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Il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti, è accusato di aver intascato illecitamente 2 milioni di euro – Esclusiva

18 Giugno 2026 - 20:33 Sara Menafra
alberto oliveti enpam
alberto oliveti enpam
L'indagine della Corte dei conti per danno erariale, partita da un'inchiesta archiviata dalla procura di Roma. A settembre l'udienza. La difesa: «Non è materia da giudici contabili»
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Alberto Oliveti guida l’Ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri, Enpam, da quasi quindici anni. Prima del 2012, data della nomina, è stato consigliere e vicepresidente di un ente di diritto privato – ma omologato a quelli di diritto pubblico – tra i più ricchi (30 miliardi di patrimonio) ed ha subito più volte polemiche sullo stipendio ricevuto dall’Ente considerato troppo alto da alcuni critici, anche tra le associazioni di categoria. Ora, però, è la procura contabile di Roma – in un atto che Open ha potuto leggere – a contestare il danno erariale e a fare i conti di quanto effettivamente Oliveti abbia guadagnato nel corso degli anni. Secondo la Corte dei conti, avrebbe ecceduto il lecito, danneggiando Enpam, di 1.968.654 euro.

Le accuse dei magistrati

La sede della Fondazione Enpam l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri a Piazza Vittorio Emanuele II. ANSA/ANGELO CARCONI

I magistrati fanno in particolare due accuse specifiche al presidente dell’Ente che gestisce i contributi di 365mila iscritti tra medici e dentisti e 175mila pensionati: una riguardante lo stipendio effettivamente ricevuto, superiore al limite pubblico dei 240mila euro annui in vigore fino al luglio 2025 (secondo la procura della Corte dei conti quel parametro vale in modo orientativo anche per gli Enti assimilati); l’altra perché Oliveti avrebbe preso emolumenti in parallelo per la partecipazione ai consigli di amministrazione dei fondi di gestione del patrimonio di Enpam. Con l’effetto di guadagnare due volte, dicono i magistrati contabili, per la gestione dei medesimi fondi dell’Ente che presiede.

I conti sono presto fatti:

  • 1.059.894 euro, dal 2020 al 2023 per l’incarico di rappresentare Enpam negli enti di gestione dei fondi previdenziali della stessa Enpam;
  • 861.759 per quella che la procura considera eccedenza della retribuzione emessa sempre da Enpam;
  • 47mila euro per la rappresentanza in tre fondi che, nel 2019, non si sono mai riuniti.

Come nasce l’inchiesta

L’indagine della Corte dei conti nasce da un’inchiesta della procura di Roma per peculato, successivamente archiviata, che accusava Oliveti, insieme ad altri, di aver intascato illecitamente pagamenti per la partecipazione ai consigli di amministrazione di diversi fondi di investimento incaricati di gestire il tesoro di Enpam e metterlo a frutto. Nella richiesta di archiviazione, però, il pm Alberto Pioletti specificava che fosse onere dei giudici contabili la verifica della «legittimità» di questi pagamenti e «verificare l’utilità» in alcuni casi a suo dire dubbia.

Secondo la procura della corte dei conti, la doppia remunerazione «rileva in termini di illecito e, quindi, di danno patrimoniale a carico di Enpam nella misura in cui la stessa beneficia delle attività e sostiene le passività generate dai fondi».

Come funzionavano le riunioni

Oliveti presiedeva sia i comitati consultivi sia le assemblee dei partecipanti di tutti i fondi, ha ricostruito la Guardia di finanza. E le riunioni si svolgevano o presso la sede dell’Enpam, o in audioconferenza. Addirittura, per tre di questi fondi le assemblee non si sarebbero svolte per ben tre anni, ma Oliveti è stato comunque retribuito.

Che fossero in sede o al telefono, le riunioni erano mediamente brevi. I giudici hanno calcolato che nel complesso, dal 2018 al 2023, Oliveti ha partecipato a 109 riunioni con durata media di 28 minuti (tra 10 minuti e 1 ora e mezza) per un totale di 53 giornate lavorative.

A prendere le decisioni era fondamentalmente lui «in ragione della presenza di un unico quotista, Enpam» che rappresentava in modo esclusivo. Con l’effetto paradossale di alcuni verbali che si aprono con Oliveti che «constata che è presente il quotista Fondazione Enpam nella persona di se medesimo».

Insomma, secondo la procura, Oliveti era «il dominus assoluto della gestione della fondazione, in sistemico conflitto di interessi, arbitro unico in ogni circostanza». E avrebbe agito senza rispettare i criteri di “amministrazione sobria” a cui si rifanno altri enti analoghi.

Cosa dice la difesa

La difesa di Oliveti, rappresentata, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Piazza e Gennaro Terracciano, ha già eccepito, durante le indagini, che a suo avviso, i compensi dei fondi sono pagati da questi ultimi e non da Enpam: «I costi non sono imputabili in nessun caso all’Enpam ma esclusivamente ai fondi, le cui vicende esulano completamente dalla giurisdizione della Corte dei Conti», scrivono nelle deduzioni.

In più, il limite di 240mila euro annui, decaduto dopo la sentenza della Corte costituzionale del luglio 2025, non si può applicare ad Enpam che non è Pubblica amministrazione: «La Fondazione Enpam costituisce un soggetto cui è formalmente attribuita natura di ente privato, il che non consente di ricomprenderla, ad esempio, nell’ambito della definizione di amministrazione pubblica».

La fondazione Enpam, contattata da Open ha replicato: «Fondazione Enpam ha piena fiducia nell’evoluzione del giudizio contabile, anche considerando che l’atto si riferisce a una vicenda già archiviata dalla magistratura ordinaria, che ha escluso ogni ipotesi di responsabilità e di dolo. Il patrimonio dell’Enpam sotto la guida di Alberto Oliveti è più che raddoppiato, passando da 11,5 a 31,3 miliardi di euro, grazie alle riforme che hanno messo in sicurezza il sistema previdenziale e alla riforma degli investimenti, alla cui buona gestione si devono 9,5 miliardi di proventi lordi».

Le mosse della procura

La procura contabile si dice anche convinta del dolo, o dolo eventuale, perché le condotte di Oliveti sarebbero «tutte preordinate a determinare un personale ed illecito arricchimento del convenuto e il correlativo danno alla fondazione Enpam», sebbene in alternativa sia pronta a contestare la colpa grave. Se ne discuterà nell’udienza di settembre, sarà anche uno dei primi test dell’efficacia del controllo contabile dopo la riforma del 2026.

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