Il business degli studentati per i fuorisede: in 17 regioni sono più cari di una stanza in un appartamento

Una delle problematiche più grandi che affligge gli studenti fuorisede è la continua crescita dei prezzi degli studentati. Oramai sono veramente poche le città universitarie in cui il costo di una stanza singola sia sotto i 300 euro, il che costringe una buona parte degli studenti ad alloggiare in località più decentrate, dalle quali è più difficile raggiungere l’università.
I dati parlano chiaro e rendono bene l’dea del drastico aumento: tra marzo 2020 e marzo 2026, il portale immobiliare.it insights ha registrato un aumento del 39% del prezzo per gli affitti, nonostante il prezzo del mercato medio sembra rimasto contenuto. Questo fenomeno è una chiara conseguenza di due fattori principali: il rincaro dei prezzi in seguito alla pandemia; la crisi energetica e inflazione dovuti alla guerra in Ucraina, che ha messo ancora più a dura prova le economie europee.
L’inchiesta
Per rispondere a questo aumento di prezzi e soddisfare la richiesta di stanze degli studenti fuorisede, sono nati vari progetti di student housing che promuovono l’istituzione di studentati a prezzi contenuti. Questa iniziativa è finanziata con i soldi pubblici del PNRR, i cui progetti dovrebbero terminare questa estate. Ma – come racconta la puntata “ll lusso in una stanza” del podcast 630XL prodotto da Chora Media – la problematica principale che è emersa è che i prezzi calmierati delle stanze degli studentati sono comunque più alti rispetto al prezzo medio di una stanza sul mercato.
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Studentati e camere private a confronto
Confrontando i prezzi degli studentati finanziati con il PNRR con le quotazioni del portale Immobiliare.it Insights, emerge che in ben 17 regioni su 19 in cui sono presenti le strutture, una stanza singola “pubblica” costa in media più di una privata sul mercato libero. Se in Puglia una stanza PNRR costa il 50% in più rispetto alla media locale, il divario cresce nelle Marche (+71%), in Umbria (+76%), in Molise (+80%) e in Calabria (+88%). I picchi si registrano in Sicilia, dove le stanze costano il doppio, e in Basilicata, dove il prezzo arriva a due volte e mezzo la media del mercato ordinario.
Sono soltanto due le regioni in cui i prezzi di una stanza singola finanziata con soldi PNRR non sono superiori a quelli di una stanza singola normale: Lazio e Lombardia. Ma attenzione: questo non dipende da prezzi particolarmente bassi degli studentati finanziati dal PNRR, bensì dal costo già molto elevato delle stanze sul mercato privato. Di conseguenza, il confronto con i prezzi di mercato risulta più favorevole rispetto ad altre regioni.
I prezzi mensili
Se a Milano e Roma diversi studentati superano gli 800 euro al mese, i dati più critici arrivano dal Centro e dal Sud, territori storicamente più economici. Il podcast evidenzia tariffe da 722 euro mensili a L’Aquila e Catania, e 705 euro a Potenza. A questo si aggiunge un evidente paradosso nella distribuzione geografica dei fondi: a Cassino, polo universitario da 8mila iscritti, sono stati assegnati 571 posti letto, una cifra superiore all’intera città metropolitana di Bologna che, a fronte di 90mila studenti, ne riceverà soltanto 534.
Il business degli studentati
Prima dell’arrivo del PNRR c’erano soltanto 40mila posti letto pubblici a livello regionale messi a disposizione dalle varie agenzie per il diritto allo studio e dagli atenei, un numero estremamente inferiore rispetto a quelli necessari, considerando che in Italia si stima che gli studenti fuorisede siano all’incirca 900mila.
La riforma degli studentati, introdotta dalla Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, aveva come obiettivo di passare da 46mila a oltre 100mila posti disponibili. Per incentivare queste nuove costruzioni, nel 2021 il governo Draghi aveva alzato la quota del co-finanziamento da parte dello stato dal 50% al 75 per cento. Tuttavia, questo non è bastato a risolvere le problematiche legate alle tempistiche.
Per questo motivo, il Ministero ha deciso che non era necessario costruire e ristrutturare edifici da zero, ma che bastava acquisire la disponibilità di posti letto, ovvero trovare spazi utilizzabili dagli studenti senza costruire nuove residenze, ma comprando immobili e strutture adatti per renderli disponibili agli studenti. Questo implica che i fondi del PNRR non erano più rivolti esclusivamente al finanziamento di interventi edilizi classici (costruzione/acquisto/ristrutturazione di un immobile), ma anche di contratti di affitto a lungo termine.

