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I 300 miliardi, il nucleare, le armi: perché Trump ha perso la guerra con l’Iran

16 Giugno 2026 - 05:08 Alessandro D’Amato
donald trump sconfitta iran accordo
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I giornali Usa: il presidente è «in ritirata», ha fatto «marcia indietro» sugli obiettivi principali. E l'accordo di pace è una sconfitta. La Cia: Teheran non si fermerà
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Donald Trump è «in ritirata» sull’Iran, dove ha fallito i suoi obiettivi. Ha perso la guerra e ora l’America ne esce indebolita. Sono sprezzanti nei confronti del presidente degli Stati Uniti i giudizi del Wall Street Journal e del New York Times sull’accordo di pace tra Washington e Teheran. Mentre Axios racconta i dettagli del documento che verrà firmato a Ginevra e che lascia fuori Israele dai patti.

La ritirata di Trump dall’Iran

Il Wsj ha sempre difeso l’azione del presidente sull’Iran. Il board editoriale ora dice però che «è innegabile che Trump stia facendo marcia indietro sui suoi obiettivi principali». Perché «la pressione politica interna è cresciuta e portare a termine l’impresa comporterebbe rischi militari maggiori», ha messo in evidenza il quotidiano Usa. Pevedendo che il cessate il fuoco di 60 giorni verrà rinnovato probabilmente molte volte. «Il rischio maggiore è che Trump consideri l’accordo come una partnership di fatto con il regime iraniano. Come Obama, potrebbe chiudere un occhio sulle violazioni per di concludere un accordo definitivo o preservarlo una volta firmato. A farne le spese sarebbero gli iraniani, che Trump aveva promesso di aiutare», ha aggiunto il board editoriale del Wsj invitando il Congresso americano a esaminare qualsiasi accordo definitivo con l’Iran e respingerlo qualora dovesse sostenere il regime.

La sconfitta del presidente

Ancora più esplicito il Nyt. «Il presidente Trump ha perso questa guerra»: l’accordo con l’Iran è il “benvenuto ma porta con sé delle verità dure», dice il quotidiano di New York, sottolineando che gli Stati Uniti emergono dal conflitto «indeboliti militarmente, diplomaticamente ed economicamente e ne pagheranno le conseguenze strategiche per anni». I dettagli dell’accordo non sono ancora chiari ma Trump sembra aver ottenuto «ben poco. Per lui è un ridimensionamento umiliante». Come «punizione» per le sue colpe, Trump ha «accettato un accordo di pace che il mondo intero riconosce come una sconfitta per lui. È un passo indietro anche per l’America», ha messo in evidenza il board.

Il fondo da 300 miliardi

Il Financial Times invece scrive che l’amministrazione è pronta ad autorizzare la creazione di un fondo di investimento da 300 miliardi di dollari per l’Iran, a condizione che il paese raggiunga un accordo definitivo per porre fine alla guerra, che includa un accordo sul nucleare. Washington avrebbe discusso la possibilità di un allentamento delle sanzioni e di «un ingente fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione». Gli incentivi sarebbero legati al rispetto da parte dell’Iran del memorandum d’intesa. La creazione del fondo sarebbe subordinata al raggiungimento di un accordo definitivo, parte integrante del memorandum d’intesa.

«Fake news»

E avverrebbe dopo una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz e ulteriori negoziati su un accordo nucleare. Il fondo non proverrebbe da governi, ma sarebbe creato per le aziende interessate a investire nel Paese. La struttura e la gestione non sono state chiarite. Secondo il Financial Times «l’entità degli incentivi finanziari proposti dagli Stati Uniti all’Iran è stata un argomento controverso nei negoziati. È stata anche una delle questioni politicamente più delicate per Trump, che non vuole essere visto come un sostenitore del regime islamico». Trump ha liquidato l’articolo come «fake news».

Il nucleare

Secondo la rivista Axios invece il memorandum di intesa fra Iran e Stati Uniti prevede che l’Iran mantenga lo status quo del proprio programma nucleare finché proseguiranno i negoziati. Da parte loro, gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni né schiereranno ulteriori forze nella regione. Se l’Iran e gli Stati Uniti raggiungeranno un accordo nucleare definitivo, Washington ritirerà entro 30 giorni le forze mobilitate per il conflitto e revocherà tutte le sanzioni contro Teheran secondo un calendario prestabilito.

La Cia è scettica

Axios fa anche sapere che la Cia è scettica sulle reali intenzioni dell’Iran riguardo l’accordo. Il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe comunicato al presidente che le informazioni dell’intelligence indicano che il regime non è necessariamente disposto a fare le concessioni sul nucleare su cui si è impegnato. Sempre Ratcliffe avrebbe suggerito ad alti funzionari governativi che «le informazioni dell’intelligence indicano che le intenzioni iraniane non sono in linea con gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo».

Il segretario di Stato americano Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth si sarebbero uniti allo scetticismo di Ratcliffe, mentre i consiglieri Jared Kushner e Steve Witkoff hanno espresso il loro sostegno. Axios riporta che il vicepresidente statunitense JD Vance, Witkoff e Kushner dovrebbero incontrare venerdì 19 giugno il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Per discutere i prossimi elementi dell’accordo. Che dovrebbero essere definiti in conformità con il memorandum d’intesa.

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