Ultime notizie Caldo recordGiorgia MeloniMaturitàMondiali 2026Temptation islandTrenitaliaVenezuela
ATTUALITÀBambiniGiovaniInchiestePiemonteTorino

Cade da un albero al centro estivo e si rompe le braccia, il giudice nega il risarcimento ai genitori del 13enne: «Impossibile una vigilanza continua»

27 Giugno 2026 - 22:52 Alba Romano
centro-estivo-rottura-braccia-risarcimento
centro-estivo-rottura-braccia-risarcimento
L'incidente, secondo il giudice, è stato causato da «un gesto improvviso e imprevedibile del ragazzo», tale da non consentire agli animatori di intervenire in tempo
Google Preferred Site

Un ragazzo di 13 anni si arrampica su un albero durante un campo estivo, cade e si frattura entrambi gli avambracci. I genitori chiedono il risarcimento dei danni all’associazione che organizzava le attività, ma il Tribunale di Taranto respinge la richiesta. L’incidente, secondo il giudice, è stato causato da «un gesto improvviso e imprevedibile del ragazzo», tale da non consentire agli animatori di intervenire in tempo.

La vicenda

La vicenda risale all’estate del 2021. Il tredicenne, residente a Torino e in vacanza a Grottaglie dai parenti, era stato iscritto a un centro estivo organizzato da un’associazione sportiva per trascorrere le mattinate insieme ad altri ragazzi tra giochi e attività all’aperto. Il 30 luglio, però, la giornata prende una piega drammatica. Mentre il gruppo è riunito insieme agli animatori per programmare le attività, il ragazzo si alza improvvisamente, corre verso un pino distante meno di otto metri, tenta di arrampicarsi e cade da un’altezza di circa tre metri. L’impatto gli provoca una frattura biossea a entrambi gli avambracci. Dopo i primi soccorsi viene accompagnato dagli zii in ospedale per le cure.

I genitori fanno causa

I genitori decidono quindi di citare in giudizio l’associazione e il suo rappresentante legale, chiedendo il risarcimento dei danni fisici e patrimoniali subiti dal figlio. L’organizzazione, invece, sostiene di aver adottato tutte le cautele necessarie e di non poter essere ritenuta responsabile dell’accaduto.

La decisione dei giudici

Con la sentenza depositata il 15 giugno, il Tribunale di Taranto ha dato ragione all’associazione. Il giudice ricorda che tra la famiglia e il centro estivo si instaura un rapporto contrattuale che impone agli organizzatori un preciso obbligo di vigilanza sui minori. Tuttavia, questo obbligo non comporta una sorveglianza continua e ininterrotta tale da impedire qualsiasi comportamento impulsivo. Determinanti sono state le testimonianze raccolte nel corso del processo.

Le testimonianze

Gli animatori hanno raccontato che il ragazzo, senza alcun preavviso, si è alzato di scatto e ha raggiunto l’albero nel giro di pochi secondi, senza lasciare il tempo materiale per essere fermato. È inoltre emerso che il tredicenne era il più grande del gruppo, aveva un carattere piuttosto introverso e tendeva a partecipare poco alle attività organizzate. L’unico testimone indicato dalla famiglia, lo zio del ragazzo, non ha potuto fornire elementi utili sulla dinamica dell’incidente, essendo arrivato sul posto solo dopo la caduta per accompagnare il nipote in ospedale.

Perché il tribunale ha dato torto ai genitori

Secondo il tribunale non era in corso alcuna attività particolarmente rischiosa che imponesse un livello di vigilanza superiore. Inoltre, l’età del ragazzo rappresenta un elemento decisivo: a tredici anni, osserva il giudice, un minore è normalmente in grado di comprendere il pericolo derivante dall’arrampicarsi su un albero e non può essere controllato fisicamente in ogni momento. La decisione richiama anche un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui gli organizzatori di attività educative possono essere esonerati da responsabilità quando dimostrano di aver predisposto tutte le misure di sicurezza ragionevolmente esigibili e che l’evento sia stato determinato da una condotta improvvisa e imprevedibile del minore. Per queste ragioni la domanda di risarcimento è stata respinta. I genitori del tredicenne, oltre a non ottenere alcun indennizzo, sono stati condannati a rimborsare all’associazione le spese legali del processo, quantificate in 4.500 euro, oltre Iva, contributi e altri oneri di legge.

Foto copertina: Pexels / Aleksandar Andreev

leggi anche