India, gli «scarafaggi» hanno vinto: così il Partito delle Blatte è riuscito a far dimettere il ministro dell’Istruzione

Ce l’hanno fatta. Gli scarafaggi della Gen Z, seguaci del Cockroach Janta Party (CJP) (letteralmente, il Partito del Popolo degli Scarafaggi) sono stati accontentati. Dopo mesi di proteste e scontri, il ministro dell’istruzione indiano, Dharmendra Pradhan, ha rassegnato le dimissioni. A richiederle sui social – a partire da Instagram – erano stati milioni di giovani studenti (ma non solo), mentre migliaia di manifestanti si sono radunati nelle ultime settimane in tutta l’India. L’accusa, quella di una responsabilità del ministro nella gestione del test NEET-UG, il più grande esame di accesso alle facoltà di medicina in tutta l’India, la cui fuga di notizie aveva portato all’annullamento dei risultati di 2,2 milioni di test e persino al suicidio di diversi giovani.
«Ce l’abbiamo fatta. Dharmendra Pradhan si è dimesso»
La notizia è arrivata in un caldo e umido primo pomeriggio indiano. La Corte Suprema, dopo l’incontro di ieri tra i portavoce del Cockroach Janta Party, Ashutosh Ranka e Saurav Das, e i ministri dell’Unione JP Nadda e Jitendra Singh, aveva concesso ancora un giorno di tempo al governo del BJP guidato da Narendra Modi, che aveva promesso una decisione entro sabato 25 luglio. Alla fine, la notizia è arrivata con una telefonata al leader del Cockroach Janta Party, Abhijeet Dipke: «Ce l’abbiamo fatta. Dharmendra Pradhan si è dimesso», ha urlato commosso, e fisicamente provato, alla folla che da giorni stazionava a Jantar Mantar, nel centro di Delhi. «Questa è una grande vittoria. Dimostra che il Paese è governato dalla Costituzione. Questo è solo l’inizio», ha poi affermato. Sulla sua mano si intravede ancora il dispositivo per la flebo, che lo ha aiutato in questi giorni di protesta.
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Il ricordo dei 20 studenti che si sono tolti la vita
Un momento dei festeggiamenti per le dimissioni del ministro ha riguardato anche chi, forse, questa vittoria l’avrebbe voluta più di tutti. Sono i giovani studenti, 20 quelli ricordati oggi, che si sono tolti la vita per la disperazione scaturita dall’annullamento dei risultati del test. Nel sub-continente più popoloso della Terra, infatti, il NEET-UG e il suo superamento rappresentano una vera scala di ascesa sociale ogni anno per milioni di studenti, che danno anima e corpo, spesso frequentando intensi, costosi e faticosissimi camp preparatori, pur di passare l’esame.

Cosa chiedevano gli studenti
Le richieste degli studenti, ma anche di persone di tutte le età seguaci del movimento che prende il nome di “scarafaggi”, dall’infelice appellativo riservato ai “giovani fannulloni che non studiano e protestano” nel corso di un suo discorso da parte del presidente della Corte Suprema dell’India, Surya Kant, avevano diversi obiettivi. Primo fra tutti, quello delle dimissioni del ministro dell’istruzione, considerato corresponsabile della cattiva gestione dei test NEET-UG. Ma anche un’indagine trasparente sulla presunta fuga di notizie, misure di sicurezza più rigorose per prevenirle in futuro e riforme strutturali del sistema di esami in India.
Si ferma la protesta a Delhi
Dopo le dimissioni del ministro, il portavoce del partito delle blatte ha dichiarato che la protesta a New Delhi terminerà. «Il Cockroach Janta Party sospende la sua mobilitazione nazionale con effetto immediato. Tutte le richieste del Cockroach Janta Party sono state accolte dal governo», si legge in un messaggio pubblicato su X. Nei giorni scorsi, gli scarafaggi avevano chiesto risarcimenti di 1 crore di rupie (quasi 100 mila euro) alle famiglie degli studenti morti per suicidio, nessun provvedimento punitivo contro gli studenti manifestanti e scuse pubbliche da parte della Rapid Action Force (RAF) e della polizia di Delhi per la gestione e il pestaggio dei manifestanti.
Le proteste degli ultimi giorni: la marcia Sansad Chalo
Si erano intensificate proprio negli ultimi giorni le proteste per le dimissioni del ministro dell’istruzione Dharmendra Pradhan, fino a tentare l’arrivo fuori dal Parlamento, con la marcia del 20 luglio “Sansad Chalo” (letteralmente, “Andiamo in Parlamento”). Nelle sue vicinanze, però, i manifestanti erano stati accolti a manganellate, alle quali avevano risposto con lanci di sassi contro le forze dell’ordine. Scontri che avevano portato al ferimento di 180 persone, tra cui 118 agenti delle forze dell’ordine e della sicurezza, e 60 manifestanti, ma anche al fermo di una settantina di loro. Da allora, il presidio è continuato, giorno e notte, nel vicino quartiere di Jantar Mantar, con il supporto di figure di spicco della politica indiana, come il leader del Congress, il principale partito all’opposizione, Rahul Gandhi.
L’inizio del movimento
Circolava già dal 3 maggio, data dell’esame, la notizia che i risultati del test NEET 2026, il più grande esame di accesso alle facoltà di medicina in India al quale quest’anno partecipavano 2,2 milioni di candidati, sarebbero stati annullati. La ragione risiedeva in una massiccia fuga di notizie, che avrebbe del tutto compromesso l’effettiva validità degli esiti. Non era certo la prima volta che l’esame veniva annullato: era successo anche nel 2024, quando 1.563 studenti avevano dovuto ripeterlo.
Questa è stata invece la prima volta nella storia in cui tutti i risultati sono stati in massa annullati. Da quel 12 maggio, data di ufficiale cancellazione del test, il leader del partito degli scarafaggi, il giovane Abhijeet Dipke, che dal 2003 viveva negli Stati Uniti, aveva lanciato il suo movimento sui social, raccogliendo in pochi giorni più di 20 milioni di adesioni su Instagram. Una lotta che è proseguita fino al suo ritorno in patria, il 6 giugno, per guidare personalmente la protesta.
La lettera del ministro dell’istruzione Dharmendra Pradhan
«Fin dal primo giorno, mi sono assunto la responsabilità di questa situazione e non mi sono mai tirato indietro» si legge all’interno della lettera di dimissioni diffusa dall’ormai ex ministro dell’istruzione Dharmendra Pradhan. Che continua: «Per garantire che elementi antinazionali non traggano vantaggio dalla situazione a Jantar Mantar e in tutto il paese, che la nazione rimanga unita, che gli studenti in India non si trovino invischiati in complicazioni legali e possano concentrarsi sui loro studi e sulla loro carriera, ho presentato le mie dimissioni al Primo Ministro».

