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Attentato a Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola indagato come presunto mandante della bomba

06 Luglio 2026 - 21:46 Cecilia Dardana
valter lavitola
valter lavitola
L'ex giornalista ed editore ha subìto una perquisizione da parte della Dda di Roma, che ha sequestrato pc e cellulare. Pochi giorni fa l'arresto dei quattro esecutori materiali dell'azione dinamitarda dello scorso ottobre
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Valter Lavitola sarebbe il presunto mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci avvenuto a Roma nell’ottobre scorso. L’imprenditore ed ex giornalista-editore, già coinvolto in passato in diverse vicende giudiziarie, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale antimafia capitolina, che lo considera la mente dietro l’azione intimidatoria ai danni del conduttore di Report.

La perquisizione e il sequestro dei dispositivi elettronici

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, su mandato dei magistrati della Dda, hanno eseguito una perquisizione mirata nei confronti di Lavitola. Nel corso delle operazioni, gli inquirenti hanno acquisito e posto sotto sequestro il telefono cellulare e il computer dell’imprenditore. I dispositivi elettronici verranno ora sottoposti a una approfondita analisi tecnica alla ricerca di messaggi, contatti o file utili a chiarire il movente dell’attacco, un tassello su cui la Procura sta ancora attivamente indagando per fare piena luce.

I quattro arrestati e l’aggravante del metodo mafioso

La svolta che ha portato al coinvolgimento di Lavitola segue di pochi giorni un altro importante passo della magistratura. Martedì scorso erano state infatti arrestate quattro persone, considerate dagli inquirenti gli esecutori materiali che hanno materialmente piazzato e fatto esplodere l’ordigno. Il procuratore capo Francesco Lo Voi, insieme ai sostituti Carlo Villani ed Edoardo De Santis, contesta ora a Lavitola e ai quattro arrestati i reati in concorso di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento. Capi d’accusa pesantissimi, blindati da una contestazione ulteriore che aggrava la posizione degli indagati: l’aver agito con il metodo mafioso.

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