Scoppia la rivolta al carcere di Enna, detenuti spaccano le telecamere: cosa sta succedendo

Una rivolta è esplosa nel carcere di Enna, dove un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione dell’istituto, danneggiando le strutture e mettendo fuori uso le telecamere di sorveglianza. Secondo le prime ricostruzioni, la protesta sarebbe degenerata dopo giorni di tensione legati a un disservizio alle linee telefoniche causato dal maltempo. Un fulmine avrebbe, infatti, danneggiato le centraline, impedendo ai detenuti di contattare le famiglie.
Il guasto alle centraline: le cause della protesta
Il guasto causato dal maltempo era stato risolto nella mattinata, ma la situazione è precipitata comunque, fino all’occupazione di parte del penitenziario e agli atti di devastazione. Le forze dell’ordine stanno monitorando l’evoluzione della rivolta, mentre si valuta l’entità dei danni e le conseguenze disciplinari per i detenuti coinvolti. L’istituto, già considerato critico per condizioni strutturali e organizzative, è stato descritto come teatro di una situazione «gravissima» dalle rappresentanze sindacali della polizia penitenziaria.
«Da mesi denunciamo le gravi carenze»
Il presidente nazionale della Confederazione sindacati polizia penitenziaria, Mimmo Nicotra, denuncia da tempo la carenza di personale nel carcere in questione e la fragilità complessiva del sistema. «Da mesi denunciamo la grave carenza di personale nella casa circondariale Luigi Bodenza di Enna. Avevamo chiesto che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto», afferma. «La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane. 65 mila detenuti stoccati dentro istituti che sono vere e proprie polveriere. Ad Enna i detenuti, invece di essere sfollati, sono stati trasferiti in altre sezioni dello stesso istituto. Ora la situazione è gravissima», aggiunge.

