«I ritardi sono l’eccezione», Salvini rivendica i dati sui treni. Scoppia la bufera sui social: «Ha cambiato i parametri» – Il video
«Salvini non parla di treni, Salvini parla di immigrazione, del Ponte, del Milan…». Ora il vicepremier Matteo Salvini sceglie un video pubblicato sui social per rispondere a una delle critiche che gli vengono rivolte più spesso sul suo ruolo di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma il tentativo di rivendicare i risultati del suo dicastero finisce per alimentare una nuova ondata di contestazioni nei commenti, dove molti utenti mettono in dubbio soprattutto i dati sulla puntualità dei convogli.
I dati di Salvini
Nel filmato il vicepremier respinge l’accusa di occuparsi poco delle ferrovie. «Visto che faccio il vicepremier e sono anche segretario di un partito di governo è normale che mi debba occupare di tante cose. Comunque ok, parliamo giustamente di treni», dice. Salvini ricorda che «oggi in Italia nel giorno medio viaggiano circa 10mila treni al giorno, circa 2mila in più rispetto al 2022», e definisce il dato «un record assoluto».
«I ritardi sono l’eccezione, non la regola»
Il ministro affronta poi il tema dei ritardi, riconoscendo i disagi vissuti dai passeggeri ma sostenendo che «i ritardi sono l’eccezione, non la regola», citando i dati di Ferrovie dello Stato. «Si può fare di meglio? Assolutamente sì, è quello per cui stiamo lavorando», aggiunge. Salvini attribuisce parte dei problemi ai «sabotaggi e agli attentati provati», ma anche ai numerosi cantieri aperti sulla rete ferroviaria. «Stiamo investendo sulla rete ferroviaria italiana 25 miliardi di euro, una cifra che non ha precedenti», afferma, ricordando gli interventi per l’alta velocità e l’arrivo di nuovi treni destinati soprattutto alle linee regionali. Il video si chiude con una rivendicazione politica. «Non è vero che Salvini non parla di treni, anzi, la verità è che stiamo lavorando per farli andare meglio. Questi sono i fatti, questa è la verità. Agli altri lasciamo le polemiche e ciuff-ciuff», conclude.
Le polemiche: «Ma che criterio usi?»
Sotto al post, però, numerosi utenti contestano proprio il riferimento alla puntualità dei convogli. Tra i commenti più condivisi c’è chi sostiene che le statistiche sarebbero cambiate rispetto al passato «Certo, se cambi il criterio di ritardo a 60 minuti è normale che la percentuale scende», scrive un utente. Un altro rincara: «Bravo Matteo, hai detto un treno di cazzate. Se cambi il parametro del ritardo dai 15 ai 60 minuti per forza ci saranno meno ritardi». E ancora un altro: «Solo una domanda: si considera in ritardo un treno se arriva dopo quanti minuti? È lo stesso parametro degli scorsi anni? Perché mi sembra di aver sentito che prima si considerava in ritardo dopo 15 minuti e ora dopo 60».

