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Amendolara, migliaia al corteo Cgil contro il caporalato. Elly Schlein: «Sequestro preventivo per le aziende che sfruttano» – Il video

06 Giugno 2026 - 19:57 Cecilia Dardana
Il segretario del sindacato Landini alla manifestazione dopo il rogo dei braccianti: «Bisogna cambiare il modo di fare impresa»
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Migliaia di persone hanno invaso le strade di Amendolara per gridare «Mai più». Il corteo, organizzato dalla Cgil dopo il brutale omicidio di quattro braccianti avvenuto lunedì scorso, vede in prima fila il segretario generale Maurizio Landini e il leader della Flai Cgil Giovanni Mininni. Accanto a loro, anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schelin, e le delegazioni di lavoratori e braccianti stranieri giunti da ogni angolo d’Italia.

La rabbia di Landini e il terrore nei campi

Prima dell’inizio della manifestazione, Landini ha espresso parole durissime contro l’attuale modello economico: «Questa tragedia rappresenta un sistema sbagliato di fare impresa, fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. È il momento che tutti, uscendo dall’ipocrisia, dicano basta a questo sistema. Il governo applichi le leggi che ci sono. Se si vuole intervenire bisogna rafforzare i controlli, fare le assunzioni, mettere nelle condizioni gli ispettorati e tutti i soggetti di fare quello che fanno o quello che dovrebbero fare».

La testimonianza di un bracciante indiano

Il Corriere della Sera riporta poi la testimonianza drammatica di chi vive questa realtà ogni giorno. Un bracciante di origine indiana confessa il clima di terrore che si respira nelle campagne: «Abbiamo molta paura che succeda anche a noi». Spiega che l’impiego è gestito interamente dai caporali e, alla domanda sul perché le vittime non scelgano la via della denuncia, risponde netto: «Perché abbiamo paura soprattutto per le nostre famiglie in India e poi ci serve la sicurezza del lavoro. Altrimenti poi ti chi prende?».

La politica in corteo

Al corteo partecipano numerose sigle della politica e della società civile. Tra i manifestanti si incrociano i simboli del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, di Rifondazione Comunista e di Alleanza Verdi e Sinistra, affiancati dai rappresentanti di Libera, Anpi e Legambiente. La folla intona slogan incentrati sulla sicurezza e sulla legalità, ripetendo: «Basta morti e clandestinità». Per Landini serve una svolta immediata che coinvolga ogni livello istituzionale: «Questo sistema mette in discussione la dignità, l’umanità, la vita stessa delle persone. C’è bisogno che ci sia una reazione da parte di tutti i soggetti politici e istituzionali, imprenditoriali, perché ci sono tutti gli strumenti legislativi, e non solo, per poter invertire questa tendenza e bloccare questo sfruttamento che sta portando alla morte delle persone».

L’affondo di Schlein: «Non è solo caporalato, è padronato»

Presente alla manifestazione anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, che lancia una proposta netta sul piano normativo e giudiziario. Secondo la leader dem «bisognerebbe rafforzare la legge sul caporalato non soltanto mettendo più risorse e assicurando che sia attuata fino in fondo ma anche prevedendo il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato». Schlein alza poi il tiro contro le responsabilità della filiera: «Quattro braccianti uccisi brutalmente, con violenza inaudita, non è accettabile. Non si può più parlare soltanto di caporalato, ma bisogna parlare del padronato. Parlare di padronato vuol dire guardare anche alle responsabilità delle connivenze delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato».

Ricordando che lo sfruttamento nei campi «è una piaga strutturale, non sono fenomeni episodici, questo ce lo siamo detti davanti ad ogni tragedia, anche quella della morte di Satnam Singh», la segretaria del Pd ha indicato la necessità di intervenire sulla legislazione nazionale. Occorre infatti «rivedere le norme sbagliate che favoriscono l’illegalità è quindi la ricattabilità, come la legge Bossi-Fini che va superata con canali regolari e regolati per l’ingresso».

Le opposizioni contro il governo

Anche il Movimento 5 Stelle è presente in prima linea ad Amendolara con una delegazione parlamentare composta da Dario Carotenuto, capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, Anna Laura Orrico e Vittoria Baldino. In una nota congiunta, i deputati attaccano duramente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: «Il M5S ha voluto essere qui ad Amendolara per rendere omaggio alle vittime di una strage orrenda che è solo la punta dell’iceberg di un sistema di sfruttamento disumano, intollerabile in un Paese civile nel 2026. Il Governo Meloni non ha fatto nulla per combattere concretamente il caporalato, anzi».

I parlamentari bocciano inoltre le ultime dichiarazioni ministeriali: «Suona ipocrita l’annuncio della ministra Calderone di una intensificazione dei controlli. Noi crediamo che servano ben altre azioni, a cominciare dall’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e dalla revisione della legge Bossi-Fini. In una Repubblica democratica fondata sul lavoro la schiavitù va sradicata una volta per tutte».

Fratoianni: «In questo Paese chi lavora è considerato pietra di scarto»

A chiudere il fronte delle critiche è il leader di AVS, Nicola Fratoianni, che punta il dito contro l’indifferenza delle istituzioni e la svalutazione della manodopera: «La sensazione che abbiamo provato è che viviamo in un Paese in cui l’ipocrisia la fa da padrona, viviamo in un Paese dove chi lavora è sempre più considerato una pietra di scarto, un oggetto da un umiliare». Poi conclude esprimendo forte scetticismo sull’operato della maggioranza: «Spero che questo Governo cambi marcia ma temo che sia difficile aspettarselo. Siamo qui per dire basta e per dire che il lavoro deve essere al centro dei temi della classe dirigente».

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