Scuola, quasi il 40% dei bambini delle elementari non ha conoscenze di base in matematica. Ancora lontani i livelli pre-Covid – Il rapporto Invalsi 2026

La scuola italiana mostra segnali contrastanti. Se da un lato prosegue il calo della dispersione scolastica e migliorano le competenze in inglese e nel digitale, dall’altro restano evidenti le difficoltà degli studenti in matematica e, in parte, nella comprensione dell’italiano. Più in generale, i risultati scolastici non riescono a tornare ai livelli prima del Covid. È il quadro che emerge dal Rapporto Invalsi 2026, presentato il 16 luglio. «È come se il sistema si fosse assestato più in basso», spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci.
Matematica: il crollo alle elementari e il recupero delle superiori
Le criticità più marcate riguardano la matematica nella scuola primaria. Nelle classi seconda e quinta elementare, poco più del 60% degli alunni raggiunge almeno il livello base, con un calo di circa tre punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Il confronto con il 2019, prima della pandemia, evidenzia una flessione ancora più significativa.
I risultati medi sono inferiori dell’8-10%, quando oltre il 70% degli studenti raggiungeva gli obiettivi minimi. «È necessario concentrare maggiori sforzi per consentire l’innalzamento degli apprendimenti in matematica nella scuola primaria, sfruttando tutte le opportunità offerte dalle Indicazioni Nazionali», ha sottolineato Ricci.
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Superiori, segnali di ripresa soprattutto nel Mezzogiorno
Il quadro cambia negli ultimi anni della scuola secondaria di secondo grado. Nell’ultimo anno delle superiori la quota di studenti che raggiunge almeno il livello previsto in matematica sale dal 49% del 2025 al 52% nel 2026, con miglioramenti in tutte le macro-aree del Paese. Nel Sud la percentuale passa dal 40% al 45%, mentre nel Sud e Isole cresce dal 38% al 41%, riducendo gradualmente il divario con il resto d’Italia e avvicinandosi ai livelli registrati prima della pandemia.
In seconda superiore si registra un lieve miglioramento. Gli studenti che raggiungono il livello obiettivo passano dal 54% al 55%. Ancora una volta è il Sud a segnare la crescita più consistente, con un aumento dal 45% al 51%.
Diversa la situazione nelle scuole medie. In terza media i risultati restano sostanzialmente stabili. La quota nazionale scende leggermente dal 56% al 55%, mentre permane un divario territoriale significativo, con una distanza di circa 15-20 punti percentuali tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno.
Italiano, migliorano i maturandi, persistono le difficoltà negli altri gradi
Anche per l’italiano emergono luci e ombre. Nell’ultimo anno delle superiori cresce la percentuale di studenti che raggiunge il livello atteso, passando dal 52% al 54%. Il miglioramento interessa tutte le aree del Paese, con progressi particolarmente evidenti nel Mezzogiorno, dove il Sud sale dal 44% al 47% e il Sud e Isole dal 43% al 47%.
Nel secondo anno delle superiori, invece, si osserva una lieve flessione: la quota nazionale passa dal 62% al 61%. Peggiorano anche i risultati della terza media, dove gli studenti che raggiungono il livello previsto scendono dal 59% al 57%.
Alle elementari i risultati rimangono sostanzialmente stabili rispetto al 2025, ma continuano a essere inferiori rispetto al periodo pre-pandemico. In seconda primaria raggiunge il livello base il 67% degli alunni, contro il 73% del 2019. Secondo i ricercatori Invalsi è necessario rafforzare il lavoro sulla comprensione del testo scritto fin dai primi anni di scuola.
Dispersione scolastica ai minimi storici: l’Italia batte i target Ue
Tra gli aspetti più positivi del rapporto spicca la continua riduzione della dispersione scolastica. Nel 2025 il tasso di abbandono precoce si è attestato all’8,2% e, secondo le stime Invalsi, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026.
L’Italia supera così con diversi anni di anticipo l’obiettivo fissato dall’Unione europea, che prevedeva di portare il tasso sotto il 9% entro il 2030. L’istituto sottolinea però che una maggiore permanenza degli studenti nel sistema scolastico comporta anche una popolazione più eterogenea, con un numero crescente di ragazzi che presentano fragilità negli apprendimenti. Per questo motivo, spiegano i ricercatori, eventuali cali nei risultati medi devono essere letti anche alla luce di una scuola più inclusiva.
Segnali incoraggianti arrivano anche dalla cosiddetta dispersione scolastica implicita, cioè dagli studenti che completano gli studi senza raggiungere competenze adeguate. La quota scende dall’8,7% del 2025 al 6,3% nel 2026, mentre aumenta quella degli studenti con risultati elevati, passata dal 12,3% al 13,1%.
Crescono inglese e competenze digitali
Le notizie migliori arrivano dalle competenze linguistiche e digitali. Nell’ultimo anno delle superiori il 63% degli studenti raggiunge il livello B2/B1+ nella prova di Reading e il 48% nel Listening. Anche in questo caso il Mezzogiorno registra i progressi più significativi, contribuendo a ridurre il divario con il Nord.
In terza media l’83% degli studenti raggiunge il livello A2 nel Reading e circa il 70% nel Listening, mentre in quinta elementare il 91% consegue il livello A1 nella comprensione scritta e l’85% nella comprensione orale. Migliorano inoltre le competenze digitali in tutti i cicli scolastici, con una quota sempre più ampia di studenti che raggiunge i livelli avanzati, soprattutto nella scuola secondaria.
L’effetto della pandemia continua a pesare
A sei anni dall’emergenza sanitaria, gli effetti del Covid-19 continuano a riflettersi sugli apprendimenti degli studenti italiani. «I risultati scolastici del post-pandemia si sono stabilizzati su livelli inferiori rispetto a quelli precedenti al Covid», ha osservato il presidente dell’Invalsi, Roberto Ricci. «Non sappiamo spiegare con certezza perché questo accada. Lo stesso fenomeno si registra anche in altri Paesi europei, dalla Francia alla Scandinavia. È la nuova normalità, ma questo non significa che si possa abbassare la guardia». Secondo il presidente dell’istituto sarà quindi necessario continuare a investire nella qualità dell’insegnamento e nel sostegno agli apprendimenti, affinché il sistema scolastico possa recuperare il terreno perso durante gli anni della pandemia.
Foto copertina: PEXELS / ALI AHMED DANESH

