La scuola che sfida il ministro Valditara. Niente voti in pagella ma una lunga lettera all’alunno

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, l’istituto paritario “Dalla parte dei bambini” ha scelto di non adeguarsi all’impostazione della riforma promossa dal ministro Giuseppe Valditara, che rafforza il peso del voto in condotta e reintroduce i giudizi sintetici nella scuola primaria. La scuola, fondata e diretta da Rachele Furfaro e parte dell’esperienza educativa nata attorno alla fondazione Foqus, ha deciso di mantenere un modello di valutazione alternativo, basato su giudizi descrittivi e personalizzati. Ne parla oggi Dario Del Porto su Repubblica.
Buono, insufficiente? No si scrive una «lettera al bambino»
Al posto delle tradizionali formule sintetiche come “buono”, “distinto” o “insufficiente”, gli studenti ricevono una valutazione articolata che racconta il loro percorso di apprendimento. Si tratta di vere e proprie lettere rivolte ai bambini, nelle quali vengono evidenziati progressi, punti di forza e aspetti da migliorare. Un approccio che punta a restituire la complessità del percorso scolastico, evitando che venga ridotto a un semplice voto. Un esempio? «Caro C., già da inizio anno hai dimostrato di essere molto cresciuto… sebbene tu sia molto migliorato, troppi sono i momenti in cui ti distrai… la mancanza di impegno a volte ti porta a fare più fatica».
Il voto di comportamento non sul singolo ma sulla classe
Anche la valutazione del comportamento segue una logica diversa. In pagella non compare un giudizio individuale, ma una dichiarazione comune a tutta la classe che richiama il ruolo educativo della scuola: non un’istituzione chiamata a giudicare, ma una comunità che valorizza il potenziale di ogni alunno. Riporta Repubblica che alla voce comportamento appare questa precisazione, finale, rivolta alla classe: «La scuola non giudica come un tribunale, ma crede fermamente nel potenziale di ciascun bambino o bambina e contribuisce al percorso di formazione per una cittadinanza consapevole, attiva e cooperante, come sancito dalla nostra Costituzione».
Ti potrebbe interessare
- La maturità ai tempi dell’AI: dal commissario virtuale alle flashcard, ecco come gli studenti sfruttano i chatbot per prepararsi all’esame
- Maturità 2026, come funziona il calcolo dei crediti scolastici per il voto finale e chi può ottenere la lode
- Modena, i cori “Free Palestine” dei bambini e l’incontro con l’attivista filo-Hamas indagato per terrorismo. Il caso denunciato da Il Giornale
Il rischio di una istruzione «troppo competitiva»
Secondo il corpo docente, l’attuale orientamento delle politiche scolastiche rischia di favorire una visione selettiva e competitiva dell’istruzione, che tende a classificare gli studenti invece di accompagnarli nella crescita. La scuola, sostengono gli insegnanti, dovrebbe impegnarsi a rimuovere gli ostacoli che limitano le opportunità educative, non a rafforzarli. L’istituto, racconta il quotidiano, coinvolge circa 1.200 alunni e 156 insegnanti tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Rachele Furfaro sottolinea che la decisione è maturata attraverso un lungo confronto interno al collegio dei docenti. «Non è stato un percorso solitario, c’è stato un lungo confronto all’interno del collegio dei
docenti. La scuola è l’unico luogo dove le diversità possono incontrarsi e costruire insieme il proprio futuro — spiega la dirigente — ma oggi corriamo il rischio di un’istruzione sempre più competitiva, tesa alla performance ad ogni costo, mentre dovremmo aiutare ciascun bambino, bambina, ragazza o ragazzo a crescere insieme agli altri per trovare il proprio posto nel mondo». L’esperienza dell’istituto napoletano ha attirato anche l’attenzione del mondo accademico. Cristiano Corsini, professore di Pedagogia sperimentale all’Università Roma Tre, considera sul quotidiano come questa scelta metodologicamente sia rigorosa e fondata su solide basi scientifiche. Per portarla avanti servono solide competenze metodologiche – precisa – e la consapevolezza che tutti possano arrivare a buoni risultati di apprendimento: a queste due condizioni, questa esperienza potrebbe essere diffusa anche in altre realtà».
(Foto di Element5 Digital su Unsplash)

