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Italia regina delle Zone a Traffico Limitato attive: 9 su 10 in Europa sono nel nostro Paese. Manca però una regia nazionale

09 Giugno 2026 - 19:37 Matteo Revellino
Ztl Milano
Ztl Milano
Il dato emerge dalla ricerca «Auto e Città, oltre il divieto» dell'Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. Al di là delle Ztl, in Italia si concentrano più della metà adottate per limitare il traffico
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L’89% delle Zone a Traffico Limitato (ZTL) attive in Europa sono in Italia. In altri termini, su 500 ZTL, 446 sono nel nostro Paese. Il dato è enorme e sembra esagerato, ma è emerso dalla ricerca «Auto e Città, oltre il divieto» dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali. Ma le Zone a Traffico Limitato non sono le uniche modalità utilizzate per limitare la circolazione delle automobili. In generale, in Italia si contano 485 limitazioni tra Ztl, Low Emission Zone (zone a bassa emissione, Lez) e sistemi di congestion charge (pedaggio urbano), pari al 56,2% del totale europeo che ammonta a 863 interventi.

La differenza con Francia, Spagna e Germania

Oltre a esporre i dati, la ricerca mette l’accento su un aspetto che differenzia l’Italia con gli altri Paesi europei come Francia, Spagna e Germania: l’assenza di una regia nazionale che imponga dei criteri uniformi nel sistema di limitazione del traffico. Lo sottolinea Fabio Orecchini, direttore dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School: «Dalla ricerca emerge la grande attenzione che l’Italia dedica al tema della mobilità urbana, ma appare evidente l’assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale». Orecchini propone quindi «l’attivazione di un portale unico nazionale che raccolga tutti i provvedimenti adottati localmente e che consenta alle auto sempre più connesse e digitalizzate in arrivo sul mercato di accedere in tempo reale alla normativa in vigore in ogni città».

Unire equità sociale

Non bastano le misure per disincentivare il traffico, ma c’è bisogno di un rinnovamento del parco auto e un potenziamento dei servizi di trasporto pubblico: una mobilità più sostenibile. È quanto sostiene la ricerca della Luiss Business School. «Oggi assistiamo a una sorta di balcanizzazione della mobilità: regole e divieti differenti da città a città generano confusione e incertezza. Le città migliori saranno quelle capaci di conciliare sostenibilità, inclusione e libertà di movimento», sostiene Roberto Pietrantonio, presidente dell’Unione Rappresentanti Autoveicoli Esteri (Unrae).