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Ponte sullo Stretto, nelle carte il tentativo di coinvolgere altri due giudici contabili: «Vieni a cena, ci saranno gli Ad di Ferrovie e Autostrade»

10 Giugno 2026 - 23:23 Sara Menafra
Secondo le carte dell'inchiesta, il presidente aggiunto Miele avrebbe chiesto in cambio dell'aiuto la presidenza di società quotate come Poste o la guida dell'Antitrust
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Incarichi in cambio del sostegno davanti alla magistratura contabile al progetto per il Ponte di Messina. Con l’idea, si legge nel decreto di perquisizione della procura di Roma, che ad aiutare la società Stretto di Messina Spa, potessero essere anche altri magistrati dela Corte dei conti. Stando alla ricostruzione dei pm della procura di Roma che ieri hanno dato mandato di perquisire il presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione, Tommaso Miele, l’ex membro del Cda della società, Francesco Saccomanno e l’imprenditore calabrese Vincenzo Virgilio, contenuta nel decreto di perquisizione che Open ha potuto leggere, i contatti non si sarebbero limitati ai tre indagati.

La rete dello Stretto

Da un lato, a sapere che Saccomanno aveva una fonte nella Corte dei conti (alla quale avrebbe anche fatto leggere documenti della società) sarebbe stato l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Ma non solo. Quando il 30 ottobre 2025 viene reso pubblico il parere negativo della Corte dei conti sulla delibera Cipess legata allo stretto, Saccomanno commenta la decisione con un esponente della lega calabrese Franco Gemoli, «il quale chiede come mai il Presidente Miele fosse stato messo in minoranza dai colleghi» annotano i pm romani. E Saccomanno ipotizza che sia un fitto gruppo a votare, lasciando Miele da solo.

Gli altri due magistrati

Ma poi, appunto, l’ipotesi almeno ventilata al telefono da Vincenzo Virgilio e Giacomo Francesco Saccomanno è che ad essere condizionati potessero essere anche altri magistrati contabili. Almeno due. «Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto la io», si sarebbe vantato Virgilio con Saccomanno. E lo stesso Virgilio al telefono con una toga avrebbe promesso: «Facciamo una chiacchierata, ti presento altri personaggi, perché vengono tre AD: vengono Ferrovie, Autostrade, hai capito?».

A quanto pare dalle intercettazioni, Miele aveva alte ambizioni che – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe voluto soddisfare in cambio delle informazioni veicolate alla società Stretto di Messina. Tra gli incarichi a cui avrebbe aspirato quella di presidente dell’Antitrust, di una partecipata (Postepay o Poste Italiane), tutte cariche ben remunerate, non come la Presidenza dell’ Autorità Garante per la Privacy. Ad un sindaco del veronese avrebbe assicurava: «Quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che… mi hanno chiesto la disponibilità, io ho sparato alto, ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment…. certo che va bene». In questo stretto legame si sarebbero inserite anche richieste minori. Miele avrebbe chiesto a Virgilio preventivi a prezzo calmierato per ristrutturare l’abitazione dei figli.

L’avvocato di Miele, Pierpaolo Dell’Anno, ha espresso fiducia nella magistratura assicurando che il quadro – che vede indagato il magistrato per corruzione e rivelazione del segreto assieme agli altri due indagati – potrà esser chiarito: «Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni». 

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