Legge elettorale, il campo largo prepara il muro di emendamenti: dall’ostruzionismo ai correttivi, ecco la strategia del centrosinistra

Una valanga di emendamenti per provare a fermare la nuova legge elettorale della maggioranza. La linea del campo largo sullo “Stabilicum” comincia a prendere forma, in vista della scadenza di domani, 11 giugno, per il deposito degli emendamenti in commissione alla Camera. Il blocco dominante sarà composto da emendamenti soppressivi, spiegano a Open: è circa il 90% del pacchetto messo a terra in queste ore. Ma accanto alla linea dell’ostruzionismo si lavora anche a una serie di modifiche di merito, alcune ancora da limare tra gli alleati, per colpire i punti più deboli del testo-bis della maggioranza.
Il primo è quello della rappresentanza. Il meccanismo previsto dal nuovo testo, ha spiegato ai suoi la segretaria dem Elly Schlein nella riunione di questa mattina con i gruppi del Pd, rischia di allontanare ancora di più eletti ed elettori. Il premio di governabilità, infatti, secondo lo schema della destra verrebbe assegnato attraverso un listone nazionale di candidati bloccati. Una soluzione che al Nazareno viene considerata indigeribile: il cittadino voterebbe nella propria circoscrizione, ma contribuirebbe anche a far eleggere nomi scelti altrove, senza alcun legame diretto con il territorio.
Il listone bloccato e il tema della rappresentanza
Per questo uno degli emendamenti prevede di eliminare il listone da 70 nomi alla Camera e 35 al Senato e di far scorrere invece gli eletti dalle liste dei collegi. In altre parole, i seggi del premio verrebbero attribuiti pescando tra i non eletti delle liste circoscrizionali, evitando una seconda lista bloccata nazionale. «Tra le liste bloccate del collegio e il listone nazionale si crea un problema di rappresentanza evidente per il cittadino», mettono in guardia i dem. È anche il punto che Schlein avrebbe sottolineato più volte durante la riunione: questa legge disincentiverà ancora di più il voto, perché le persone non avranno idea di chi stanno votando davvero.
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Parità di genere, fuorisede e firme digitali
Un altra proposta di modifica riguarderà la parità di genere. Nel mirino c’è sia la composizione del listone nazionale sia il meccanismo di incastro dei capilista, che secondo le opposizioni non garantirebbe una rappresentanza paritaria effettiva. L’obiettivo è evitare che la distribuzione finale si fermi a un rapporto squilibrato, di 40% – 60%, invece di avvicinarsi al 50 e 50.
Poi c’è il tema del voto ai fuorisede. Il centrosinistra lavora a una proposta che riprende l’impianto della campagna “Voto dove vivo” e punta a rendere permanente la sperimentazione già introdotta dalla maggioranza in passato, e poi abbandonata per il referendum sulla giustizia. Consentire agli elettori fuori sede di votare nel luogo in cui vivono, senza dover rientrare nel Comune di residenza. Sul tema, intanto, starebbe lavorando anche Fratelli d’Italia. «Staremo a vedere come voteranno», provocano dalla minoranza.
Il caso Trentino
Nel pacchetto dovrebbe rientrare poi anche un emendamento sulla raccolta digitale delle firme per la presentazione delle liste, pensato per semplificare l’accesso alla competizione elettorale. Oltre alle modifiche per sanare il nodo del Trentino-Alto Adige. Il testo-bis della maggioranza, infatti, ha lasciato aperte criticità sul rapporto tra le circoscrizioni speciali e il calcolo nazionale del premio e delle soglie, segnalate anche durante le audizioni dei costituzionalisti.
Il pressing del M5s
L’emendamento più ambizioso, però, riguarda il “modello alternativo di rappresentanza” con cui dovrebbe presentarsi il campo largo. Sul tavolo della coalizione in queste ore c’è una proposta che prevede collegi molto più piccoli, uninominali ma con riparto proporzionale, in modo da rafforzare la conoscibilità dei candidati. È, in sostanza, il modello che il centrosinistra dovrebbe contrapporre allo Stabilicum.
Su questo, però, l’intesa tra gli alleati ancora non è fatta. Il Movimento 5 Stelle, spiegano a Open, non avrebbe ancora sciolto la riserva. Il timore dei pentastellati è che questo schema entri in conflitto con la proposta di legge elettorale a cui hanno lavorato in questi giorni: un testo di impianto proporzionale e, soprattutto, con le preferenze. Su questo, in via di Campo Marzio sognano di mettere con le spalle al muro la maggioranza.
La mina delle preferenze
E proprio sul punto la strategia del campo largo resta in divenire. Le opposizioni non presenteranno un proprio emendamento sulle preferenze, ma guarderanno con attenzione alle mosse di Futuro nazionale. Il neonato partito di Roberto Vannacci ha promesso di depositare in commissione una propria proposta, per mettere alle strette la maggioranza.
La questione, infatti, è tutta interna al centrodestra. Fratelli d’Italia continua a dirsi favorevole alle preferenze, con Giovanni Donzelli che anche oggi avrebbe ribadito l’intenzione di presentare un emendamento in Aula, dove sarà possibile il voto segreto. Con la possibilità, dunque, di affossarlo senza lasciare impronte digitali. L’accordo di maggioranza sul testo-bis non le prevede, per la contrarietà di Lega e Forza Italia. E le opposizioni già intravedono la crepa: se l’emendamento arrivasse al voto palese, FdI sarebbe costretta a prendere posizione.
Intanto, tra gli alleati di centrodestra, comincia a farsi strada una tentazione: andare in Aula senza mandato al relatore. Un tecnicismo che farebbe decadere tutti gli emendamenti in commissione, snellendo i tempi, evitando voti scomodi e togliendo d’impaccio la maggioranza.

