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Venezia, 17enne uccide la zia e lancia il cadavere nel fiume: ha confessato. L’ipotesi dei dissidi per una presunta eredità

14 Giugno 2026 - 11:35 Stefania Carboni
venezia uccide zia
venezia uccide zia
Il cadavere trasportato in centro con una carriola. A incastrare il giovane le ferite e un polso rotto dopo la colluttazione. Si cerca il corpo della 53enne nel canale
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Sarebbe legato a dissidi per un’eredità l’omicidio di Chiara Guerra. La donna, di 53 anni, è stata accoltellata dal nipote 17enne, che con l’aiuto di una carriola ha poi gettato il corpo nel fiume che scorre nei pressi della sua abitazione. È successo giovedì 11 giugno a San Stino di Livenza (Venezia). Il giovane ha confessato l’omicidio questa notte, davanti al magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone, che indaga sul caso. Il pubblico ministero ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi ci sono i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli. Il movente dell’omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari. 

Il corpo non ancora trovato

La vittima sarebbe stata gettata nel canale Malgher, che scorre proprio nei pressi dell’abitazione. Finora il corpo però non è stato ancora trovato. Il ragazzo, dopo l’omicidio, avrebbe infatti trasportato il corpo della zia nella zona tra via Canaletta e via Verdi, gettandolo vicino a una chiusa del corso d’acqua. Un’area intorno alla quale si stanno concentrando le ricerche dei vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali da stamani si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba e sono rese particolarmente difficoltose dal fatto che le correnti potrebbero aver trascinato il cadavere lontano. La scomparsa della donna era stata denunciata dai parenti nella giornata di ieri. Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il giovane la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune. 

La carriola e i dissidi per l’eredità

Nella sua confessione il 17enne ha spiegato di aver utilizzato una carriola per trasportare il corpo dalla propria abitazione fino al canale dove se n’è disfatto. Per raggiungere la zona in cui ha poi lanciato la salma in acqua, attraversando anche una porzione del centro della cittadina di circa 12 mila abitanti dov’è avvenuto il delitto. Il corpo era coperto da un enorme telo che copriva il contenuto della carriola. Secondo una prima ricostruzione, la morte sarebbe legata a forti dissidi dovuti a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e suo fratello, cioè il padre del ragazzo. Sulla versione sono tuttavia in corso verifiche da parte dei carabinieri che stanno sentendo anche altri componenti della famiglia.

Il polso rotto e le ferite

Secondo quanto riporta l’Ansa, il 17enne avrebbe riportato una frattura a un polso e ferite varie, tutte superficiali. A causare i traumi e le ferite potrebbe essere stata una presunta colluttazione avuta con la zia. Ad accertare le condizioni del ragazzo è stato chiamato, nella tarda serata di ieri, il medico legale Antonello Cirnelli. È stata la Procura di Pordenone, che in quel momento era ancora titolare dell’inchiesta sulla scomparsa della donna (poi gli atti sarebbero stati trasmessi alla Procura dei minori di Trieste), a convocare il professionista per accertare le condizioni di salute del giovane, su cui si stavano concentrando i sospetti per le ricostruzioni confuse che aveva fornito. Agli investigatori in un primo momento il 17enne aveva riferito di essersi causato la frattura della mano cadendo autonomamente e non dunque durante la colluttazione con la zia. Sul corpo e sul volto del ragazzo ci sarebbero altre ferite e graffi superficiali.