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I marchi AIA e Gruppo Veronesi non distribuiscono carne di pollo vaccinata con mRNA

29 Giugno 2026 - 11:22 Juanne Pili
Il progetto pilota del Ministero contro l’aviaria esclude l'mRNA e coinvolge solo cinque allevamenti
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Diverse condivisioni su Instagram riportano una lista di marchi e prodotti alimentari a base di pollame riconducibili al Gruppo Veronesi, come quelli del noto marchio AIA. La narrazione invita gli utenti a «regolarsi come meglio credono» dopo aver appreso che si tratta di carni provenienti da animali «vaccinati con farmaci sperimentali autoreplicanti a mRNA».

Il testo virale

Le condivisioni in oggetto riportano la seguente didascalia: «Ecco le marche italiane che hanno accettato di produrre e distribuire prodotti con animali vaccinati con farmaci sperimentali autoreplicanti a mRNA.
Regolatevi come credete meglio».

Nessun filamento mRNA: cosa prevede il decreto ministeriale

Come già spiegato dal collega Michelangelo Coltelli per BUTAC, queste narrazioni hanno distorto un piano pilota del Ministero della Salute di vaccinazione contro l’influenza aviaria. L’iniziativa è limitata a cinque allevamenti nelle province di Verona e Mantova.

Il testo del dispositivo dirigenziale del Ministero, entrato in vigore il 5 maggio 2026, definisce con precisione i dettagli tecnici della profilassi, escludendo l’impiego di piattaforme a mRNA. Lo schema vaccinale prevede infatti due sole somministrazioni: la prima in incubatoio al primo giorno di vita con un vaccino ricombinante (vettore Herpesvirus del tacchino HVT che esprime il gene dell’emoagglutinina H5); la seconda (booster) tra i 30 e i 36 giorni con un vaccino inattivato a subunità, che contiene solo la proteina chiave esterna e non il virus intero.

I prodotti derivati da questi compensi e cinque stabilimenti, inoltre, sono soggetti a tracciabilità totale tramite ricetta elettronica veterinaria e destinati esclusivamente al mercato interno.

Conclusioni

I marchi della grande distribuzione avicola italiana non vendono prodotti derivati da volatili sottoposti a immunizzazioni sperimentali o a mRNA. L’allarmismo circolato sulle piattaforme social decontestualizza un protocollo scientifico mirato, che utilizza tecnologie veterinarie ordinarie e già ampiamente autorizzate per arginare la diffusione della variante H5 dell’influenza aviaria a tutela della salute pubblica e della filiera agroalimentare.

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