Mondiali, l’ira di Londra sullo striscione sulle Falkland/Malvinas: «Intervenga la Fifa». Cosa rischia ora l’Argentina – Il video
E se l’Argentina si vedesse escludere alcuni dei suoi campioni dalla finale dei Mondiali contro la Spagna? Per ora è solo una suggestione, ma nel Regno Unito oggi sono in molti ad augurarselo. Perché mercoledì sera, dopo la vittoria in rimonta dell’Albiceleste sull’Inghilterra, sul campo di Atlanta è successo un «fattaccio» politico-sportivo: durante i festeggiamenti per la qualificazione alla finalissima dei Mondiali tra le mani dei giocatori è spuntato uno striscione di quelli che di solito si vedono sugli spalti. Il testo? Las Malvinas son Argentinas. Ossia la rivendicazione di sovranità sulle isole sperdute al largo della Terra del Fuoco controllate in realtà da secoli dal Regno Unito, che le chiama Falkland. Un minuscolo lembo di terra la cui importanza è più simbolica che reale, ma fortissima in Argentina. Fu quella molla patriottica, come noto, che ai Mondiali 1986 spinse Diego Armando Maradona a realizzare il gol più bello della sua carriera – mettendo a sedere mezza Inghilterra – e quello più discusso – la celebre mano de Dios. Mercoledì sera parte della Selecciòn ha voluto giocare sulla stessa potente molla durante e dopo la partita, ballando sotto gli spalti con quello striscione. E ora Londra chiede che intervenga la Fifa.
La protesta di Londra e le regole Fifa
«La Coppa del Mondo non sarà nostra, ma le isole Falkland certamente sì. Il nostro impegno su di esse non verrà mai meno», ha detto stamattina un portavoce di Downing Street, censurando lo striscione mostrato in campo dai giocatori argentini. Un fatto che per il governo britannico non può e non deve passare sotto silenzio. La Fifa deve ora valutare se i giocatori argentini abbiano infranto le regole mostrando in mondovisione quello slogan, è la linea di Londra. L’articolo 34.3 del regolamento dei Mondiali, d’altronde, parla chiaro. «È proibito mostrare messaggi o slogan politici, religiosi o personali di qualsiasi natura e in qualsiasi lingua in qualsiasi momento – prima delle partite, durante gli inni nazionali, durante e dopo la conclusione delle partite», intima il regolamento Fifa. Con Keir Starmer ai saluti – lunedì passerà ufficialmente la mano al nuovo leader del Labour Andy Burnham – Downing Street non ha voluto alzare in realtà troppo i toni, limitandosi a invocare verifiche da parte della Fifa. Ma il ministro dell’Economia Peter Kyle ha parlato per parte sua di «flagrante violazione» delle regole, e il leader dei Liberal Democratici Ed Davey ha chiesto ufficialmente che i giocatori argentini che tenevano lo striscione siano squalificati e dunque esclusi dalla finale con la Spagna in programma domenica sera a New York.
Il precedente del 2014: cosa rischia l’Argentina
Si tratterebbe di una decisione clamorosa sul piano sportivo, perché a passarsi di mano quello striscione, ballando e cantando ebbri di gioia sotto gli spalti, sono stati molti dei campioni che avevano appena portato l’Argentina in finale – compreso il capitano e trascinatore assoluto Leo Messi. Eppure per la Fifa – già nella bufera per aver annullato la squalifica di Folarin Belogun dopo presunte pressioni Usa – sarebbe davvero complicato, regolamento alla mano, far finta di nulla. Nella storia recente che riguarda l’Argentina, d’altra parte, un precedente c’è già. La Selecciòn di allora si fece fotografare in bella mostra con uno striscione identico – Las Malvinas son Argentinas – già prima di una partita internazionale (amichevole) contro la Slovenia nel 2014. Allora la Fifa intervenne e punì la Federcalcio di Buenos Aires con una multa da 30mila franchi svizzeri (circa 32.400 euro al cambio di oggi). Chi domenica sera alzerà la Coppa del Mondo, per raffronto, vincerà il premio record di 50 milioni di dollari. E anche se la Spagna dovesse avere la meglio, l’Argentina come seconda riceverebbe comunque 33 milioni di dollari. Abbastanza per sopportare agevolmente un’eventuale multa «dimostrativa» della Fifa.


