Mondiali, Sánchez a New York per la finale: la tribuna «esplosiva» con Trump e il rischio beffa se vince la Spagna

Il premier spagnolo Pedro Sánchez volerà domenica negli Usa per la finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina. Lo ha annunciato il governo di Madrid. Sánchez si unirà quindi alla «super-spedizione» istituzionale che vedrà al MetLife Stadium di New York pure la famiglia reale di Spagna al gran completo: Re Felipe VI, la regina Letizia, la principessa Leonor e l’infanta Sofia. Non ci sarà invece il presidente argentino Javier Milei, che in un’intervista a La Derecha Radio ha detto che rispetterà per scaramanzia il protocollo delle partite precedenti: seguirà la finale dal palazzo presidenziale di Olivos insieme all’adorata sorella Karina, con indosso un giubbotto della compagnia petrolifera YPF (in Argentina è inverno e Milei dice di non usare il riscaldamento). A prendersi la scena allo stadio – sperando porti fortuna alla Roja – saranno dunque Sánchez e Re Felipe, che siederanno con ogni probabilità a fianco del presidente Usa Donald Trump e di quello Fifa Gianni Infantino. Una combinazione dagli esiti imprevedibili.
Trump-Sánchez, la rivalità e gli scontri
Se Infantino è l’organizzatore in capo, Trump è il padrone di casa, che negli ultimi mesi ha mostrato di credere molto nel progetto Mondiali. Nonostante lo smacco dell’eliminazione degli Usa agli ottavi, dunque, ci sarà anche lui in tribuna d’onore nella “sua” New York. Lo ha confermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. E dovrebbe essere lo stesso Trump, insieme ad Infantino, a premiare i vincitori che domenica sera alzeranno la Coppa, come anticipato nei giorni scorsi dal presidente Fifa. Che protocollo seguiranno gli organizzatori? Trump e Sánchez siederanno vicini in tribuna, magari frammezzati da Infantino? E che si diranno? È noto che i due sono agli antipodi politici – icone mondiali rispettivamente del nazional-populismo e della socialdemocrazia – e che la guerra Usa all’Iran ha fatto tracimare quella rivalità in aperto scontro politico-diplomatico. Madrid ha negato a Washington l’uso delle basi per attaccare l’Iran, indicando la via ad altri Paesi europei (Italia compresa). E l’anno scorso Sánchez aveva già sfidato Trump (e il fido Rutte) chiamandosi fuori dal patto Nato per aumentare le spese militari di ogni Paese membro sino al 5% del Pil.
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La tribuna d’onore della finale dei Mondiali
Peccati imperdonabili di lesa maestà per Trump, che negli ultimi mesi ha attaccato duramente a più riprese la Spagna per queste scelte. Ancora pochi giorni fa, al vertice Nato di Ankara, il presidente Usa aveva definito Madrid «un partner tremendo» e aveva ordinato al suo governo di bloccare ogni scambio commerciale con la Spagna (cosa impossibile essendo l’Ue a 27 il partner unitario con cui gli Usa s’interfacciano). A differenza di quanto fatto con l’ex alleata Giorgia Meloni però Trump non è mai sceso sul personale con Sánchez. Né viceversa. D’altra parte a dare «manforte» politico a Sánchez in tribuna d’onore sarà il sindaco di New York Zohran Mamdani. Resta il fatto che per The Donald terminare la Coppa del Mondo che ha tanto premuto per ospitare premiando la Nazionale di Sánchez sarebbe una beffa. La portavoce Leavitt s’è rifiutata di dire chi Trump tiferà tra Spagna e Argentina. Ma non è troppo difficile immaginarlo.

