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Inghilterra-Argentina, la sfida che nel 1966 portò alla nascita dei cartellini

15 Luglio 2026 - 13:37 Matteo Revellino
Cartellino rosso Antonio Rattìn Inghilterra Argentina 1966
Cartellino rosso Antonio Rattìn Inghilterra Argentina 1966
Siamo abituati a vederli da sempre, ma furono introdotti nel Mondiale del 1970. Prima le espulsioni venivano comunicate a voce dall'arbitro, come nel caso di Antonio Ubaldo Rattìn
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Quando si pensa a Inghilterra-Argentina, la mente va subito al quarto di finale del 1986, quello della «Mano di Dio» e del «Gol del Secolo» di Diego Armando Maradona. Ma la rivalità tra queste due Nazionali, che stasera, 15 luglio, si affronteranno nella semifinale del Mondiale americano, affonda le sue radici almeno a vent’anni prima. È il 1966, la Coppa del Mondo ospitata dagli inglesi. Anche qui, come nel 1986, è un quarto di finale. Passerà alla storia non soltanto delle sfide tra Argentina e Inghilterra, ma «grazie» a Antonio Ubaldo Rattín (e a un semaforo) nel calcio furono introdotti i cartellini. Era il capitano e il 10 di quella Nazionale, ma non aveva alcuna caratteristica di chi veste quel numero di maglia. Anzi, era un centrocampista piuttosto ruvido. È morto recentemente all’età di 89 anni a Buenos Aires: l’Argentina l’ha ricordato indossando il lutto al braccio nel quarto di finale contro la Svizzera.

L’espulsione di Antonio Rattín

A Wembley si gioca il quarto di finale del Mondiale 1966 tra Argentina e Inghilterra. Siamo al 35esimo minuto del primo tempo. L’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein espelle Rattín, per una motivazione che ancora oggi rimane oscura. L’argentino non ha commesso alcun fallo ma, come si leggerà poi nel referto, viene allontanato dal campo per «atteggiamento ostile». Addirittura qualche giorno dopo, interrogato dalla commissione arbitrale, il direttore di gara affermerà di averlo espulso perché «non mi piaceva come mi guardava». C’è però un problema: nel 1966 non esistevano i cartellini. Le ammonizioni e le espulsioni venivano comunicate a voce dall’arbitro al giocatore. Ma Rattín e il direttore Kreitlein non si comprendono. L’argentino non sa una parola di tedesco, mentre l’arbitro non parla spagnolo.

La gara interrotta per dieci minuti: interviene la polizia

«Stavo solo cercando di mostrargli la fascia da capitano», dichiarò l’argentino al Los Angeles Times nel 1967. «Volevo fargli capire che era a me che doveva rivolgersi per parlare del rigore fischiato contro la nostra squadra. Ma prima che potessi fargli capire, mi ha espulso dalla partita». La gara viene quindi sospesa per dieci minuti. Rattín non vuole uscire dal campo e chiede un interprete per poter parlare con Kreitlein. Per fortuna in tribuna sta guardando la partita il capo degli arbitri, Kenneth George Aston, che sa parlare spagnolo e quindi risolve lo stallo. Rattín viene accompagnato fuori dal campo anche da due agenti di polizia. I tifosi inglesi iniziano a bersagliarlo con una pioggia di cioccolatini. L’argentino ne raccoglie uno, lo scarta e lo mangia, gettando poi l’involucro a terra. Subito dopo afferra la bandierina del calcio d’angolo raffigurante la Union Jack e la stropiccia: un gesto di aperta sfida all’Inghilterra.

La rissa del post-partita. Il ct inglese: «Banda di animali»

L’Inghilterra approfitta della superiorità numerica e vince 1 a 0. Al fischio finale le tensioni continuano. Si accende una rissa tra i calciatori inglesi e argentini. Il commissario tecnico dei Tre Leoni, Alf Ramsey, proibisce ai suoi giocatori di scambiare le maglie con quelli della Seleccion. Lo stesso ct chiamerà gli argentini «una banda di animali» in un’intervista post-partita. Per l’Argentina quella sconfitta passerà alla storia come «el robo del siglo», il furto del secolo. Nasce qui una rivalità che questa sera conoscerà il sesto atto ai Mondiali, il primo in una semifinale.

I cartellini introdotti grazie a un semaforo

Il parapiglia scatenato da Rattín è considerato uno dei casi che portò all’introduzione dei cartellini dal Mondiale successivo, quello del 1970. Il modo con cui il capo degli arbitri Aston arrivò a questa decisione è singolare. Era in macchina fermo al semaforo. Qui ci fu l’illuminazione: dotare il calcio di un linguaggio universale per comunicare ammonizioni e espulsioni, senza rischiare di incappare in problemi di comprensione come nel caso Rattín-Kreitlein. L’idea era la stessa del semaforo: il giallo come avvertimento, «vacci piano», il rosso come stop definitivo, «sei fuori».

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