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Carburanti, stop al taglio delle accise. Il ministro Urso: «I prezzi calano da 20 giorni, pronti a intervenire se la crisi a Hormuz peggiora»

03 Luglio 2026 - 21:48 Cecilia Dardana
diesel benzina perché gasolio costa piu della verde
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Il ministro delle Imprese Adolfo Urso annuncia la decisione del governo di non rinnovare lo sconto fiscale sulla benzina, motivandola con il trend al ribasso dei listini internazionali. Resta però l'incognita geopolitica legata allo Stretto di Hormuz
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Niente proroga per lo sconto fiscale sui carburanti. Il governo ha deciso di non estendere il taglio delle accise su benzina e gasolio, una misura che era stata introdotta per calmierare i prezzi alla pompa durante i picchi a causa della crisi tra Stati Uniti e Iran. A dare l’annuncio ufficiale è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un incontro istituzionale tenutosi nella sede del Comune di Piombino, in provincia di Livorno. Dietro la scelta di Palazzo Chigi c’è un monitoraggio costante dei mercati energetici che, nelle ultime settimane, avrebbero dato segnali di stabilizzazione e di progressivo ripiegamento.

La motivazione del governo

Secondo il ministro Urso, l’intervento statale non è al momento necessario poiché la dinamica dei prezzi alla pompa si sta muovendo spontaneamente verso il basso, alleggerendo la pressione sulle tasche dei consumatori senza bisogno di un ulteriore sforzo da parte delle casse pubbliche. Il ministro ha spiegato la linea dell’esecutivo: «Abbiamo deciso di non prorogare il taglio delle accise, visto che da ormai oltre 20 giorni cala il costo dei carburanti»

L’incognita internazionale e lo spettro dello Stretto di Hormuz

La decisione del governo non è comunque suscettibile di modifiche. La stabilità dei prezzi dei carburanti in Italia resta strettamente legata ai delicati equilibri geopolitici internazionali e, in particolare, alle rotte commerciali del petrolio greggio. La preoccupazione principale riguarda la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, un canale strategico per il transito globale di greggio dove le tensioni rischiano ciclicamente di far schizzare i costi di approvvigionamento. Su questo punto, Urso ha tenuto a precisare che l’esecutivo è pronto a fare marcia indietro e varare nuovi scudi protettivi se la situazione dovesse precipitare: «Siamo sempre pronti a realizzare ulteriori misure ove il negoziato in corso non dovesse avere conseguenze positive anche per quanto riguarda la navigazione nello stretto di Hormuz, e quindi di conseguenza il rifornimento di carburanti con il calo delle prezzo nei mercati internazionali»

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