Alla scuola di Vannacci si imparerà a memoria l’inno di Mameli e si potrà lavorare a 14 anni. E, dice il generale a Open, «niente carriere alias»

«Voglio una neutra scuola concreta, pragmatica, efficiente ed efficace»: questo l’auspicio espresso dall’eurodeputato Roberto Vannacci intervenuto stamattina, 22 giugno, durante la conferenza sulla scuola che si è tenuta a Roma, nel Refettorio di Palazzo San Macuto, dal titolo Una nuova visione di scuola. Un’occasione per ribadire l’indirizzo di Futuro Nazionale e una nuova idea di scuola pubblica, libera dall’influenza dei “baroni rossi” e dall’indottrinamento di genere, ma anche più vicina al mondo del lavoro e a ciò che veramente richiede. A promuovere e moderare l’incontro, l’onorevole Fn, ex Lega, Rossano Sasso che ha promesso da settembre l’inizio della campagna “Italia agli italiani” nelle scuole.

Vannacci: «Voglio una scuola neutra, concreta, pragmatica, efficiente ed efficace»
«Ricordo una scuola dove non c’era una deriva ideologica e dogmatica. Una scuola neutra, concreta, pragmatica, efficiente ed efficace». Esordisce così l’onorevole Vannacci, che ricorda i tempi in cui, nonostante la storia venisse insegnata su testi curati da autori appartenenti alla sinistra, come il da lui citato Villari (il riferimenti è, probabilmente, al popolare manuale di storia per le scuole superiori curato da Rosario Villari, storico e per alcuni anni deputato del Pci) riusciva comunque a mantenere un approccio neutro e un confronto sano tra studenti e professori. Rivendica poi orgogliosamente la scelta di aver iscritto le due figlie, rispettivamente di 12 e 14 anni, alla scuola pubblica, che elogia per il suo lavoro. Nulla in contrario rispetto alla scuola privata o a quella parentale, chiarisce però: l’importante è garantire la «libertà di un genitore di poter scegliere» la soluzione migliore per i propri figli.
L’Inno di Mameli e il libretto del lavoro dai 14 anni in su
Vannacci sogna una scuola con classi distinte in base al merito e al profitto degli studenti, sul modello di molte nazioni europee, come Francia, Germania e Inghilterra. Auspica anche che si impari l’Inno di Mameli, che le figlie stesse non hanno studiato a scuola e che sfida chiunque in sala a cantare oltre la seconda strofa. E ricorda: il suo studio è «previsto da una legge del 2017». Una scuola che forma alla cittadinanza oltre, e insieme, a una famiglia che trasmette valori. E sottolinea il disallineamento tra scuola e mondo del lavoro: «Quasi tutte le imprese hanno un reparto formativo per colmate il gap formativo degli studenti».
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Dichiara così che nel corso dell’assemblea costituente di Futuro nazionale si è lavorato per prevedere la re-introduzione del libretto di lavoro già dai 14 anni: «Perché negare a un ragazzo di 14 anni di aiutare la propria famiglia in bottega», e aggiunge anche «le mie figlie potrebbero fare l’aiuto bagnino, un domani».
Le carriere Alias: «Sono un’assurdità»
La posizione dell’eurodeputato è molto netta rispetto alle questioni di genere affrontate all’interno della scuola, per le quali denuncia la «discriminazione dei guardiani della morale». Serve un approccio pragmatico alla disforia di genere, che abbandoni l’ideologia e il dogmastimo, smarcandosi dal «crogiolo dei bagni neutri, dalle sirenette o dalle lampade di Aladino nei bagni». E alla domanda posta da Open sulla sua posizione rispetto alle carriere Alias risponde deciso: «Sono un’assurdità semplicemente perché una persona è quello che è e la carriera alias, soprattutto se non è supportata da una decisione medica e da una decisione giudiziaria» rischia di permettere che «ognuno sceglie di essere quello che vuole».
Ribadisce anche il suo voto a Bruxelles contro l’inserimento del genere nelle carte d’identità: «Se la carta d’identità serve a riconoscere una persona anche dalle proprie caratteristiche fisiche, cosa c’entra il genere che non ha la possibilità di essere riconosciuto da un punto di vista biologico?». Stop quindi all’indottrinamento di genere e più supporto dalla struttura medica che è deputata a farlo. Infine, rivendica il ruolo e il dovere dei docenti: «Devono applicare le norme che sono già previste, che non sono quelle di applicare la carriera alias su richiesta della famiglia o dello studente. Ci sono delle norme precise che stabiliscono quelli che sono i criteri per poter applicare una fattispecie del genere».

La denuncia di Sasso ai “baroni rossi” nelle università
L’onorevole Sasso esordisce difendendo la categoria di docenti e dirigenti: «Una categoria vessata umiliata e villipesa». Critica poi la continua ingerenza della sinistra e dei suoi “baroni rossi”, che «formano il capitale umano che poi andrà a sua volta a insegnare nelle università». Il rischio è sempre quello di «strumentalizzare un discente anteponendo alla coscienza critica le idee del docente». Ma, tuona: «La cattedra non è il palco di una propaganda politica».
La critica al Ddl Valditara e ai fondi in sostegno all’Ucraina
Non tarda ad arrivare anche una denuncia all’attuale maggioranza sulla questione della disforia di genere: «È una patologia. Un professore non può in questo sostituirsi alla diagnosi». Un riferimento, quest’ultimo, che corre alle carriere alias, fermamente condannate da Futuro Nazionale. «Abbiamo provato a fare un intervento normativo nel ddl Valditara per regolamentarle», ma denuncia il «no» del ministro dell’Istruzione, che avrebbe chiesto di accantonare la questione perché «troppo divisiva».
Sasso denuncia: «Hanno espunto un paragrafo che diceva di attenersi alla normativa vigente». E promette: «Metteremo su dei gruppi di lavoro che aiuteranno i deputati Fn a pensare degli interventi normativi». Infine critica la scelta dell’esecutivo di destinare 13 miliardi di euro agli ucraini, per «una guerra non nostra»: «Sarebbe bastato un miliardo di euro» per la scuola.
La gogna mediatica sulla disforia di genere nelle scuole
Alla conferenza è intervenuta anche una docente, in rappresentanza, a suo dire, di tutti quelli come lei che hanno subito una «gogna mediatica» per la sua gestione di un caso di conflitto di genere all’interno della sua classe. Il suo nome è Alba Sannino, insegna al Liceo Aristofane, e racconta la sua storia con una studentessa che chiedeva di rivolgersi a lei con nome e pronomi maschili. La docente racconta così di essersi attenuta alla normativa vigente, mantenendo il nome femminile della ragazza e denuncia il fatto che la questione sia sfociata in una «campagna diffamatoria nata nella scuola»: «Sono stata l’unica a seguire la normativa vigente» e solo un’interrogazione parlamentare, promossa dall’onorevole Sasso, «in 48 ore mi ha ridato dignità».
Foto copertina: l’onorevole Roberto Vannacci fuori dalla conferenza “Una nuova visione di scuola”, 22 giugno, Roma © Roberta Brodini

