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Chiara Guerra uccisa dal nipote, trovato il corpo della prof. I 20 minuti per cancellare le prove: cosa ha fatto il 17enne dopo l’omicidio

16 Giugno 2026 - 11:23 Giovanni Ruggiero
Chiara Guerra
Chiara Guerra
Il ragazzo si sarebbe finto sconvolto per la scomparsa della zia, andando in giro per il paese e chiedendo a vicini e conoscenti se l'avessero vista. La mano fratturata del 17enne e l'ipotesi che la vittima abbia tentato di difendersi fino all'ultimo
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È stato individuato il cadavere di Chiara Guerra, l’insegnante di 53 anni uccisa dal nipote a San Stino di Livenza, nel Veneziano. I vigili del fuoco, impegnati da giorni nelle perlustrazioni con elicotteri, droni, sommozzatori e il reparto Saf, sono al lavoro per il recupero della salma. Il ritrovamento arriva dopo una caccia serrata lungo il corso d’acqua, che la corrente avrebbe potuto trascinare verso la foce del Lemene, in direzione dell’Adriatico. È in condizioni integre il corpo dell’insegnante uccisa dal nipote e ripescato stamani sulle acque del Lemene nei pressi di San Stino di Livenza. A segnalare il corpo che galleggiava è stata la polizia locale che ha allertato carabinieri e vigili del fuoco. I vigili del fuoco lo hanno trovato parzialmente dentro a un sacco, difficile da ispezionare. Per questo verrà portato portato al laboratorio di medicina legale. Sono state notate varie ferite da taglio. Il coltello usato per il delitto non è stato trovato, ma il ragazzo ha confessato di averlo gettato in acqua assieme al cellulare della zia. 

Il viaggio con la carriola e l’arma gettata nel Livenza

Stando alla ricostruzione firmata da Giorgia Zanierato per Il Gazzettino, il delitto si sarebbe consumato attorno alle 13.30 di giovedì nella legnaia della villa di via Fratelli Cervi 3. Subito dopo le coltellate, il ragazzo si sarebbe cambiato d’abito, mettendo da parte vestiti sporchi e arma. Alle 14.10 una telecamera lo ha ripreso mentre usciva con una carriola coperta da un telo: ha percorso circa 700 metri in dieci minuti fino alla chiusa del Malgher, dove ha lasciato cadere il corpo. Rientrato a casa attorno alle 14.30, si sarebbe occupato di ripulire il metallo della carriola dalle tracce ematiche. Verso le 15 sarebbe uscito di nuovo, questa volta in direzione dell’argine del Livenza, dove avrebbe gettato coltello e indumenti, mai recuperati dagli inquirenti.

Eredità contesa e una frase sui nonni: le ipotesi sul movente

Sul movente, gli investigatori coordinati dal procuratore di Pordenone Pietro Montrone stanno seguendo la pista dei dissidi familiari, con al centro presunte questioni ereditarie tra la vittima e il fratello, cioè il padre del 17enne. Secondo le prime indiscrezioni riportate da Il Gazzettino, l’innesco sarebbe stata una discussione sui nonni paterni del ragazzo, entrambi ospiti da tempo in due diverse case di riposo della zona. La zia avrebbe pronunciato una frase ritenuta offensiva nei confronti degli anziani coniugi, scatenando la reazione violenta del nipote. Sulla figura della donna, fonti raccolte dal Resto del Carlino parlano anche di confidenze a un’amica relative a tensioni sul patrimonio di famiglia.

La messinscena: il finto sconvolto che cercava la zia

Nelle ore successive all’omicidio, mentre cresceva l’allarme per la scomparsa dell’insegnante, il 17enne avrebbe finto di essere preoccupato. Tgcom24 riporta che il giovane si sarebbe finto sconvolto girando per il paese e chiedendo a vicini e conoscenti se qualcuno avesse visto la zia, sostenendo di non sapere dove fosse finita. Resta da chiarire anche il giallo del cellulare della vittima, rimasto spento per tutta la giornata di venerdì tranne pochi minuti intorno alle 22: l’ipotesi degli investigatori è che il nipote possa essersene liberato dopo aver visto i numerosi messaggi e chiamate degli amici allarmati. L’apparecchio non è stato ancora rinvenuto. La svolta è arrivata quando i carabinieri, individuate tracce di sangue nella legnaia, lo hanno messo sotto torchio fino alla confessione notturna.

Graffi, mano fratturata e il testimone che lo vide barcollare

Gli inquirenti avrebbero riscontrato graffi sulle braccia e sul volto del ragazzo, segni compatibili con la reazione di Chiara Guerra durante l’aggressione. Il 17enne avrebbe inoltre una mano fratturata, dettaglio che non gli avrebbe impedito di spingere la carriola lungo il tragitto verso il canale. A inquadrare quei minuti c’è anche la testimonianza di un residente, riportata da La Repubblica: l’uomo avrebbe notato il giovane mentre procedeva a fatica, descrivendolo con la frase «sembrava barcollare», e si sarebbe perfino offerto di dargli una mano. La risposta sarebbe stata netta: «Ce la faccio da solo». Poco dopo, sull’argine, il corpo della zia veniva gettato nell’acqua.