Bpm-Monte dei Paschi, ecco il piano di fusione: nascerà il terzo gruppo bancario d’Italia?

Dietro Unicredit e Intesa Sanpaolo nascerà un terzo grande polo bancario in Italia? È l’ipotesi che si apre ora che Banco Bpm ha lanciato formalmente la sua proposta di aggregazione col Monte dei Paschi di Siena. I due istituti sono attualmente rispettivamente il quarto e terzo del Paese. Dalla loro fusione nascerebbe un gruppo da circa 50 miliardi di euro di capitalizzazione, dietro a Unicredit (110,3 miliardi) e Intesa (99,1). L’operazione, deliberata all’unanimità dal Cda di Banco Bpm e inviata a Mps per avviare il relativo dialogo, dovrebbe strutturarsi «secondo le modalità tipiche di un merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture», fa sapere Bpm. L’aggregazione, si sottolinea, «consentirebbe la creazione di un nuovo Gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà.
Il progetto di aggregazione in numeri
Secondo Bpm l’operazione si fonderebbe su un «chiaro razionale strategico» con un significativo potenziale sinergico a regime superiore a 1,1 miliardi euro al lordo delle imposte, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavo, a loro volta generate per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto. La capitalizzazione di Borsa è stimata superiore a 50 miliardi di euro, con conseguente rafforzamento del posizionamento nel mercato dei capitali e ampliamento della base investitori. Banco Bpm stima una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa 6 miliardi di euro, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale. Si prevede inoltre una creazione di valore di almeno 5,5 miliardi di euro, valorizzando le sinergie al netto dei costi di integrazione, stimati in circa 1,1 miliardi euro al lordo delle imposte.
La proposta a Mps: cosa succede ora
Banco Bpm auspica di poter avviare in tempi rapidi un confronto con Mps e il suo management, al fine di «esplorare l’opportunità e, in presenza di un reciproco interesse, definire i principali elementi di una possibile aggregazione attraverso un percorso strutturato e collaborativo», si legge ancora nella nota del Banco. L’aggregazione con Mps porterebbe nel disegno di Bpm, assistito nelle valutazioni del caso da Citigroup e Goldman Sachs Bank, oltre che dallo studio legale Legance – Avvocati Associati, porterebbe a un assetto di governance «basato su criteri di equilibrio e rappresentatività, volto a riflettere il contributo e le specificità delle due banche e a garantire un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali, nonché a salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento». Nessun commento sulla proposta filtra per il momento da parte del Monte dei Paschi, «in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione della banca». Il Cda è convocato per lunedì, fanno sapere da Siena, e all’ordine del giorno ci sarà senza dubbio la proposta di aggregazione di Bpm.

