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«Fossi stata di sinistra non sarei stata attaccata». Beatrice Venezi parla del caso Fenice: «Ecco chi mi ha distrutta e perché» – Il video

14 Luglio 2026 - 13:03 Anna Clarissa Mendi
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La direttrice d'orchestra è stata intervista da Hoara Borselli nel podcast "Sette Vite": «Pare che il comunicato del mio licenziamento sia partito dal ministero e non direttamente dalla Fenice»
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«Non tornerei ad Atreju», «il ministro Giuli non mi ha mai difesa» e «il sovrintendente non ha preparato il terreno per il mio arrivo, ma un contratto c’era eccome». Sono alcune delle dichiarazioni più dure rilasciate da Beatrice Venezi dopo il licenziamento dalla Fondazione Teatro La Fenice. La direttrice d’orchestra ne ha parlato nel podcast Sette Vite, condotto dalla giornalista vicina alla destra Hoara Borselli, nel quale ha ripercorso i mesi che hanno preceduto la rottura con il teatro veneziano, rivolgendo pesanti critiche ai vertici della Fondazione e al ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Le accuse di Beatrice Venezi ai vertici della Fenice

Ce n’è per tutti. La direttrice d’orchestra sostiene che la vicenda culminata con il suo licenziamento abbia assunto fin dall’inizio una chiara connotazione politica. «Se fossi stata di sinistra probabilmente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice», afferma, spiegando di essersi sentita «usata» dalla Fondazione, che avrebbe scelto di puntare su di lei come «volto nuovo», salvo poi non sostenerla quando sono iniziate le contestazioni interne.

Nel mirino di Venezi finisce anche il sovrintendente della Fenice, accusato di non aver favorito il suo inserimento all’interno del teatro. «Non è stato fatto nulla per preparare il terreno al mio arrivo, incontrando le varie componenti della Fenice. Non so se sia stata una scelta voluta, ma questa mancanza ha contribuito a trasformare tutto in una vicenda politica», sostiene.

La direttrice contesta inoltre la ricostruzione secondo cui il licenziamento sarebbe stato determinato esclusivamente dalle dichiarazioni rilasciate in un’intervista. «Quelle parole sono state solo il pretesto utilizzato per allontanarmi. Se fosse stato davvero quello il problema, mi sarei aspettata una telefonata per chiedermi una rettifica o un chiarimento. Invece nessuno mi ha mai contattata», dichiara. 

L’attacco al ministro della Cultura Alessandro Giuli

Poi è il turno del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Pur precisando di non avere prove, riferisce di aver appreso che il comunicato relativo al suo licenziamento «sarebbe partito dal ministero e non direttamente dalla Fenice». Un’ipotesi che collega anche alle sue prese di posizione a sostegno del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, sul tema del padiglione russo. «Quelle dichiarazioni possono non essere piaciute a Giuli», osserva, sottolineando di non aver ricevuto alcun sostegno istituzionale. «In sette mesi il ministro non ha detto una parola in mia difesa, non si è mai interessato a quello che stava accadendo a Venezia e non l’ho mai sentito».

Venezi racconta inoltre di non essersi dimessa prima perché, a suo dire, diverse figure istituzionali, tra cui il sindaco Luigi Brugnaro, le avrebbero chiesto di resistere. «Tutti mi dicevano di rimanere, salvo poi lasciarmi in mezzo al guado», afferma, spiegando anche di aver scelto di non rispondere alle telefonate di solidarietà ricevute dopo il licenziamento, ritenendole ormai tardive.

Il contratto con il Teatro La Fenice

La direttrice torna poi sulla controversia relativa al contratto, smentendo la versione del sovrintendente secondo cui non sarebbe mai stato formalmente sottoscritto. «Se non fosse esistito alcun contratto, sarebbe bastato salire sul palco e dire ai lavoratori che non se ne faceva più nulla. Invece la mia nomina è stata ratificata anche dal Consiglio di indirizzo. Su cosa, su un non contratto?», domanda.

«Ad Atreju? Non ci tornerei»

Per quanto riguarda la sua partecipazione ad Atreju, la manifestazione di FdI, Venezia è chiara: «Non ci tornerei». «Non solo ho dichiarato simpatia per la Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio e, onestamente, non risalirei sul palco di Atreju», dice la direttrice, aggiungendo anche che sconsiglierebbe ad altri di farlo «perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende».

Sul fronte legale, Venezi annuncia di aver affidato la propria tutela a tre avvocati, specializzati rispettivamente in diritto del lavoro, civile e penale. L’obiettivo è contestare non solo il licenziamento, ma anche quello che definisce un caso di «mobbing mediatico». «Ho raccolto una rassegna stampa di circa 2.000 pagine, con una media di 100 pagine al giorno di articoli per sette mesi. Mi sembra giusto che chi si è reso responsabile di certe condotte ne risponda, e questo vale anche per la politica», conclude.

Foto copertina: ANSA / CIRO FUSCO | La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi e Bianca Guaccero negli studi Rai di Napoli dove hanno registrato il programma “Viva Puccini” 2024

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