L’ambasciata italiana a Teheran riapre venerdì. Sminatori pronti a partire e la Grimaldi potrebbe attraversare Hormuz

L’accordo tra Iran e Stati uniti non è ancora del tutto formalizzato e anzi oggi si registrano parecchie tensioni. Ma l’Italia (nell’ottica europea) vuole crederci. Venerdì, annuncia Antonio Tajani durante il question time alla Camera, riaprirà sia l’ambasciata sia la sede dell’Istituto per il commercio estero di Teheran.
Il lavoro diplomatico
Il ministro degli Esteri e vicepremier parla di «occasione che non va sprecata»: «Lavoriamo con determinazione per rafforzare l’intesa e sostenerne l’attuazione. Oggi parlerò con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, gli confermerò il pieno sostegno del governo al dialogo per trasformare l’intesa con gli Stati Uniti in una pace duratura».
Dal punto di vista diplomatico, Tajani ha confermato che il dialogo va avanti anche con i ministri degli Esteri di Pakistan e Qatar. Tra i temi principali sul tavolo il passaggio del cargo italiano Gran Torino, della Grimaldi. «Stiamo cercando di accelerare soprattutto per la Grimaldi, che è ferma con a bordo un equipaggio italiano e stiamo cercando di fare in modo di poter accelerare i tempi di uscita da Hormuz», dice Tajani prima ancora del question time.
Gli sminatori a Gibuti
Anche a margine dei lavori parlamentari, tanto Tajani quanto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, hanno spiegato che la missione italiana di sminamento nello stretto di Hormuz è pronta a partire. Le navi sminatrici più quella di supporto sono a Gibuti e potrebbero muoversi rapidamente dopo l’approvazione del parlamento. I ministri competenti però escludono forzature che, tra l’altro, potrebbero essere pericolose per il contingente militare.
L’idea è che debba esserci una cornice di accordo chiara e accettata anche dall’Iran per poi mettere in votazione la partenza della missione. In ambienti della Farnesina non si esclude neppure che possa esserci una risoluzione delle Nazioni unite che dia il cosiddetto ombrello giuridico all’operazione, ma anche se così non fosse l’Italia anche in ottica europea è pronta a muoversi. E dall’opposizione, almeno dal Pd, non c’è un no pregiudiziale: con la cornice internazionale opportuna i dem potrebbero votare a favore.

