Tumore al seno negli uomini, che cos’è la neoplasia raccontata dall’attore Tyler Mane e perché viene spesso scoperta tardi

La diagnosi di tumore al seno annunciata dall’attore canadese Tyler Mane, noto al grande pubblico per il ruolo di Sabretooth nella saga di X-Men, ha riportato l’attenzione su una forma di cancro spesso poco conosciuta: il carcinoma mammario maschile. Pur rappresentando una quota molto ridotta di tutte le diagnosi di tumore della mammella, la malattia continua a essere associata quasi esclusivamente alle donne, contribuendo in alcuni casi a ritardi nel riconoscimento dei sintomi e nell’accesso agli accertamenti. Lo stesso Mane ha raccontato di aver scoperto la presenza di un nodulo al petto e di aver iniziato un percorso di chemioterapia. Una testimonianza che offre l’occasione per fare chiarezza su una patologia rara ma reale, che ogni anno interessa anche centinaia di uomini e che presenta caratteristiche biologiche, fattori di rischio e percorsi terapeutici in parte sovrapponibili a quelli osservati nel tumore al seno femminile.
Tumore al seno, come si sviluppa negli uomini
Il tumore al seno maschile non è una malattia diversa da quella che colpisce le donne, ma una neoplasia che origina dallo stesso tessuto mammario presente anche negli uomini. Sebbene dopo la pubertà il seno maschile rimanga poco sviluppato, conserva infatti una rete di piccoli dotti mammari, i canali che nelle donne trasportano il latte verso il capezzolo durante l’allattamento. Proprio dalle cellule che rivestono questi dotti nasce la maggior parte dei tumori mammari maschili. Per questo circa 8-9 casi su 10 sono classificati come carcinomi duttali invasivi: tumori che iniziano a svilupparsi all’interno dei dotti ma che, con il tempo, acquisiscono la capacità di oltrepassarne le pareti e infiltrare i tessuti circostanti, aumentando il rischio di diffusione ai linfonodi e ad altri organi. Molto più rare sono invece le forme che originano nei lobuli mammari, le piccole ghiandole che nelle donne producono il latte durante l’allattamento. Poiché queste strutture nel seno maschile sono generalmente poco sviluppate o assenti, i cosiddetti carcinomi lobulari rappresentano solo una minima parte delle diagnosi.
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Diffusione e scarsa consapevolezza
«È una malattia rarissima e per questo non se ne parla», ha commentato Tyler Mane raccontando pubblicamente la propria diagnosi. Secondo le ultime stime del progetto GLOBOCAN dell’International Agency for Research on Cancer, nel 2022 nel mondo sono stati diagnosticati oltre 2,3 milioni di nuovi tumori della mammella. I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità confermano che il carcinoma mammario maschile rappresenta una quota molto ridotta dei casi complessivi: circa il 99% dei tumori della mammella viene diagnosticato nelle donne, mentre lo 0,5-1% interessa gli uomini. Una proporzione che ne conferma la rarità, ma che non dovrebbe portare a sottovalutare la malattia, soprattutto alla luce delle difficoltà diagnostiche e della scarsa consapevolezza che ancora la circondano.
Diagnosi tardive e fattori di rischio
La rarità della malattia ha avuto conseguenze anche sul piano della diagnosi. Una revisione pubblicata nel 2020 sulla rivista Cancer Medicine ha evidenziato come gli uomini tendano a rivolgersi al medico con maggiore ritardo rispetto alle donne. Analizzando una coorte di pazienti con tumore mammario maschile, gli autori hanno osservato un tempo mediano di oltre 12 mesi tra la comparsa dei sintomi e la prima visita specialistica. Più del 90% degli intervistati ha inoltre riferito imbarazzo o scarsa consapevolezza del fatto che il tumore al seno possa colpire anche gli uomini. Secondo gli autori inoltre, «proprio la percezione del carcinoma mammario come una malattia esclusivamente femminile rappresenta uno dei principali fattori alla base delle diagnosi tardive». Proprio il peso dello stigma emerge anche dalle parole di Tyler Mane, che ha raccontato di aver pensato inizialmente di tenere nascosta la diagnosi perché la considerava «imbarazzante».
L’attore ha poi spiegato di aver cambiato idea dopo aver scoperto che gli uomini hanno maggiori probabilità di ricevere una diagnosi in fase avanzata, «perché non se ne parla e non la si cerca», trasformando così la propria esperienza in un’occasione di sensibilizzazione su una malattia ancora poco conosciuta. Secondo i ricercatori i sintomi più comuni includono spesso «la comparsa di un nodulo duro dietro il capezzolo, alterazioni della pelle del torace, retrazione del capezzolo, secrezioni talvolta ematiche e ingrossamento dei linfonodi ascellari».

