L’abbraccio con Vialli, la fuga araba e il pentimento. Riecco Roberto Mancini, i gol e le panchine: chi è il “nuovo” ct nella Nazionale grande amico di Malagò

Sperava in una seconda possibilità, dopo l’addio improvviso nell’agosto 2023, direzione Arabia Saudita. Roberto Mancini si era pentito: «Tornassi indietro non darei l’addio alla Nazionale, mi sono pentito. Tornassi indietro resterei». D’altronde, ci sono delle immagini che rimangono nella memoria collettiva: 11 luglio 2021, Wembley. Donnarumma para il rigore decisivo per la vittoria degli Europei. Mancini si lascia andare in un lunghissimo abbraccio con il suo amico fraterno Gianluca Vialli, ritrovato in Nazionale dopo i tempi magici alla Sampdoria. Una diapositiva scolpita nella mente di tutti gli italiani che quella sera erano davanti al televisore. Mancini ci aveva riportati dove l’Italia meritava, in cima. Poi però è stato anche il commissario tecnico dell’eliminazione contro la Macedonia del Nord e della fuga per i soldi arabi. Di domani non c’è certezza, scriveva Lorenzo de’ Medici, men che meno per la Nazionale italiana. Una sola, da oggi, c’è: si riparte da Mancini.
L’amicizia con Giovanni Malagò
La vita può dare delle seconde possibilità. Spesso sono gli amici a tenderti la mano nel momento del bisogno. È esattamente quello che è successo a Mancini che ha beneficiato del legame amicale che lo lega al presidente federale Giovanni Malagò. Appena cinque giorni prima della sua chiamata, mentre la caccia al nuovo commissario tecnico stava per vivere le sue ore più calde, il numero uno della Figc e Mancini sono scesi in campo insieme nella Coppa Canottieri Over 60, torneo di calcio a cinque. Palo per il presidente, cinque gol per il Mancio: vittoria dell’Aniene Aniene per 8-3 per la contro Canottieri Lazio di Bruno Giordano. A fine gara, sorrisi a pieni denti e foto di rito con il trofeo. «Io in coppia con il Mancio? Lo siamo in attacco e nella vita, a prescindere da tutto», aveva chiosato Malagò prima del match. Sarà così in Nazionale, anche per la fortuna del Circolo Aniene che ha rischiato di vedere spezzata un’amicizia e, allo stesso tempo, la sua coppia d’attacco. In realtà in azzurro sarà un tridente, insieme al neo direttore tecnico Claudio Ranieri.
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Il simbolo della Sampdoria da calciatore
Il progetto del trio Malagò-Ranieri-Mancini è chiaro: lavorare sui giovani talenti. E forse non c’è figura migliore del “nuovo” ct per parlare ai ragazzi che si affacciano in Nazionale. Il Mancio esordisce neanche a 17 anni in Serie A, con la maglia del Bologna. Aveva 16 anni, 10 mesi e 7 giorni. Se pensi a Mancini però ti viene in mente la maglia blucerchiata della Sampdoria. Genova diventa una seconda casa, ci trascorre 15 stagioni, tra cui quella magica del 1990/91, culminata con lo scudetto. Proprio all’ombra della Lanterna incontra quello che diventerà un amico per la vita, quasi un fratello: Gianluca Vialli. Alla Samp è ancora primatista di presenze, 567, e di reti, 171. Poi passa alla Lazio, dove vince un altro scudetto e due coppe europee, prima di volare al Leicester.
I successi con Inter e Manchester City come allenatore
È alla Lazio che Mancini muove i primi passi da allenatore, come vice di Sven-Goran Erikson. Nel 2001, poco dopo il ritiro, arriva il primo incarico alla Fiorentina dove vincerà il primo trofeo da allenatore, la Coppa Italia. Dopo una parentesi di due anni alla Lazio, arriva la grande occasione all’Inter. Sono gli anni di Calciopoli e Mancini vince tre scudetti consecutivi tra il 2005/2006 e il 2007/2008. Poi arriva la chiamata dal Manchester City, appena passato nelle mani degli emiri e non ancora la superpotenza calcistica che è oggi. È proprio Mancini a contribuire a costruire quello status, grazie alla Premier League vinta contro il Manchester United, grazie a una doppietta di Aguero negli istanti finali dell’ultima giornata. Il palmares di Mancini si arricchisce ulteriormente grazie alle esperienze con Zenit e Galatasaray, intervallate da un ritorno incolore all’Inter. Da tecnico il Mancio ha messo in bacheca 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, 3 scudetti con l’Inter, 1 scudetto, 1 FA Cup e 1 Community Shield alla guida del Manchester City e 1 Coppa di Turchia con il Galatasaray.
La vittoria a Euro 2020, poi l’addio nel 2023: la carriera in Nazionale
Il Mancio potrà riprendere il conteggio dalle 58 presenze in panchina con gli Azzurri, tra cui il cammino trionfale a Euro 2020. Il calcio italiano, dopo la mancata partecipazione al Mondiale nel 2018 era sembrato definitivamente risorto, ma l’incubo si sarebbe ripetuto qualche mese dopo contro la Macedonia del Nord. Ad agosto 2023 la scelta improvvisa di Mancini di abbandonare la Nazionale, per fuggire verso i soldi dell’Arabia Saudita, che nel frattempo gli aveva promesso un ingaggio da 25 milioni di euro annui. Un fulmine a ciel sereno per la Federazione, comunicato attraverso una Pec. L’allora ct aveva pure assunto un ruolo di coordinamento dell’Under 21 e Under 20. Tradotto: l’idea era quella di omologare il più possibile le modalità di gioco di tutte le nazionali, dai giovani ai professionisti. Mancini sarebbe stata la figura chiave di questo processo. L’addio all’Italia era stato visto come un tradimento. Ecco perché non poche figure di rilievo del nostro calcio sono apparrse restie ad affidare la panchina azzurra nuovamente all’ex talento di Sampdoria e Lazio. Mancini ha manifestato a più riprese la voglia di tornare, anche per cancellare quell’episodio. Malagò gli ha dato questa opportunità.
Malagò: «Mancini è la persona giusta»
Mancini era il nome preferito del presidente federale Malagò, prima ancora dell’investitura come presidente federale. Probabilmente un contatto tra i due c’era già stato prima delle elezioni, ma l’ex tecnico di Inter e Manchester City si era allontanato dalla panchina azzurra dopo la nomina di Paolo Maldini e Leonardo. Ma quando Malagò ha avuto l’occasione, dopo le dimissioni del tandem ex Milan, ecco che Mancini è di nuovo balzato in testa nelle preferenze. Ho ritenuto che Mancini fosse la persona giusta per diventare il ct della Nazionale», ha spiegato chiaramente Malagò, che si assume «tutta la responsabilità delle valutazioni». Tra gli elementi considerati, c’è anche l’addio improvviso di Mancini nel 2023, direzione Arabia Saudita. «Le scuse fatte da Roberto sono state importanti», ha chiarito. Prevista per domani, 29 luglio, la conferenza stampa del prossimo ct, insieme al nuovo direttore tecnico Claudio Ranieri, che con Malagò ha condiviso la scelta dell’allenatore.

