attraversato una fase di forte rinnovamento editoriale, con nuovi autori, nuove sperimentazioni narrative e un controllo più diretto sulle sceneggiature. Gagnor evita di trasformare il confronto in uno scontro personale, ma non nasconde le proprie perplessità. «Mi aspettavo almeno una difesa. Anche una critica privata, se necessario. Ma una difesa pubblica del principio che gli autori debbano poter esprimere le proprie opinioni». Resta da capire se il suo sarà un caso isolato oppure il segnale di un cambiamento più profondo nel rapporto tra creativi, aziende editoriali e comunità digitali. «Spero che resti un episodio isolato», conclude. «Ma non ne sono sicuro. Perché oggi basta un forum, un gruppo Facebook o una campagna online per esercitare una pressione enorme. E quando le decisioni vengono prese guardando soprattutto a quel rumore, il rischio è che a perdere sia la libertà creativa».

