Venezi racconta la musica (e un po’ di sé) nel nuovo blog: «Chi guarda davvero nell’abisso, qualche volta, ci cade dentro»

«Ho aperto questo blog perché ci sono cose che non stanno in un post di Instagram e che nelle interviste non ti chiedono. Stanno in mezzo, in quel territorio che appartiene a chi scrive e a chi legge, senza mediatori». Con queste parole la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi inaugura il suo blog, uno spazio di riflessione personale per parlare del suo lavoro, ma anche di sé. «Io – scrive – faccio un mestiere strano: passo la vita in mezzo ai silenzi tra una nota e l’altra. È lì che succede tutto, in quegli intervalli minuscoli che il pubblico nemmeno sente».
Il sito: dal curriculum alle collaborazioni
Il blog si trova nel suo sito personale, dove è possibile trovare il suo curriculum, consultare l’elenco dei premi che ha vinto, leggere la sua rassegna stampa e scoprire le sue produzioni e le sue collaborazioni artistiche. Da qualche giorno, nel menù c’è anche il blog. Il primo post parla del teatro Colón di Buenos Aires. «Comincio dal Colón perché è il posto dove, in questi anni, ho sentito di essere esattamente dove dovevo essere». Non l’Italia, dunque, ma un luogo molto più lontano. «Ho incontrato orchestre dappertutto, con storie diverse, con abitudini diverse, con modi diversi di accoglierti o di metterti alla prova. Quello che ho trovato a Buenos Aires è una compagine che vive la musica, non l’abitudine alla musica; una differenza abissale, credetemi», scrive Venezi.
Tra musica e storia personale
Pur essendo molto riservata e preferendo parlare della musica, qua e là nel blog Venezi si racconta: «Non provengo da una famiglia di musicisti. Non ho avuto padrini. Ho avuto la musica, la testardaggine, e la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in quello che facevo prima ancora che lo credessi fino in fondo anch’io».
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Nel secondo post, racconta ai suoi lettori la storia di Robert Schumann e quella di Iannis Xenakis: come fanno i bravi narratori, Venezi parla di loro per parlare di noi: «Chi guarda davvero nell’abisso, qualche volta, ci cade dentro». La riflessione parte dal Festival EOLIè, isole che «sono una metafora che cammina», sono «superficie e abisso insieme, tenuti l’uno sopra l’altro, e il fatto che la vita continui qui sopra, serena, con le case bianche e le barche, non cancella affatto il fuoco che hanno sotto». Dopo una lunga considerazione che spazia tra filosofia e musica, Venezi conclude: «Pensandoci bene, su queste isole, mi sento esattamente nel posto giusto».

