Le mantidi giganti asiatiche sono già nei giardini italiani. Il nemico naturale? I gatti domestici

Due specie di mantidi giganti asiatiche presenti in Europa, Hierodula tenuidentata e Hierodula patellifera, sono state ufficialmente classificate come specie aliene invasive. Lo stabilisce uno studio pubblicato sul Journal of Orthoptera Research il 9 febbraio 2026, condotto da Roberto Battiston del Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Vicenza. Secondo i ricercatori, il riscaldamento climatico sta accelerando la loro espansione verso nord, e le popolazioni nelle aree mediterranee e continentali sono cresciute in modo significativo negli ultimi anni.
Le due specie sono fisicamente più grandi della mantide europea comune (Mantis religiosa), si riproducono quasi al doppio della velocità e si stanno insediando stabilmente in parchi e giardini di Italia, Spagna, Portogallo e Francia. La loro presenza in Europa è nota da circa un decennio, ma il riconoscimento formale come invasive arriva solo ora, con le prime prove documentate dei danni agli ecosistemi locali.

Cosa le rende così adattabili
Entrambe le specie sono predatori generalisti, grandi e altamente adattabili. Trascorrono buona parte del tempo tra rami e arbusti, sono difficili da avvistare e si nutrono di un’ampia varietà di prede. Il fattore che più preoccupa i ricercatori è però la capacità riproduttiva. Ogni ooteca, il caso d’uova brunastro e spugnoso che le femmine depositano sui rami, può contenere in media circa 200 neanidi, quasi il doppio rispetto alla mantide europea.
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A questo si aggiunge un secondo vantaggio competitivo. I giovani di Hierodula sono meno inclini al cannibalismo reciproco rispetto alle larve di Mantis religiosa, il che significa che una percentuale molto più alta sopravvive fino all’età adulta. Il risultato è una crescita demografica rapida che le popolazioni native non riescono a compensare.
I danni alla biodiversità europea
Lo studio documenta una serie di impatti diretti sugli ecosistemi europei. Le femmine invasive attraggono i maschi della mantide europea, che tentano di accoppiarsi ma vengono predati, sottraendo individui riproduttivi alla specie nativa. Le specie asiatiche predano anche impollinatori importanti come api e bombi, oltre a piccoli vertebrati protetti tra cui rane arboricole e lucertole.

Battiston segnala che il rischio è particolarmente elevato sulle isole del Mediterraneo, dove molte specie di invertebrati e vertebrati sono endemiche e non hanno alternative di fuga territoriale. Qui la perdita anche di pochi individui può avere conseguenze sproporzionate sulla biodiversità locale.
Il ruolo del clima e delle città
Il cambiamento climatico è identificato come il principale motore dell’espansione. Temperature più miti nelle stagioni di transizione allungano la finestra di attività delle mantidi, consentendo loro di sopravvivere e riprodursi in aree un tempo troppo fredde.
C’è poi un secondo fattore. Le città fungono da amplificatori termici, dove le isole di calore urbane mantengono temperature notturne più alte rispetto alle campagne circostanti, permettendo alle specie asiatiche di restare attive più a lungo durante le stagioni fredde e di colonizzare aree urbane e periurbane che la mantide europea ha in parte già abbandonato.
Lo studio rileva anche che le strutture artificiali pensate per favorire la biodiversità, come gli “insect hotel” sempre più diffusi in parchi e giardini, vengono usate dalle mantidi invasive come siti di caccia ad alta densità di prede.
I predatori naturali: i gatti domestici
Un dettaglio curioso emerso dalla ricerca riguarda i predatori naturali. I gatti domestici sono risultati i principali vertebrati predatori delle mantidi invasive, responsabili del 45% degli eventi di predazione documentati. Un contributo non trascurabile, anche se i ricercatori avvertono che i gatti non distinguono tra specie invasive e native e continuano a rappresentare una pressione aggiuntiva sulla mantide europea.
Foto di copertina: Patrizia Ruggeri.

