Sal Da Vinci e la strigliata a Vannacci: «Non può dirlo». La laurea e la lite con Cazzullo: «Mia madre pianse. Voleva incontrarmi, poi…»

Sal Da Vinci sulla politica italiana ha una certezza, un po’ furbetta: di sicuro a convincerlo di più oggi non sono gli uomini, ma le donne. Se la cava così il vincitore di Sanremo intervistato sul Messaggero da Andrea Scarpa che gli chiede chi gli piace di più come comunicatore politico tra l’ex generale, la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein: «Non sono un esperto – dice il cantante – ma al momento in politica trovo più interessanti le donne». Niente nomi da parte sua, se non uno: quello di Roberto Vannacci. Propio dal generale dato in grande ascesa nelle ultime settimane, Sal Da Vinci decide di prendere le distanze. Complice le dichiarazioni a Otto e mezzo su La7 dell’eurodeputato ex leghista sugli omosessuali che dovrebbero essere già soddisfatti perché possono curarsi negli ospedali e guidare. Sal Da Vinci sul tema dice chiaro e tondo: «Per quanto riguarda Vannacci non condivido nulla di quello che dice su tutto il mondo Lgbtq+. Nessuno può dire a una persona come amare o che il suo modo di amare è sbagliato. È una questione di pura libertà».
La polemica su De Gregori e gli artisti schierati
Ancora più diplomatico il cantante napoletano sulla polemica che ha travolto Francesco De Gregori, che aveva criticato quegli artisti che prendono posizioni su questioni politiche spesso da loro lontanissime. «Ognuno si esprime a modo suo – taglia corto Sal Da Vinci – la verità assoluta nessuno ce l’ha. Di sicuro gli artisti devono raccontare la vita, di cui fa parte anche la politica, che di per sé non è una cosa brutta».
Laurea honoris causa a Sal Da Vinci: il riconoscimento dopo il diploma a 40 anni
Il 30 giugno il Conservatorio statale Nicola Sala di Benevento conferirà al cantante la laurea honoris causa, con una motivazione che ne celebra «l’elevato valore artistico» del percorso e «la rara capacità di coniugare tradizione e innovazione» della canzone partenopea, proiettandola «verso linguaggi musicali contemporanei». Un traguardo per lui singolare, dopo aver iniziato a calcare le scene a soli 7 anni accanto al padre Mario, uno dei nomi storici della sceneggiata napoletana, e che il diploma all’Istituto Tecnico Aziendale lo ha preso solo a 40 anni, come ricorda lui stesso senza nascondere un po’ di imbarazzo: «Non mi faccia domande sulla scuola perché non ricordo niente». Sul riconoscimento dice: «L’esperienza maturata sul campo è il più grande insegnamento che ho ricevuto. Questa laurea credo che sia il giusto riconoscimento a mezzo secolo di fatiche. Per il resto, ci sono tanti laureati in armonia che non sanno scrivere neanche mezza canzone». Anticipa anche il messaggio della Lectio Magistralis: «Il fallimento è solo un incidente di percorso, non è la fine: è una ripartenza».
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Tornando alla vittoria sanremese con Per sempre sì, Da Vinci torna a derubricare a «incidente» le critiche piovute dal giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, che aveva definito il brano degno di un matrimonio di camorra, oltre che inferiore a Italia amore mio di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici. «Mi ha colpito solo perché mia madre quando l’ha saputo si è messa a piangere», racconta a Il Messaggero. Di certo però tra i due non c’è stata alcuna riappacificazione: «Attraverso alcune persone Cazzullo si è fatto vivo facendomi sapere che avrebbe voluto incontrarmi. Ma non mi ha mai chiamato. Onestamente, se avesse voluto davvero farlo, il mio numero di telefono l’avrebbe trovato in due secondi». Sul piano professionale, ammette di essersi reso conto del potenziale del pezzo a Milano, quando i discografici, racconta, «si sono messi a fare il trenino» dopo l’ascolto a tutto volume.
I prossimi progetti di Sal Da Vinci: libro, show Rai1, disco di Natale e Arena Flegrea
L’agenda dei prossimi mesi per Sal Da Vinci è fittissima. Al Messaggero il cantante conferma di aver accettato la scrittura di un libro autobiografico, su cui lavora «da qualche mese», una docu-serie in cantiere e uno show in due puntate in prima serata su Rai1 previsto per l’autunno, definito «un progetto sui sentimenti» tra intrattenimento, sociale e cultura, con tanto di provocazione: «Magari invito Cazzullo, perché no?». In parallelo prepara un disco natalizio in italiano, inglese e napoletano, frutto anche della sua doppia anima dopo essere nato a New York. Niente stadi per ora, però: «Me li hanno proposti, ma preferisco stare con i piedi per terra», dice, confermando un tour estivo nelle arene di sempre, con tre date a settembre, il 25, 26 e 27, all’Arena Flegrea di Napoli.

