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Omicidio di San Stino, il 17enne nega il movente dell’eredità per l’uccisione di Chiara Guerra. Si ipotizza un rimprovero all’origine del delitto

19 Giugno 2026 - 18:20 Matteo Revellino
Chiara Guerra
Chiara Guerra
Il ragazzo, interrogato per un'ora e mezza, smentisce anche anche l'ipotesi della collutazione tra la vittima e l'assassino: la ferita riportata dal minorenne risale a un incidente della stessa mattina dell'omicidio
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È durato un’ora e mezza l’interrogatorio del 17enne di San Stino di Livenza che giovedì scorso nella tenuta di famiglia ha ucciso la zia Chiara Guerra, insegnante di 53 anni. Come riportato dal Corriere della Sera, il ragazzo avrebbe smentito il movente ipotizzato dagli inquirenti, quello dell’eredità. Lo conferma anche l’avvocato della famiglia della vittima, Luca Pavanetto: «Si sente parlare di questioni ereditarie che al momento non sembrano avere motivo di esistere né dignità giuridica, entrambi i genitori di Chiara sono ancora in vita e non vi è alcuna eredità di cui discutere. Riteniamo – prosegue la nota – che associare o ridurre la luminosa aura di Chiara e la sua dolorosa scomparsa a meri dissidi economici sia un ulteriore danno arrecato alla sua bellissima immagine»

Nessuna colluttazione

Smentita anche la violenta colluttazione tra zia e nipote che sarebbe avvenuta prima dell’accoltellamento. Secondo quanto riferito dal ragazzo durante l’interrogatorio, la ferita, riscontrata dai carabinieri dopo averlo fermato, è una frattura al metacarpo riportata probabilmente in un incidente avvenuto la mattina stessa del delitto. La tesi sembra essere confermata dal referto del pronto soccorso per il minore, in cui non figurerebbero ferite o graffi particolari sul resto del corpo. Nessuna colluttazione e nessun collegamento con l’eredità familiare. Rimane ignoto il motivo che ha spinto il 17enne a uccidere la zia. Probabilmente un riferimento ai nonni paterni, genitori della zia e del padre del ragazzo. Secondo l’ipotesi riportata dal Corriere della Sera, un rimprovero, probabilmente legato alla gestione dei due anziani coniugi, avrebbe acceso l’ira del giovane.

«Non vogliamo alcun processo mediatico»

Le indagini proseguono. Il fascicolo di Pordenone è aperto su eventuali responsabilità di altri nel delitto: non è escluso che il 17enne sia l’unico responsabile. La famiglia chiede riservatezza: «Non sarà permesso a nessuno di infierire, anche involontariamente, su ciò che rimane di più prezioso da tutelare per le vie assolute e cioè la memoria di Chiara, l’animo raro e gentile di una donna e insegnante stimata e amata da tutti. Non vogliamo una spettacolarizzazione della giustizia né alcun processo mediatico», ha sottolineato il legale della famiglia Guerra.

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