
Lo show della finale
I nomi messi in campo dall’organizzazione statunitense sono naturalmente da capogiro: Post Malone, Jennifer Hudson che canta (benissimo) l’inno USA, Robbie Williams, Laura Pausini e Nicole Scherzinger, anche se su Desire, forse il peggior inno di un mondiale che la storia di questo sport ricordi. E poi, giunti all’halftime show, Madonna con Ronaldo e Ronaldinho, seppur con gli anni migliori del proprio fisico da atleti evidentemente alle spalle, e poi ancora i coreani BTS, Justin Bieber, Shakira con Burna Boy, i Coldplay, i Muppets, tutte icone assolute che rendono sbrilluccicante lo spettacolo. Però c’è un problema di contesto e liturgia, cosa che in Italia, Paese che non conosce liturgia più alta di una partita di pallone, è stata notata. Il calcio non è l’NBA, non si presta a 30 minuti di pausa per lasciar spazio al mero intrattenimento, non si presta a certe distrazioni, è una cosa che, è noto, prendiamo dannatamente sul serio. Quello sfavillio di star mentre tifosi direttamente interessati e appassionati di tutto il mondo stanno in ansia per un evento così importante, rompe un’atmosfera che vogliamo tesa e solenne. Quindi grazie per la sfilata, certi momenti sono stati certamente gradevoli, ma anche meno.